lunedì 27 aprile 2015

#Santigabbatipassatalafesta.

La città è in fermento per l'esposizione. 
Non starò qui a cercare di capire cosa esporremo davvero ne a criticare la frenesia che le date epocali suscitano, ne canzonerò l'euforia che precede  tutte le apparenze di civiltà viste finora.
Milano sembra una signora trascurata, che ancora bendata dopo un frettoloso lifting, compila gia una lista di invitati per essere contemplata nella sua nuova freschezza!
Si sa però, che sebbene una festa sia sempre una festa, gli invitati hanno la caratteristica di essere lusinghieri davanti e feroci dietro. Piu gli invitanti sono numerosi, più lusinghe e critiche aumentano fino a creare un tale coro di bene e male da rendere la festa un successo.
Oltretutto il diritto di opinione tanto caro alla nostra "social society" garantisce a delatori e promotori eguale rilevanza e questo di fatto è un ottimo sistema di copertura per tutti.
La signora liftata potrà affrontare le critiche, dicendo quanto sia necessario essere "invitanti e seducenti" oggi, con la concorrenza di altre capitali giovani e smaniose di farsi notare e i successi che le verranno attribuiti, dicendo che le è bastato solo un po di trucco dal momento che è sempre stata attenta a mantenersi.
Il suo lifting è stato, come ogni pratica chirurgica, curato con attenzione sul piano teorico, programmato e studiato con intere equipe di esperti in refreshing ma in troppi, volendone il merito, hanno cercato di parteciparvi materialmente. A tal punto che le deve essere costato piu del necessario e sono davvero curioso di vedere se le cicatrici che ognuno le ha lasciato saranno poi tanto invisibili.
E' ancora bendata e a vederla bene non sembra pronta ad essere perfetta in soli cinque giorni ma santo cielo la festa che ha organizzato sara sufficiente a distrarre tutti dallo spesso strato di cerone  necessario.  
Indosserà un completo non appariscente perchè non è più la signora "sforzesca" e sfarzosa. Una tonalià di rosso è stata scelta, ma di quel rosso non troppo audace perché in fondo il rosso "popolo" non le piace davvero e lei lo sa...ma in fondo chi farà caso davvero ad una "sfumatora di rosso" ora che va di moda il Grigio?

E poi c'è il cibo. Che festa vuoi fare senza cibo a volontà. Certo quotidianamente la signora non ama neanche quello ...fa ingrassare...è pieno di antibiotici e modificato a tal punto da avere come lei  l'aspetto di  un germoglio fresco e vigoroso ..ma privo di ogni originale contenuto.
Tuttavia, il cibo è il nuovo fronte di una pornografia moderna e talmente innocua da poter raggiungere facilmente chiunque. Come il porno promette la soddisfazione di ogni desiderio,  propone for me innaturali nella loro abbondanza come i seni delle playmate,  placa ogni forma di rivolta e riempie i vuoti  profondi più velocemente di ogni realtà.  Per diffondere questa gioia  del cibo ha opportunamente disseminato orticelli in tutto il centro città dove chiunque può provare la gioia di una  "crescita" che non sia quella della tintura o del Paese.
Per questo la signora mangia poco e beve troppo..avidamente ..perché lo sforzo di questo impegno le toglie l'appetito. Appetito che si sa, vien mangiando...come infatti hanno mangiato in molti durante questi preparativi.
Beh in fondo anche i supermercati mettono in conto una percentuale di merce rubata nei loro acquisti e non si può pretendere di controllare proprio tutti di fronte all'entusiasmo di una esposizione al centro della quale l'appetito è fondamentale.

Per il servizio ha chiamato a raccolta ogni risorsa. Avete idea di quante "serve"occorrono per un banchetto di tali proporzioni? Ovviamente devono essere giovani e solerti perché una sola cameriera immusonita o lenta può spandere disagio nell'arco di chilometri....ma certo quanto è difficile oggi trovare una domestica scattante e  "disponibile"? 
Nonostante abbia con questa grande festa offerto lavoro a iosa pensate, c'è chi dice che non è pagato  abbastanza invece di gioire della nuova opportunità di partecipare alla sua gioia, ma lei è cosciente  che non c'è bene fattibile senza una dose di ingratitudine da sopportare e sorridente propone un nuovo ashtag: #vaiafardelbeneaipoveri!
D'altra parte il fatto che le cameriere siano laureate e in cerca di un futuro non le sembra un buon motivo per rifiutare: cosa c'è di più elegante di una cameriera colta? Un disoccupato dottore in fisica non è sempre un disoccupato in fondo? 
Anche lei ha smesso di usare le pelliccie che possiede ma  come dice un suo amico: suvvia bisogna pur essere flessibili no?

L'esigenza di stupire il mondo che sembra affligerla in questi giorni l'ha spinta a considerazioni assai importanti circa la varietà razziale e l'importanza di accogliere le differenze  così ogni invitato di ogni nazionalità ospite avrà un suo appartamentino nel giardino che lei ha designato per il grande evento, espropriando quà e la come ne suo diritto. Purtroppo i muratori sono come le cameriere e pur precettandoli non sono stati in grado di accontentarla! Ma perché nessuno la capisce? Così alcuni invitati dovranno coabitare all'interno dello stesso spazio ma suvvia che cos'è una festa se non condivisione?
Ha consultato grandi artisti e architetti mondiali (quelli lautamente pagati ma per via di lauree ben più importanti di quelle dei nostri giovani)per concepire ogni genere di decoro e complemento compreso un albero della vita che onestamente mi pare un tantino eccessivo. D'accordo ringiovanirsi ma non spererà mica con un lifting  di essere diventata la prima donna del Giardino? 
Proprio in questi giorni si sta decidendo per il ruolo della mela e del Serpente....se non fosse che alcuni serpenti sono stati fermati dalla dogana in quanto nessuno li aveva avvertiti che non avrebbero popolato l'albero della vita ma sarebbero stati cibo!
E in quanto alle mele rosse, ebbene, i russi non hanno dato il loro benestare perchè la coltivazione intensiva di questi frutti di cui vanno ghiotti e che vengono prodotti in zone italiane proprio per loro su terreni esausti ....per l'appunto sono esauste! 
Il servizio di trasporto è stato accellerato e potenziato a tal punto che gli ospiti sono attesi persino dal cielo o piu probabilmente dovremo dire "meglio se dal cielo" dato il casino di cantieri e linee metropolitane con fermate non ancora pronte ma con tutti i binari eh? 
A nulla sono valse le lamentele di Manzoni per il fracasso di fronte al Cimitero Monumentale ...la Signora Milano astuta negoziatrice pare avergli promesso una fermata della linea 4 proprio in quel ramo del Lago di Como e bona..
Solo cinque giorni e via le bende e i punti dal suo viso e dai cantieri...ci pensate? Non so davvero quali augurarmi che tengano di più... perché in un caso le cadrebbe la faccia ma nell'altro non avrebbe più una da metterci.

