giovedì 27 novembre 2014

E io mi dichiaro marito e marito cap 5: in viaggio di Cozze




Non c'è matrimonio che si rispetti senza un viaggio di nozze, ne un marito come se fosse un marito che non ti ci porti (non per forza in luoghi esotici e fiabeschi).
In fondo anche la vita è un viaggio e nessuno direbbe che non gli piace, ma io ho sempre sofferto gli spostamenti. Vittima della cultura asfittica in cui ero cresciuto non riuscivo ad immaginare il mondo "a portata di mano". Mia madre mi diceva sempre in tono negativo di aver fatto cose che loro neanche si immaginavano ...
Infatti, mio marito come se fosse un marito, mi invitò a considerare che potevo dargli ragione, facendo anche tutto il resto delle cose che la vita può offrire, senza vergognarmi!
La predilezione di mio marito per il viaggio invece, affonda le sue radici nella estrema sicurezza che ogni bene sia disponibile a chiunque soprattutto a lui e anche, ad una certa insofferenza dei Sagittari rispetto alla placida beatitudine di noi cancri per il "nostro guscio". 
Lui ogni tanto ...se ne deve andare. Io ogni tanto devo essere "sgusciato" come una cozza.
E' stata una botta di culo che mi volesse nelle sue fughe altrimenti sarei finito come le donne brasiliane che un giorno vedono uscire il proprio uomo e passano i successivi quindici anni ad apparecchiare tavola per due dal momento che potrebbe tornare senza neanche uno straccio di spiegazione!
Io cozza attaccata allo scoglio, lui mare...tumultuoso e insofferente ai confini.
Ogni volta che tira giù le valigie ha quell'aria allegrotta che hanno gli impiegati in trasferta quando sanno che per una notte possono andare a troie con una buona scusa, ed io ho l'aria della moglie di uno di questi: cosciente della sua necessità e inerme di fronte all'inevitabile!
Non sto neanche a dirvi la menata delle valigie che mi vede sognare di partire per quindici giorni con una pochette...se fosse possibile, mentre lui, assai più pratico sceglie sempre la più grande( che ovviamente finisce occupata per tre quarti dalle mie cazzate), non prima di una lunga ed estenuante quanto inutile lite sull'importanza delle dimensioni! (argomento sempre di una certa rilevanza tra maschi).
Hai messo le medicine? E le Ciabatte? E quante calze ti porti? E i fazzoletti di carta?
Non è mai rilassante partire con me e i miei sequestri emotivi, che mi vedono rovesciare in preda al panico la borsa, nel pavimento dei gates in cerca di quel porta spicci o del tal altro carica batterie che magari ho in tasca e della cui esistenza al di fuori di un aeroporto non mi importa nulla! Ma non crediate sia facile convincere lui che la direzione per i controlli di sicurezza sia quella che dite voi eh?!
Se non scende Mosè con le tavole dei check-in vestito da steward di terra che glielo conferma non c'è verso che mi creda, convinto com'è, che sia una sorta di bambina mentalmente instabile che cerca di scappare dal riformatorio!
Siamo stati capaci di otturare l'ingresso di una linea metropolitana a Londra, per questo, come anche, di insultarci sulla neve di Times Square circa la direzione del taxi più utile. 
Poi c'è la pipì! Il grande tema dei miei viaggi. Sono in grado di dirvi dove farla in molte capitali europee, al di sotto di che temperatura non reggereste un minuto in più e quanto vicini alle cucine siano i cessi in ogni dove... Perché la pipì è un mio modo di sfiatare l'ansia che mi genera il dislocamento geografico...o la quantità eccessiva di scelte disponibili ( emblematico lo strizzone ai tempi del Blockbusters)!
Lui naturalmente ha invece una vescica con una resistenza simile a quella del contenitore del Nucleo di una centrale atomica, per cui ha sempre la sensazione di viaggiare con una sorta di colpasta incontinente!
Negli anni siamo migliorati.... ma io, continuo a sognare perquisizioni corporali profonde da energumeni della dogana ( mentre invece mi toccano degli gnomi pazzeschi che neanche mi cagano) e lui continua a mettere bottigliette di acqua nella borsa pretendendo di avere ragione!
Però, quanti bei posti che mia madre nemmeno "si sognava" di vedere che ho visto, da quando sono omosessuale e con un marito come se fosse un marito! E quanto possono essere belli visti con un uomo col quale lei non mi vorrebbe vedere neanche in fotografia!!!!!
Penso che avrei dovuto mandarle cartoline gay da ogni dove, mannaggia! Peccato che non mi sono ricordato di farlo! Sai quelle cartoline con omaccioni che limonano duro e con su scritto: Gay è bello...saluti da ?
L'unica cosa che mi sta sul culo è che ogni volta mi chiedono se voglio un letto matrimoniale. Ma dico, non posso avere un matrimonio me lo volete almeno lasciare il letto????????
Se devo accontentarmi di un viaggio di Cozze, perché le nozze non posso celebrarle al mio Paese e sposarmi all'estero, mi farebbe sentire come una sposa col vestito di un'altra, possiamo almeno fare che la camera sia "matrimoniale" punto?
Non mi pare di chieder tanto no? 
 Miei cari non è facile dichiararsi marito e marito così tra noi...litigando come marito e moglie. Come una cozza si incazza col mare perché la schiaffeggia io certe volte mi incazzo vedendo come altri Paesi si siano tolti dalle palle sta menata di chi va a letto con chi o di quanti peni e vagine debbano esserci in un matrimonio! 
Londra, New York, Parigi, e molti altri posti incantevoli sono sopravvissuti all'orda di finocchie  in bianco e di lesbiche con il Tight, che oggi sono mariti di mariti e mogli di mogli, pensando unicamente al fatto che la Tour Eiffel o il Big Ben o Central Park..non ne avrebbero risentito, con quel che han visto nei secoli!!!!! 
Che il Colosseo, tra  tutti gladiatori e il sangue di schiavi innocenti e cristiani di cui sono intrise le fondamenta, sia in pericolo per un semplice si...mi pare davvero una gran stronzata! Non penseremo mica che la Torre di Pisa avrebbe un'erezione se io mi sposassi vero?
Che la Mole Antonelliana diventi un enorme vibratore perché due donne si uniscono in matrimonio? Nemmeno i sassi stanno poi così fermi...
Si, viaggiare fa bene cara mamma. Osare fa bene, fare le cose fa bene, avere un marito fa bene, avercelo anche se  sei o non sei donna fa bene,  sai cosa invece fa veramente male? Il Colesterolo. Ne ammazza più lui della libertà e degli aerei. 