Le feste in grande sono insidiose e sotto le apparenze casuali e rilassate necessitano di ferrei controlli e di minacce più simili alla guerra fredda che alla gaia eccitazione che si respira ovunque.
C'è la crisi eppure la signora ha usato tutti i suoi risparmi (e forse non soloi suoi )per regalarci questo enorme abbraccio universale e quindi dovremo essere felici e paganti tutti in fila a vederla raggiante! L'ha fatto per noi in fondo che da questa sua grande gioia avremo ogni ben di Dio disponibile e milioni di persone in giro a provare le nostre eccellenze e a rimpolpare le casse delle nostre piccole attività! Corre voce di calzolai che hanno fatto accaparramenti di tacchi di gomma in vista di tutto il camminare che i visitatori faranno! E poi si dice che Milano non pensa agli artigiani!
Un crocevia mondiale di popoli e razze e fedi tutti uniti e insieme in un paradisiaco magna magna senza simboli di divisione come crocefissi o bandiere (no le bandiere ci sono sennò gli austriaci e i tedeschi si offendono) dove tutti uniti dal motto Il cibo è vita si spiegherà come mai si muore di fame in Africa o perché le case popolari in stile liberty sono vuote e sfitte da decenni e altre amenità del genere.
Saranno accolte tutte le famiglie del mondo tranne quelle gay che parteciperanno come singoli per delicatezza nei confronti delle altre culture e del Padiglione Vaticano il quale offrirà a tutti loro di ritrovare la retta via partecipando a qualche bella riunione, magari nei palazzi della Regione sul tema della Famiglia.
Ci saranno controlli per la sicurezza gentilmente offerti da società che hanno già ampiamente dimostrato efficienza e competitività nel settore sicurezza ai Tribunali, piste ciclabili da congiungere manualmente come i puntini dell'enigmistica per i più salutisti (perché corpo sano vuole mente sveglia) e i disabili saranno accolti come portatori di differenza a patto che riescano a venir giù dalle case senza ascensore, a non farsi investire dai ciclisti e a raggiungere la festa muniti di accompagnatori e non di "accompagnamento".
Ci sarà anche un grande amico della Festeggiata, il suo Sindaco che dopo aver annunciato che non si ricandiderà nonostante tutto l'amore di cui è circondato  ci ha davvero spezzato il cuore...
Manca qualcosa?
Ah certo il buongusto.... ma del resto chi sono io per parlare di una festa a cui non sono stato invitato?
Semplice, io sono quello che laverà i piatti fiscali che si accumuleranno e come tale sarò colui che  si farà l'idea più realistica della festa appena passata. Io sono artigiano. 
#santigabbatipassatalafesta. 



mercoledì 14 gennaio 2015

Io ho Paura.




Eccomi qui a dire qualcosa. A chiedermi come dirlo, senza incorrere nella corrente di questo o quello, del pro o contro ma più che altro come farlo  senza essere solo parlante. 
Ho riflettuto in questi giorni su come la connessione che tutti abbiamo accettato ci colleghi ci abbia reso parlanti prima di tutto. Come lo stile dei confronti tv abbia giustificato un solo modo di esporsi: quello  caotico. 
Lo spirito "di pancia" che piaceva tanto nei reality ha lasciato i confini di un isola e ci ha reso tutti famosi, tutti chiamati ad un confessionale on line nel quale fare la nostra nomination. Chi vuoi che vinca? Chi vuoi eliminare?
L'elogio del vincitore ha creato la figura del perdente come la luce piena genera l'ombra più densa, giustificando la vittoria con ogni genere di ambiguità e falsità possibile. Tutti contro tutti. Io vinco tu perdi.
Eccomi ed eccoci dunque nel più grande reality che l'umanità chiama storia ad usare le stesse modalità "vincenti" quali: propaganda opportunistica, negoziazione fasulla, dietrologia, scaricabarile, etichette come giusto e sbagliato e affini.
Ad includere i concorrenti nel mondo per un gioco all'esclusione, dove il giusto e lo sbagliato non hanno nessuna umanità.
Libertà di espressione a pieno regime il nuovo vessillo di tutti, compreso me che credo di "dover dire" qualcosa come un oratore ad una platea sempre gremita.
La rete ha illuso anche me di avere un pubblico a cui fare proclami o "considerazioni" che gli siano utili mentre il quotidiano mi insegna l'esatto contrario e cioè che la mia opinione, non solo non è influente, ma nemmeno sufficiente a intrattenere l'interesse di un vicino o di un amico per più di un minuto.
Un minuto è il tempo limite che hai per dire qualcosa prima di venire interrotto sovrastato e talvolta fagocitato fino al silenzio smarrito dal "qualcosa" degli altri.
Per questo la rete è così amata: poiché prima che tu posti o pubblichi puoi parlare o scrivere senza interruzione. Considerando te stesso su un pulpito.
Lo faccio io come l'Imam di turno o il sacerdote o il politico  la casalinga..
Dov'è finito l'ascolto? 
Pare relegato a coloro che cercano dottrina, dogmi e appartenenze cieche. Ascoltare oggi sembra il contrario della libertà di pensiero. Suona come una debolezza inaccettabile e infatti, progressivamente abbiamo smesso di farlo.
I fatti di Parigi sembrano dimostrare questo: non ascolto perché sono libero, non sono libero se sto troppo ad ascoltare qualcuno. Potrebbe convincermi o influenzarmi o addirittura irregimentarmi. 
 Non sono in grado di parlarne in termini politici o religiosi o sociologici o storici, sono troppo ignorante per non cadere in qualche luogo comune e rassicurante come sempre accade di fronte all'orrore dell'odio violento e all'irruzione della morte gratuita nel sicuro quotidiano di una democrazia nella quale chi ti uccide non crede affatto e dalla quale sembri essere più minacciato che protetto. Come non potrei parlarne senza rifugiarmi in qualcosa se vivessi in certe zone del mondo.
Io sono Charlie. Io non ho paura.
Con questo motto Parigi e tutto il mondo Occidentale ha risposto ai fatti accaduti: subito, in massa. Per sentirsi meglio. Per sopportare.
Io ce l'ho paura invece, e mi sento più charlie dei Penauts, che Hebdo: incerto, pensieroso e persino estraneo a questo surrogato di coraggio e unità in salsa slogan.
Una frase: Io sono charlie già perfetta per l'hashtag che verrà, ma non so se sarà sufficiente per affrontare il mondo che verrà.
La paura è l'ennesimo sentimento che la società "parlante" ha deciso di negare dato che nessuno l'accoglierebbe. Come la verità. E così sembra solo dire: non è abbastanza pauroso.  Non è vero.
Eppure di fronte a un sentiero scosceso e incerto è lei a farci sentire dove il terreno è più solido.
Hanno paura i bambini in Nigeria, come ne hanno in Afghanistan o a Gaza o in Israele.
Hanno più paura in famiglia, i bambini europei come quelli di tutto il mondo, se i loro adulti non hanno paura di niente.
Finché agiremo i sentimenti come si fa sui social network scagliandoci contro tutto (haters li chiamano), per non parlarne, per non ammetterli delicati o negativi che siano, non assisteremo a scontri di civiltà ma a banali quanto purtroppo sanguinose lotte tra bugie diverse. Allora saremo ora Charlie, ora Pietro, ora Charles o chicchessia e bombarderemo o deporteremo o ripeteremo gli stessi errori che non hanno a che fare con la libertà ma con le bugie che avremo continuato a raccontare e a volere che ci vengano raccontate. Crederemo ognuno al suo Dio..agendo le bugie di chi dice di parlare in sua vece, toglieremo diritti a chi li ha o li negheremo come facciamo a chi ne chiede. Qualcuno sarà disposto a morire per la menzogna che preferisce o per quelle a cui si rifiuterà di credere se forzato.
Parlerà il cristiano, non lo ascolterà il mussulmano. Parleremo con bombe e risponderanno fucili e i bambini non saranno di nessun conto. Di nessun conto la paura che nei loro occhi di tutte le razze del mondo è uguale: segno di un limite superato di una fiducia spezzata come la vita che li attende, a questo punto ovunque vivano. A Parigi come a  
 Ma una marcia del genere non c'è mai stata dicono alcuni sintomo di una Europa tornata. "Una Europa che vorrebbe essere distrutta dalle due avanguardie del fascismo contemporaneo: il fondamentalismo islamico e le destre xenofobe" come cita Bernard Henry-Lévy fiducioso.
Nella sordità in cui ci siamo rifugiati solo una esplosione sembra capace di essere ascoltata...ed ecco che la reazione è subito "affratellamento". Ma rabbia e paura non generano fratelli, come la politica cerca di farci credere, ma orfani e vedove e quell'idea  odiosa e allettante di un Nuovo Ordine che passa sempre e in ogni fede,sia essa politica o religiosa, dall'annientamento di tutti coloro che non vi si sottomettano completamente.
Così in un film patriottico si spiega come i poteri forti considerano l'umanità tutta:  "sapevamo che non ci si poteva fidare di una umanità libera ma privarla  di libertà generò resistenza. La guerra (Mondiale) ci insegnò molto e così capimmo che l'umanità doveva rinunciare alla sua libertà spontaneamente. Per settanta anni abbiamo fomentato o creato i conflitti necessari e dove la storia non andava nella giusta direzione l'abbiamo cambiata. Un mondo talmente caotico è stato organizzato ed una volta completata una opportuna epurazione il Nuovo Ordine Mondiale sarà pronto per nascere". 
Io ho paura. 
Ce l'ho ogni volta che qualcuno non mi ascolta o peggio non pensa nemmeno che abbia granché da dire che già non sappia. 
Ce l'ho ogni volta che sento parlare di Soluzioni e ordine. 
Ce l'ho ogni volta che non la provo.
Ce l'ho quando invece di essere abbracciato e consolato, vengo giudicato pesante.
Ce l'ho quando ascoltando sento solo dire: io e mai noi.
Forse non sono all'altezza di essere Charlie.
 Io sono ...umano. 























giovedì 8 gennaio 2015

E io mi dichiaro marito e marito cap 11: Finché.

L'ultima frase delle promesse matrimoniali recita: finché morte non vi separi.
Non avevo mai riflettuto su come la morte potesse essere invitata ad un matrimonio.
Eppure pare vada a quello di tutti. Non solo, ma è l'unico momento in cui pare perda il suo solito potere terrificante. Prova a menzionarla ad un pranzo...o a parlarne ad una cena e ti rendi conto che subito si genera quel classico parlar d'altro, se non ti prendi pure un rimprovero per averla menzionata!
Ma se ti sposi o puoi sposarti, allora va bene, si fa solenne anziché tetra, suona come incoragggiante invece che paralizzante.
Effettivamente lo stato giuridico del Matrimonio tiene conto anche della morte di uno dei due coniugi, consentendo all'altro alcuni supporti economici per fronteggiarne la perdita.
Il monito ecclesiastico invece, la cita come unico "svincolo" possibile al legame contratto. Che ti liberi di un peso o che ti consenta una reversibilità la morte ha preteso la sua presenza alla nostra festa.
Non mi pare quindi giusto che chi come noi non può celebrare il proprio matrimonio debba morire come gli altri...
Ecco un'altra ragione per cui il matrimonio dovrebbe essere come la morte: per tutti.
Col mio lavoro credo seriamente di aver contribuito al sostentamento di numerose vedove compresa mia madre, la quale è erroneamente convinta, come tanti, che la sua pensione di reversibilità arrivi dall'aldilà per buona pace di mio padre defunto, suo marito. Dato che l'INPS sta nell'aldiquà e campa coi miei contributi non mi spiego come si possa crederlo.
Io e mio marito come se fosse un marito ci siamo posti il problema. Devo aver detto talmente tante cose circa il mio eventuale funerale che c'è la concreta possibilità che diventi un misto tra un Got Talent e un gay Pride...perché non c'è proprio modo di essere discreto per me. Lui invece ha solo chiesto che chiunque si vesta di bianco al suo ( crudele dal momento che è un colore che ingrassa di brutto ed è spesso trasparente).  
C'è il regime della donazione privata per quelli come noi abbandonati nel limbo statale dei morti single mai vissuti insieme se non c'è scritto da nessuna parte, ma guardandoci negli occhi di fronte al Notaio, abbiamo convenuto che era meglio cantarsi Baratto tra noi ( se ti do un rene tu che mi dai..)e non pagargli l'onerosa parcella. 
E' veramente snervante essere  tra quelli che non vogliono lasciarsi facilmente ma senza tutele certe e neanche tra quelli che possono permettersi l'intervento di Law and Order in caso di morienza non simultanea!
Mentre i poveri eterosessuali devono invece affrontare penosissimi divorzi decennali e costosissimi assegni di mantenimento per "separarsi" noi vogliamo unirci ma non con l'Attak....non capisco dunque perché uno scambio non sia auspicabile anche per loro.
Dato che non gli resta che la Morte come separazione molti di loro poverini sono costretti a procurarla al coniuge per darci un taglio.
Pensa la Signora con la Falce quando si viene a prendere lo spirito della defunta e gli fa: e dire che c'ero al tuo matrimonio...quand'è stato, tre anni fa? Potevate fare con comodo per me eh?  E la morta a sua volta: lo amavo da morire e quando mi ha sparato, acidificato, sgozzata,  e chi più ne ha chi più ne metta ho pensato che forse non ti fosse piaciuto l'antipasto e quindi fossi incazzata con me.
Potremo comprarci ad un certo punto una bella stufetta ...e arrangiarci da noi, ma siccome non siamo mai d'accordo non faremo che fissarci per scoprire se l'altro il monossido di carbonio lo sta respirando o fa finta!
Se da giovane, di sposarmi non me ne fregava niente, oggi comprendo la necessità che quel tempo vissuto insieme sia "definito". Ma come cazzo si può stirare quintali di robe per due per anni e sentir dire una volta morto: non aveva nessuno era solo al mondo? E tutto il vapore che ho usato secondo voi a cosa serviva, a farmi i fumenti per l'enfisema?????
Come potrebbe mio marito come se fosse un marito giustificare, una volta morto io, la presenza di un intero guardaroba taglia 44? Con un amico immaginario?
La morte fisica di per se, ci separa meno della inerzia di uno Stato basato sulla menzogna che siamo tutti uguali di fronte alla Legge. Meno delle palle che i parenti contrari alle nostre vite potrebbero essere autorizzati ad inventare sul nostro conto o peggio sul conto di chi ci sopravvive! 
Il vero punto della ultima promessa che tutti possono recitare tranne me, non sta nella morte ma nel "finché"!
Finché fingerete che avere amici omosessuali sia fico,  se non lo siete, ma di lottare per loro parliamone...si facciano il culo da soli. ( già fatto vi garantisco non basta)
Finché il mio matrimonio è stupendo perché andiamo tutti a New York e possiamo permettercelo quindi chissene.
Finchè ..c'è Louboutin c'è speranza.
Finché il diritto ad una famiglia ad un matrimonio riconosciuto non corrisponderà al diritto di uomini e donne di tutti i tipi. Come voi. 
Finché non smetterete di sentirvi alternativi convivendo perché potete e sottolineo potete sposarvi.
Finchè siamo giovani. 
Finché resterà una "questione personale". 
Finché Dio sarà una scusa buona ma solo per questo, non potrò pensare di morire sapendo di essere vissuto come volevo fino in fondo e con il conforto di lasciare un uomo o essere lasciato,  al quale potrete dire: certo che tuo marito era proprio un polemico, o un santo o quel che vi pare ma parlando di me e di noi per ciò che siamo stati insieme l'uno per l'altro. Non amici particolari, non compagni come gli scoiattoli del Cioccorì, non soci come negli affari, non due vecchi rimbambiti e coinquilini, non due gay soltanto.  Niente parole sottovoce, nessun imbarazzo nel corridoio dell'obitorio o merdosissime cerimonie che non potrei evitare se rimanessi come siamo.
A lui ho affidato la mia vita e da lui soltanto mi aspetto di essere accompagnato al mio riposo. Lo voglio in prima fila, lo voglio riconosciuto e riconoscibile da chiunque come colui che mi ha vissuto di più. Dall'uomo col quale dichiarami marito da solo non può essere considerato accettabile perché non sappiamo di essere buoni o saggi o vivi se nessuno ce lo dice.
Fine.