martedì 18 novembre 2014

E io mi dichiaro marito e marito cap 4: Prometto.




La prima parte della promessa matrimoniale riguarda la fedeltà. Sempre.
Se dovessimo prenderla come è scritta ci sarebbe già da ridere sul matrimonio di chiunque...vista la tendenza di tanti ad un senso della famiglia tradizionale talmente spiccato da averne anche più di una al tempo stesso. Così come anche la comunità gay si porta dietro una ombra di promiscuità dagli anni settanta che sembra non renderla idonea a legami profondi e duraturi. 
L'idea che la fedeltà delle promesse sia di tipo sessuale fonda le sue radici nella idea cattolica di matrimonio per procreazione, ma è tutto qui? Se questa esclusività fosse tanto fondamentale non si capisce perché persino la religione includa il vivo incoraggiamento a perdonare il traditore in virtù della conservazione del legame stesso che il matrimonio esprime. Anche il legislatore in sede di separazione domanda ai coniugi se hanno attuato ogni tentativo di recupero possibile prima di procedere alla separazione effettiva. 
La fedeltà che ci si propone di portare sempre sembra invece qualcosa di meno fisco e fondamentalista e cioè l'idea di responsabilità costante nei confronti dell'altro.
Il cane è considerato l'animale fedele per eccellenza in quanto mantiene del padrone, una considerazione prioritaria che è in grado di porre anche sopra la propria sopravvivenza. Ma non è il fatto che il padrone lo possegga a renderglielo possibile, quanto il rapporto che questi instaura con lui. I cani sarebbero ottimi mariti o mogli a ben vedere!
Io e mio marito come se fosse un marito, condividevamo l'idea di fedeltà sessuale per motivi diversi, ma era chiaro che nessuno dei due avesse una idea di coppia aperta.
Ho sempre considerato il tradimento come uno sfiato inutile dell'ansia che può portare l'intimità con qualcuno. Cosciente delle mie difficoltà a sentirmi intimo con "uno" non vedevo di buon grado, in senso pratico, l'aumento numerico degli eventuali "dividendi".
La matematica elementare uno più uno uguale due e bona...mi era già sufficientemente difficile considerato che nel rapporto amoroso il risultato auspicabile è una strana formula che fa tipo uno più uno uguale uno. ( non tanto perché non ci siano unicità separate, quanto per la connessione profonda tra le due persone). 
Lui, invece, assai più "leggero" in gioventù ma virtuoso comunque, aveva coltivato una tale autostima da non pensare nemmeno di accontentarsi! Perlomeno fino a che è giunto a me, dove non si sa per quale "cambiamento" atomico delle sue cellule, sono certo si sia accontentato un bel pò! 
La vita sessuale degli altri è interessante come le cantine e le soffitte piene di cose inutili che hanno una storia coperta di polvere ..e cioé solo per chi le ha riempite o per chi è troppo curioso o carente di storia propria.
Quello che io e mio marito come se fosse un marito ci siamo dati davvero in realtà è stato la fedeltà intesa come sicurezza, fiducia e necessità dell'altro per le sue qualità a noi mancanti. 
Mi promise di essermi fedele sempre? No. 
Mi diede la fiducia che se tra noi non ci fosse più stato amore mi avrebbe lasciato senza umiliarsi o umiliarmi con bugie e falsità? Eccome.