P.s Se per caso dovessi potermi sposare, cara signora Morte, sappi che puoi prendertela comoda nel venire a separarci....in fondo anche te hai una età! 





martedì 30 dicembre 2014

E io mi dichiaro marito e marito cap 10: Così sia...

Non sono in pochi a considerare il matrimonio same sex "invalido" a causa della mancata procreazione possibile. Sotto l'egida del così sia reli-catto-politico(amen), la questione sembra risolversi da se, se per essere "valido",  un matrimonio sia da considerarsi procreativo.
Allora mia mamma comne se fosse stata mia mamma avrebbe dovuto considerare in forse il suo,  essendo sterile. Invece no. Data la profonda ingiustizia di quella "mancanza" pensò di avvalersi dell'Istituto della adozione, affinché l'Istituto della sua famiglia fosse considerato normale. Così da un Istituto arrivai io e mio fratello come se fossimo fratelli. Una tale quantità di Istituti in una famiglia come quella avrebbe dovuto renderci più dotti ,invece, la mia famiglia come se fosse una famiglia, con tutti quegli Istituti somigliava più ad un polo psichiatrico che ad un ateneo.
Ecco che nei mitici anni settanta noi figli delle scopate chimiche o dell'amore libero o dei fiori, sotto i cavoli, sopra le panche, sotto le capre o semplicemente figli di Oh cavolo ci son rimasta,  eravamo diventati una splendida occasione per famiglie non procreative di matrimoni normali, da aggiustare un tantino nell'apparenza.
Una pezza ce la mettevamo di sicuro essendo noi orfani  con diverse pezze al culo in quegli anni.
Cresciuti come toppe cucite in un pallone famigliare bucato e rigonfiato, molti di noi, si sentivano come dire un pò tesi. Dopo averci convinto di quanta fortuna avevamo avuto ad essere adottati finivamo tutti a dover dimostrare la bontà delle nostre famiglie comportandoci come lieti bambini riconoscenti educati e perbene, mentre la storia di abbandono che ci portavamo dietro ci avrebbe resi più inclini alla jhiad che alla recita di Natale.
Non vi dico le sorprese delle nostre famiglie, come se fossero le nostre, quando alcuni di noi scappavano, altri strappavano i vestitini nuovi, altri ancora picchiavano mordevano o semplicemente non parlavano MAI.
 Tutti a parlare d'amore e di coraggio gli adulti si complimentavano tra loro per la scelta di averci voluto, e per quanto poi ci si somigliava anche! Io personalmete avrei detto loro volentieri che mio fratello come se fosse mio non mi somigliava per niente e che le sue orecchie a sventola non sarebbero tornate normali neanche se mi picchiava come faceva.
"Poverino tuo fratello" mi disse mia madre anni dopo
" ha sofferto molto quando sei arrivato tu.
Lui???? E io come ho fatto ad arrivare da solo a casa vostra? Non avrò mica detto alla suora  dell'orfanotrofio che ci lavava con l'acqua fredda: beh sai che faccio io adesso vado che loro hanno il boiler! Mi sarete venuti a cercare voi o no? Quindi cari genitori normali a voi chiedo; ma se lui  poverino era pazzo di gioia da solo con voi non è che anche a lui gli avete raccontato che " sono  arrivato"???? No, perché allora lui non ha sofferto per me ma per voi che fate entrare chiunque bussi come un figlio!!! O per le balle che raccontavate per coprire i vostr imbarazzi inutili?
Questo breve racconto per illustrarvi come secoli prima che si stesse qui a discutere sul bene   di bambini che noi presunti pervertiti potremo arrivare a fare se potessimo sposarci, la vostra società non si era fatta poi scrupolo di usare altrettanti bambini , per giunta già fatti in qualche modo, per sistemare anomalie genetiche di famiglie che scoprivano di non essere poi così riproduttive ( mi è sempre stata di grande sollievo la condizione "anormale" di mia madre adottiva, e non ho mai rininciato a ricordaglielo ogni qual volta mi diceva che non ero normale) e senza per altro informarci che non eravamo statuine di riserva   di un presepe malmesso ma piccoli esseri umani che avrebbero meritato almeno una spiegazione un pò più sincera di quella dell'essere "arrivati".
I bambini che nasceranno dalle famiglie same sex, che ci piaccia o meno, avranno fin da subito un genere di tessuto familiare che non solo gli dirà esattamente perché esistono senza parlar di cavoli di arrivi e partenze o di api, ma anche che non essendo stati fatti per formare un quadretto famigliare credibile e conforme ma semplicemente perché due mamme o due papà o una mamma e un papà li hanno desiderati come propri figli, essi un domani potranno scegliere, tra più modi di fare famiglia, quello che sentiranno migliore per loro e per i bambini che accoglieranno a loro volta.
Se tanto mi da tanto, io che nonostante le cazzate e le bugie in cui mi hanno cresciuto, sono potuto diventare una splendida ed unica persona adulta e omosessuale ( di nuovo amen) e responsabile che sa stare sulle sue gambe, (non senza un certo carattere di merda eh?!) beh, loro potrebbero anche volare. Quindi di cosa vogliamo parlare davvero quando parliamo del bene dei bambini???
Io ne sento ancora di quelli di quattro anni nati voluti e cresciuti da un uomo e una donna, magari anche perbene dire: i maschi non piangono...
Cosa dovrei auspicare per questi bambini? Che i genitori la smettano di far casino tra "essere uomini" e "fare i maschi", o peggio dato che oggi ci sono i gay e pare che ci si nasca, metterci un riparo?
O che un tribunale stabilisca per il bene dei bambini che simili genitori siano mandati in "Riformatorio" e impediti alla procreazione?
Direi che anche la figura femminile o maschile  oggigiorno poco ha a che vedere con il corretto sviluppo di un bambino, per come la parola sviluppo dovrebbe essere intesa.
Sviluppare significa  favorire l'evoluzione di crescita di un potenziale fino alla piena e libera  espressione perciò secondo voi essendo i bambini esseri umani, come possono svilupparsi con schemi che fanno comporare gli adulti come bambini e impongono a loro invece caratteristiche che ancora non possiedono?
Oggi si sente dire che un bambino sia stato "riservato" invece di ammettere che fosse insicuro o spaventato dalle contraddizioni dei suoi adulti, i quali poi un bel giorno lo hanno ucciso! che banalità, direte, fare riferimento alla cronaca tanto nera. Eppure banale è oggi come negli anni settanta il modo in cui i bambini vengono trattati e cresciuti così come banali mi sembrano le motivazioni con cui vengono liberamente generati adottati abusati o ignorati. 
Le famiglie same sex non avranno il lusso di poter raccontare certe minchiate ai loro bambini poiché proprio perché venuti al mondo grazie a sistemi "non convenzionali" esse,  sentiranno per prime l'esigenza di dire loro la verità circa la propria origine e di chiarire che l'amore che ne ha generato l'attesa è pronto ad accoglierli cosciente che potrebbero anche un giorno, esattamente come tutti gli altri bambini, avere una propria opinione in merito: con la differenza che questi bambini non dovranno faticare a capire chi sono e quanto siano liberi di essere ciò che sono e non ciò che qualcuno si aspetta o teme che siano!
Che ne è stato negli anni quaranta dei figli delle ragazze madri i quali venivano separati dalle madri da  suore devote che fingevano di aiutarle? Ce lo ricorda molto bene il film tratto da una storia vera che si intitola Philomena, dove una suora plurisettantenne volutamente le nega persino la tomba del figlio che le fu da loro strappato con questa affermazione: ho rispettato per sessant'anni il mio voto di castità mentre loro erano delle incontinenti carnali e questa è la loro punizione. Quando il giornalista le dice se non prova vergogna ella ricicla la stessa frase che da tempo la Chiesa usa per scusare il proprio marciume: mi giudicherà Dio non lei.
Il vero motivo per cui ogni persona dovrebbe poter essere marito o moglie di chi desidera e ama e con questi dovrebbe essere libero di accogliere i bambini che desidera nella verità e nell'amore imperfetto di ogni essere umano è questo: sarà un giorno giudicato non già da Dio che non ci è dato sapere chi sia o come pensi ma da colui che ha chiamato alla vita. Un giorno più vicino del proprio ultimo, un giorno in cui chi abbiamo generato o amato ci dirà chi siamo e come siamo stati con lui.
Le famiglie che oggi si pongono come vigili sentinelle o come delatori silenti di questo diritto umano,  pensando di dover decidere in merito a noi o a bambini non ancora nati sono state capaci di accettare il processo inevitabile per cui i propri figli li giudicheranno? Questi figli sono davvero liberi di dire loro quanto innutili siano state le loro regole e precetti? Non credo e la statistica circa le problematiche famigliari stilate da terapeuti mostra proprio che il piu grande problema delle famiglie sia proprio la libertà di dirsi la verità, soprattutto se negativa. 
Quando le famiglie same sex chiedono equiparazione stanno già accettando il proprio banco degli imputati soltanto chiedono con coraggio che a giudicarle siano proprio i loro figli e questo di per se rende la loro posizione assai più congruente di quelle della maggior parte delle famiglie che conosco, o di cui abbia mai fatto parte.
Mia madre come se fosse mia madre sosteneva sempre che non era tanto importante il modo in cui le ero divenuto figlio ma il fatto che lo fossi diventato per sempre. 
Così è stato. Mio malgrado un giorno quando le dissi cosa ne pensavo del suo operato di genitore anch'essa non disse mi dispiace ma: mi giudicherà Dio. Non è curioso?
Io e mio marito come se fosse un marito abbiamo raggiunto il nostro equilibrio in una età e in un a nazione che non ci permette, secondo noi di diventare genitori ma di certo io loteerò volentieri perché chiunque nella mia condizione un giorno sia libero di farlo. Sono felice di sapere che esseri umani verranno al mondo con più padri e madri di quanti ne possa desiderare, di sapere che avrà genitori del tutto simili ad altri nelle intenzioni e nelle imperfezioni. Che saranno bambini più liberi di scegliere, che giudicheraano loro le nostre azioni ma che cionodimeno gusteranno la vita e faranno parte di un mondo che mi auguro si sara' liberato di molti amen inutili in favore di un più semplice e vero: così sia!