E qui viene il bello della promessa " di esserti fedele sempre": non è il divieto, la proibizione il punto focale della promessa e della sua riuscita, quanto, l'onestà che dobbiamo a noi stessi e la coscienza che meritiamo un "intero", come lo merita l'altro. Intero che nulla ha a che vedere con la perfezione, l'adesione alle nostre aspettative, la performance. Che abbiamo la responsabilità anche di mantenerlo, nutrirlo, e svilupparlo con umanità.
L'umanità ha a che vedere col grado di onestà di cui disponiamo. I più crudeli esseri umani esisti erano tali per la profonda mancanza di autostima e onestà. 
L'umanità nei confronti dell'altro ci consente di darci senza riserve e gradualmente scoprire come l'altro accoglie la nostra parte mancante..imperfetta e persino sbagliata.
La fedeltà intesa come continuità che tutti offrono non è quasi mai quella virtuosa ma quella mancante. In undici anni non ho mai smesso di lasciare due bicchieri da lavare nel lavello...o di perdere le cose per casa e dargliene la colpa, come lui non ha mai smesso di incasinare i cassetti o di rifare le cose che non gli piace come faccio ( tipo ristendere i panni). Abbiamo solo smesso di prendercela per questo, e incominciato a considerare che l'unicità dell'altro è qualcosa che può continuare ad emergere, e a non spaventarci per ciò che porta.  
E poi signori c'è la vita in tutto ciò! 
Grazie al cielo, intanto che le persone promettono immaginando rigidi contenitori sottovuoto di felicità, la vita li beffa, li spinge e li costringe al suo ritmo veloce e lento a improvvisare, scardinando ogni possibile "prefabbricato"! Alla vita non interessa se sei gay o etero, se sei credente o ateo se quel giorno che pronunci la frase: e io prometto di....volevi il sole! Se ha voglia farà piovere comunque! 
Man mano che i nostri schemi famigliari si scontravano ( disfunzionale/carente il mio funzionale/ opprimente il suo), scoprivamo come formare un ambiente nostro in cui io trovavo una "educazione" e lui una "divagazione". 
Queste dinamiche ci hanno spinto a litigi anche intensi, a modi di scusarci tenerissimi e ridicoli che però hanno sempre suscitato nell'altro la tenerezza di un nuovo slancio, di quel finto " solo per questa volta", che suona come un "per sempre".
A tutti coloro che pensano che una coppia di uomini o donne non possano recitare con coscienza la promessa di essere fedeli sempre dico che dipende, esattamente come per loro, dal grado di umanità che abbiamo sviluppato. E dato che nessuno può sondarne l'entità, ecco perché TUTTI dovrebbero avere il diritto di pronunciarle coscienti,  non di ottenere qualcosa ne di rinunciarvi, ma di assumersi la responsabilità di una ignoranza dell'altro da colmare con tutto il tempo a disposizione che la vita potrà darci.
Ah e non sottovaluterei nemmeno il fatto che molti di noi degli anni ottanta canticchiavamo la canzone di una adolescente ricciuta e spavalda che a dispetto dei giudizi che ricevette divenne poi una attrice seria intensa e matura. com'è che faceva?
" t'appartengo a te ci tengo, se prometto poi mantengo"! Per altro mantenere ha un significato semplice: man-tenere, tenersi per mano. Come vedete una promessa non ha necessità di genere per essere soddisfatta. 












martedì 11 novembre 2014

E io mi dichiaro marito e marito cap3: Lo voglio.