martedì 16 dicembre 2014

E io mi dichiaro marito e marito cap9: di amarti e onorarti



Orgoglio e pregiudizio, l'onore e il rispetto, il Segreto, uno due cinquemila..insomma, nessuno ha ancora fatto una fiction sull'onore e l'amore.
Perché? Forse i due termini evocano emozioni contrastanti? Nell'immaginario del pubblico l'onore è spesso collegato con l'onta...con la sfida e l'orgoglio. L'amore, invece,  con la passione fisica e il dolore. Così devono essersi detti: chi guarderebbe una fiction in cui l'onore e l'amore andassero di pari passo? 
Eppure nella promessa matrimoniale ci si impegna a farlo.
Ecco perché le fiction hanno più fan della vita quotidiana..perché rassicurano sui tormenti che ci aspettano scambiando le emozioni distruttive nel sale di una relazione.
Mi sento di rassicurarvi dicendovi che nessuna sfida è più salata della vita quotidiana, soprattutto se divisa in due con lo sforzo di onorarsi e amarsi senza essere Gabriel Garko o Manuela Arcuri! 
Avevo letto che la coppia fosse "ciò che resta dal cozzo di due realtà apparentemente inconciliabili" e se fosse vero ecco accontentati i palati forti!
La sensazione sciapa di un amore senza contrasti tuttavia non è auspicabile poiché costituirebbe un falso positivo basato sul fatto che ci interessa talmente niente dell'altro da non provare nessuna emozione per ciò che fa o dice. Alcuni lo chiamano andare d'accordo.
Ma non posso immaginare il concetto di onore senza pensare a quei delitti fino a poco tempo fa persino legittimi che si consumavano nelle famiglie e che vedevano spesso le donne vittime.
Dobbiamo quindi ripensare all'onore e all'amore. E se per onorare qualcuno immaginassimo un invito a cena? Nessuno sano di mente onorerebbe i suoi ospiti con una tavola lozza e pietanze andate a male. Eppure nella coppia spesso quella tavola siamo noi e l'ospite i nostri compagni/e. O le pietanze andate a male sono il modo in cui "nutriamo" malamente la nostra famiglia con indifferenza o scontatezza.
Rumore di stoviglie ...profumi e mio marito come se fosse un marito che spignatta pentole enormi ( dice che lo spaghetto deve stare comodo)
- scusa ma quattro padelle per cucinare un involtino ? 
- Ehi Genova ( è così che definisce la mia tendenza ad usare sempre un pò meno del necessario) ma ti fai gli affari tuoi?
- Lo sto facendo visto che dopo devo fare io un ring di Sumo con la padella da sagra nel lavandino microscopico che abbiamo!
- insomma, uno ti prepara mentre tu stai li incollato al computer e devi anche trovare a dire! esclama mio marito come se fosse l'Artusi.
Risultato: cena consumata in silenzio e senso dell' inutilità dei propri sforzi (lui) e anticipata rottura di balle (io) per il prossimo rassettamento. 
Ogni tanto invece riesco a invertire le priorità e allora:
- Amore ma che profumino delizioso! (cerco di sbirciare il contenuto della pentola 
- Ho fatto il risotto col radicchio ma se ti togli che non riesco a muovermi...grazie (mio marito manteca i risotti come un viglie dirige il traffico in una rotonda: con un raggio di azione di una decina di metri )....
Io invece che cucino "per ospiti" ( ho un paio di cavallucci marini di battaglia) lo faccio con una smorfia perenne di angoscia ed effettivamente mi carico di tensione come una  dinamo! Ed è li che arriva lui con i suoi "consigli": mettici un pò di questo, ci hai messo un po di quello, perché non usi quell'altra teglia...fino al mio urlo finale e la sua offesa a morte! 
"non so vuoi cucinare e ti incazzi ma almeno sii felice no? 
Io mangio troppo in fretta, a lui da noia, lui fa sempre le insalate che non mi piacciono e sta seduto con una gamba che penzola dal bracciolo. Io lo ossessiono con la cottura in umido lui carbonizzerebbe anche la frutta se non si mangiasse cruda....Onore e amore in cucina portano a duelli e rancori senza disturbare un intero set televisivo. 
Non mi viene difficile dire che lo amo, che provo amore per come provvede a noi, per la sicurezza che offre ogni giorno, per mille cose ancora ma santo cielo dirlo a lui si che è difficile. Forse è proprio questo il punto. 
Onorare chi amiamo quando è poco amabile significherebbe dirgli quanto bene proviamo proprio quando lo merita meno. Ecco perché agli sposi, di qualunque sesso siano, viene tanto facile pronunciare questa promessa! Essi non immaginano nemmeno quanto sia difficile onorare l'amore di uno che ti ha appena verniciato di sugo il tinello perché i coperchi gli sembrano una inutile barriera architettonica! 
O a lui risulta impossibile onorare il mio sentimento d'amore quando alla una di notte decido di lavare i bicchieri che ho lasciato per due ore nel lavello perché scrivevo.
Se alla mattina ti scappa la cacca e lui è in bagno al telefono o se lui è stanco morto ma per te è ora dell'ironia spinta come si fa a dirsi: Onore mio?
Me lo ha spiegato mia suocera, come se fosse mia suocera quando mi raccontava che suo marito, prima di diventare quello che la chiama dal giardino urlando: Linaaaaa, si faceva ore di treno per andare sul lago dove lei era a servizio di una famiglia per vederla un ora scarsa dal cancello di casa, solo per parlare con lei. Quanto onorata si sentiva lei, e quanto innamorato era lui. 
O la signora Zanelli (mia cliente che festeggiò i 60 anni di matrimonio) la quale, alla mia domanda: signora qual'è il Segreto, rispose: quando io e mio marito discutiamo (negli anni cinquanta non si litigava come cani, si discuteva) non sbattiamo mai la porta.
La Porta? 
Si vede, lui se non è d'accordo va a fare un giretto, o ci vado io.. salutando ma entrambi accostiamo la porta di casa con garbo. Al ritorno ci salutiamo più facilmente e riprendiamo la discussione da dove l'avevamo lasciata: da un saluto e non da un botto! 
E' nel fare un passo indietro che si onora il sentimento di amore, che non lo si calpesta inutilmente, che lo si riconosce? Onore aspetta amore e viceversa?
 Naturalmente però questo richiede che nessuno abbia fretta e probabilmente richiede anche una sessantina di anni di pratica: per nostra fortuna hanno inventato lo sgrassatore universale col quale ingannare l'attesa....e le fiction interminabili.


E io mi dichiaro marito e marito cap 8: In ricchezza e povertà

cap 8: ricchezza e povertà

Non so perché mi ricordavo che nelle promesse ci fosse anche un accenno alla ricchezza e alla povertà ma cercando pare che sia sparito questo accenno.
Che sia alquanto inutile pronunciarle sposando un povero nato povero o un ricco diventato ricco che tornerà povero perché ha fatto fortuna con titoli tossici?
Può darsi. Di questi tempi infatti la forbice tra ricchi e poveri si è allargata tanto che per un povero sposare un ricco è quasi impossibile, non fosse altro perché la povertà si nutre di mancanza di immaginazione .
Diverso è per i ricchi i quali hanno ancora la scelta di poter sposare uno spiantato e favorire la sindrome di Stephanie di Monaco insita in molti di loro, specie se nati ricchi.
Per quanto riguarda noi gay c'è una leggenda metropolitana che ci vede tutti piuttosto benestanti, se non addirittura "ricche e sfondate". Si parla di lobbismo gay sottintendendo proprio il peso economico della popolazione gay e la sua influenza.
Non posso negare che pur non essendo povero in senso classico (toppe al culo e per strada col carrello della spesa colmo di pattume) io sono l'unico gay che conosco a non avere nemmeno l'ambizione di esserlo. 
 " Ti è sempre andata bene" diceva mia madre di me, indicando che non ero mai finito in una strada con un certo stupore, dal suo punto di vista. 
"Tienitelo da conto" mi diceva, di nuovo lei, riferito al maglione di lana ruvida appena comprato. Penso spesso al potere che le parole dei genitori hanno sui figli. Pensate se mi avesse detto invece: tienitelo "nel" conto (il denaro). Cosa sarebbe cambiato? Ebbene intanto avrei smesso di grattarmi e col tempo avrei avuto un morbido maglione di cashmere ..oppure sarei diventato un tirchio. 
Si, il concetto di "denaro" si impara. Non sai cosa sia il denaro quando sei ragazzino. Io ricordo solo che qualunque cosa fosse era oggetto di grave ansietà, preoccupazione, bisogno, quindi devo aver pensato: sarà meglio che ne abbia il meno possibile.
Indovinate un pò? Mi sono dato ragione.
Per un pò ha funzionato. Mi sentivo bene ad avere lo stretto indispensabile ed un concetto assai stretto di cosa lo fosse davvero, ma quando incontrai mio marito come se fosse un marito,  mi sentii per la prima volta come una cicala malvestita che fa festa in casa da sola, di fronte ad una formica  griffata che  parte per Las Vegas.  
Lui era il gusto del bello e del pregiato fatto uomo: profumava di autostima e determinazione senza la nota amara dell'arroganza! Non pensai fosse ricco ma mi dissi: questo è un uomo a cui nulla è precluso, uno che realizza ciò che desidera senza vergognarsi. Eh si perché anche a non vergognarsi di fare cose che i tuoi famigliari non hanno mai fatto si impara, solo che lo fai da solo!
Ascoltavo i suoi racconti mai basati sul quanto spendesse  ma sul come si sentiva bene facendo un viaggio o un acquisto sensato e durevole. In pratica spendeva il suo denaro per delle "sensazioni  costruttive" per la propria  autostima. Cercavo di capire cosa ci trovasse in me e piano piano cominciai a vedermi come una cafona invitata a Palazzo per un refuso di stampa sull'invito! La famosa botta di culo alla porta.
Giorno dopo giorno molte delle cose belle che credevo non fossero alla mia portata divennero stranamente "comprensibili", come ad esempio entrare nei blasonati negozi del centro.
"guarda che se ne accorgono che non posso comprare" gli dicevo " perché credi che chiunque sia li dentro uscirà con un acquisto? mi rispondeva lui. 
Adorava viaggiare quell'uomo e con lui scoprii che un aereo era un mezzo di trasporto e non un azzardo...che il denaro per fare cose come quelle era lo stesso che usavo per rimanere com'ero, solo messo da parte in un tempo lungo o corto, per uno scopo più alto di quello. Compresi lentamente la differenza tra "tirare avanti guardando indietro e andare avanti a vedere che cosa ci fosse di bello per noi, lasciandosi indietro solo l'indecisione e le paure inutili e limitanti. 
Io povera di spirito lui ricco di slancio. 
Mi sentii assai fortunato nel ricevere quella sorta di nuova "educazione", salvo tornare, un giorno di molti anni dopo a chiedermi: ma come cazzo è che lavoro da una vita e non ho una lira? 
Ero nel parcheggio sotto casa ed ero pieno di amarezza per aver frainteso il concetto di "sfondare" nella vita. 
Mi parlavo nella mente con una voce stridula e insolente dicendomi: sei proprio un cretino se non sei riuscito a fare soldi! Non vali niente e forse se sei sopravvissuto deve proprio essere il massimo che potevi ottenere...e cose simili
Incolpavo il mio vissuto cercando di alleggerire il macigno dell'incapacità ( fisicamente non riuscivo a scendere dall'auto proprio come se lo avessi sulle spalle), ma niente il mio giudice era implacabile..Li hai sprecati, non hai rispetto..continuava puntandomi il dito! Era stranamente pettinato come lei quel giudice e la sua voce insolitamente familiare...Mi appellai dicendo: ma ho comunque fatto il meglio che potevo e ora ho un marito come se fosse una marito ...e la mia situazione è migliorata...credo.
"Bella camola" esordì il mio giudice " certo è generoso e ti sostiene ma lo fa perchè gli fa pena la tua incapacità.!" - " no mi ama...ma io non ne approfitto mica..anzi mai chiedo niente..e poi lavoro" dicevo ormai tra le lacrime ...quando improvvisamente mi sentii pervaso da una forza enorme,  quasi una mano che mi sollevasse dalla miseria in cui sprofondavo e sentii una voce calma dire: in che cosa hai messo tutta l'energia che hai? Non era stridula quella voce ma morbida e avvolgente e di nuovo, famigliare.
Nel diventare qualcuno con cui un uomo buono volesse passare la vita...dissi come una risposta suggerita a scuola.
Il mio avvocato difensore pronunciò così la sua arringa difensiva. "Ebbene vostro Onore, quest'uomo ha un compagno che a differenza sua ha del denaro una considerazione migliore! Quest'uomo non ama il denaro  ma lo usa come strumento per accrescere il benessere interiore suo e dell'imputato e in questo ne adempie l'utilità e il senso senza esserne dominato e pensi un pò si è innamorato dell'imputato proprio per la sua necessità di imparare  un modo migliore di vivere e quindi qual'è la colpa del mio assistito? Accuserebbe se stesso di miseria per aver studiato Legge ed essere ora seduto in quello scranno? Il mio assistito ha fatto esattamente questo: si è impegnato al massimo in ciò che per lui era importante e cioè essere amabile e capace di imparare. Fu detto: dove è il tuo tesoro li è anche il tuo cuore, e nessuno ha specificato che il tesoro fosse materiale. Ora se ha cuore ..Vostro Onore pronunci il giusto verdetto.
Fu una attesa interminabile ma la frase "Assolto per non aver commesso il fatto" fu impagabile da udire. Mi girai per abbracciare il mio difensore...ma non c'era nessuno.
Aprendo la porta di casa, quella sera, mio marito come se fosse un marito mi chiese: come stai? 
Bene, risposi, se mi sentissi meglio sarei due persone!
Come mai ci hai messo tanto a salire? sei arrivato da dieci minuti e sali solo ora? Che facevi in macchina? 
Niente amore ..ero perso  in un Processo Mentale.






mercoledì 10 dicembre 2014

E io mi dichiaro marito e marito cap 7: in salute e malattia.




Mi scappa sempre da ridere quando penso alla salute e alla malattia. Non perché siano argomenti comici in se ma per come abbiamo saputo stravolgerne significato e importanza. Mi spiego: man mano che ci siamo farmacizzati a livello inverosimile, tanto che, al primo starnuto facciamo l'antirabbica, abbiamo coltivato alcune tra le più insane abitudini tra cui alcolismo tabagismo e abuso di antidolorifici. La salute intesa oggi sembra essere "assenza di segnale". Se non sento niente sto bene ma appena sento un crick o un tac o un prot chiamo il prete! Nel frattempo alcune tra le più mortali patologie come tumori aneurismi e difetti congeniti fanno il loro lavoro proprio zitti zitti! Un bel casino eh? I morti sarebbero sani come pesci ....
Della salute si occupano tutti non più solo i medici ma cuochi, truccatori shampiste impiegati direttori finanziari sacerdoti e stregoni...ognuno proponendo il suo elisir ideologico. Così se hai la sciatica non sai più se andare dall'estetista o a far due chiacchiere (in piedi senno che male) col prete, o dal medico di base che stai seduto diciasette ore e quando è il tuo turno la paralisi fa passare avanti un altro.
Della malattia altresì manco a parlarne...minchia se dici che ce n'hai una ma anche una banale candida  o un brufolo sulle gengive, ti senti già un paria sul Gange, che pur essendo un fiume di merda pare sia tale perché tu esisti e non perché milioni di persone di casta superiore ci si siano appena fatti il bidet!!!!! 
Porti sfiga se sei malato e lo dici a qualcuno, sgonfi i flan di un isolato e pare tu sia responsabile anche della morìa di piante, dato che è stato dimostrato che le mestruazioni di quella di sopra non c'entravano niente, perché non siamo mica retrogradi superstiziosi e ignoranti no? Nel frattempo malattie mentali e disordini alimentari  ci fanno entrare nella 38 ma questo è fantastico! 
Chi conosce me e mio marito come se fosse un marito, crede che uno di noi due sia più sano dell'altro perché uno di noi due è magro...detto tutto. 
Eppure nell'ordine io che, sono nato orfano di madre puttana...successivamente adottato da psicopatici e che dovrei aver avuto una paralisi cerebrale,  un piede equino, una scogliosi cifotica, una miopia notevole e una stravagante epilessia e che ho il successo sociale di una tigna favosa, non prendo un beato farmaco, mentre lui che è nato per l'amore dei suoi genitori naturali, ha fatto sport, è stato allattato col latte intero, che ha una autostima anch'essa allattata alla grande e  un riscontro sociale eccelso, credo possa contare almeno sedici pastiglie al giorno tra tutte le patologie che gli sono accadute suo malgrado. Ma chi di noi due può dirsi davvero sano?
Entrambi però abbiamo fatto un intervento chirurgico da quando stiamo insieme: una rinosettoplastica io, la cistifellea lui!
Grazie al fatto che non possiamo sposarci mi toccò avere mia madre come se fosse mia madre in stanza( perché in caso di casino avrebbe anche dovuto decidere per me ci pensate?) e quando sono tornato su dalla sala operatoria,  lei e lui si sono trovati di fronte all'unica decisione che non potevano prevedere: chi mi mettesse il pene nel pappagallo per liberarmi dall'anestesia. Come potete immaginare ci volle un po per decidere e mentre me lo strizzavo con le dita per non bagnare il letto, quella deficiente che mi aveva lavato il culo da piccolo si imbarazzò molto di più che se avesse dovuto regalare il mio fegato al primo passante cirrosico e lasciò il compito all'unico dei due che col mio pene aveva un rapporto più disinvolto!!!!!!!! Salvo poi dirmi che era rimasta scioccata da ciò che aveva "visto". Ridicolo se pensate che l'ultima volta che aveva visto il mio pene avrò avuto nove anni, no?
Quando toccò a mio marito operarsi eravamo circa in trentacinque...e altrettanti erano i gradi di quell'estate. Incapaci di stabilire in quale punto del piano operatorio era stato piazzato io e i miei suoceri come se fossero dei suoceri, e mia cognata come se fosse mia cognata ci davamo i turni..certi che non sarebbe mai stato solo. Ma la certezza frega e fu così che riuscimmo in tanti che eravamo a ricevere la telefonata di mio marito che ci avvisava che non appena usciti per andare a pranzo un energumeno se lo portava via senza che nessuno di noi potesse congedarsi dalla sua cistifellea come si conviene. Ricordo ancora come il nostro esercito rimase frustrato dal fallimento della nostra strategia amorevole. 
In salute e malattia ognuno di noi aveva sorpreso l'altro. Ma come io non potei parlare col medico insieme a mio suocero lui non potè farlo al posto di mia madre e questo, nonostante il personale medico fu in entrambe le situazioni disposto a riconoscerci i "benefici" di coniugi, rimase un fatto che sapevamo si sarebbe potuto ripetere.
Non conosco una malattia peggiore di quella che ha colpito la nostra società, se dopo anni che vivi accanto a qualcuno tu possa trovarti escluso dalle informazioni vitali che riguardano il suo stato. Sono stati sprecati quintali di trattati circa l'importanza dello stato d'animo nella ripresa fisica di una persona ammalata e ancora mi chiedo: c'è niente di più importante della forza che si può attingere dal proprio compagno di tutta una vita? Se non ci è concesso di sapere la verità sullo stato di salute o sull'esito finale di un intervento chirurgico, salvo che le famiglie siano aperte, come possiamo non sentirci utili a metà? insieme ma non del tutto?
In tempi in cui la problematica circa il matrimonio per tutti sembra riguardare solo il pecunio pubblico e privato...da spartire ci sfugge l'importanza vitale dell"essersi fedele in salute e malattia". L'essere cioé capaci di assumersi per primi o al posto dell'altro se il caso lo necessita, non solo il gravoso carico della verità circa "lui, ma anche la responsabilità di dargli speranza certezza e coraggio. Coraggio che guarisce più di cento "integratori" e speranza che solo negli occhi di chi ti ha "scelto" puoi cercare ancora! Perché per quanto i genitori possano essere aperti e collaborativi nella malattia e ancor più nella salute di una coppia non dovrebbero entrare se c'è un compagno di una vita. Oltretutto anch'essi avrebbero diritto a non portare da soli il fardello di certe notizie e il figlio,  il diritto di scegliere come meglio proteggerli.
Mi dispiace ma non possiamo accontentarci di dividere solo la sala fitness o la spa  gay friendly in cui i nostri compagni possono avvalersi del nostro abbonamento open.
Non ci accontenteremo di stupidi testamenti olografi che ci ingaggino in lotte legali intestine coi parenti ostili di chi amiamo.
Non staremo seduti in un corridoio di un ospedale o peggio di un obitorio ad "aspettare il nostro turno". Nessuno dovrebbe farlo.
"Non ho paura delle emozioni, dei sentimenti forti persino strazianti" con queste parole di Ferzan Ozpetek io ribadisco il concetto che dichiararsi marito e marito da soli non può bastare non a me ma a nessuna società civile che riconosca la vita per quello che è: fragile unica preziosa e breve ma tuttavia impossibile da gustare a fondo se non condivisa il più liberamente possibile. Nessuna società è più minacciata e malata di quella in cui la morte non venga considerata come parte integrante della vita. Ne io potrei considerarmi sano se non fossi pronto ad affrontare in prima persona la malattia o la morte mia o di colui col quale ho sognato di vivere. Voi potreste?