Cap 3 Lo Voglio.



« Se potessimo vivere senza donne faremmo volentieri a meno di questa seccatura (ea molestia) ma dato che la natura ha voluto che non potessimo vivere in pace con loro né vivere senza di loro, bisogna guardare alla conservazione della razza piuttosto che ricercare piaceri effimeri.".

Questa, la spiegazione della necessità di sposarsi letta da Augusto alla promulgazione delle leggi per l'incremento delle nascite, all'alba di quello che, ancora oggi, è definito come matrimonio romano. 
La finalità genetica, differenzia questo matrimonio dal matrimonio moderno, per cui, a ben vedere, già milioni di coppie beneficiano di un matrimonio che non è vincolato alla procreazione "per forza" ma non per questo non regolamentato giuridicamente.
Caro Augusto, e cari lettori non pare anche a voi che in quanto a procreazione abbiamo dato abbastanza come genere umano? Quando penso al sovrappopolamento del pianeta e alle conseguenze che ha generato mi chiedo se l'accanirsi di tutti nel procreare non sia in fondo più una minaccia per la conservazione della specie che una tutela!
 Infatti, il buon Augusto, più che della specie parlò di razza. Affatto preoccupato per la specie lui era più interessato alla stirpe romana e alla difesa del suo impero. Un altro impero che doveva essere difeso fu quello della  Santa RomanaChiesa, la quale nella procreazione per forza vedeva la sua risorsa principale sia di fedeli che di nuovi soldati. Tra l'altro i figli e le figlie, più o meno legittimi come anche quelli che probabilmente non erano "convenzionali" finivano dritti dritti nei seminari ecclesiastici, garantendo un sempre cospicuo apporto numerico di "vocazioni". Anch'essa più preoccupata della razza che della specie.
Ciò nonostante, Augusto, definisce il matrimonio una seccatura di cui si farebbe volentieri a meno e queste si che sono parole auguste!
I difensori del matrimonio romano tradizionale se studiassero un pò le sue radici troverebbero che per la donna non c'era proprio alcuna considerazione tolta la necessità di portare a termine una gravidanza e il senso del matrimonio romano, così come ce lo avrebbe letto Augusto, prevedeva per gli uomini un piacere da cercare altrove e per le donne nessun piacere da ricevere una volta diventate mogli. Per tali motivi il picco di donne bigotte che oggi reclamano la primogenitura dell'istituto del matrimonio romano, sono donne che definire retrograde e dimentiche della storia oscura che le ha costrette al matrimonio per procreazione, è poco. Non mi risulta che la Chiesa abbia disgiunto la procreazione dal matrimonio se non che la coppia non possa averne suo malgrado ma di certo, lo ha fatto il Matrimonio moderno e Civile.
Ancor prima che la polemica divampasse esigenze progressiste e civili formarono la Costituzione e la Repubblica abolendo di fatto la religione di Stato cui si giunse ufficialmente con la revisione dei Patti Lateranensi del 1984 e con la sentenza 203/1989 della Corte Costituzionale. Lo Stato divenne quindi laico. Laico è in questo senso, chi ritiene di poter e dovere garantire incondizionatamente la propria e l'altrui libertà di scelta e di azione, particolarmente in ambito politico, rispetto a chi, invece, ritiene di dover conciliare o sottomettere la propria e l'altrui libertà all'autorità di un'ideologia o di un credo religioso. Così il matrimonio moderno ebbe una veste civile che non richiedeva per forza quello religioso, riconoscendone piena libertà a chi lo volesse contrarre, come anche ritenendo sufficiente quello civile, per chi non ne sentisse una esigenza. 
La frase che gli sposi pronunciano davanti ai testimoni e cioé: prometto di esserti fedele sempre, nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia e di amarti ed onorarti tutti i giorni della mia vita…” ben esprime il senso civile del matrimonio moderno e da sola contiene una predisposizione alla neutralità "di genere" e una perfetta definizione del matrimonio "per tutti". Perché dunque tanti problemi?
In parte perché il termine laicità risulta senza altre specificazioni alquanto ambiguo poiché di fatto esistono due tipi di laicità: una in senso cattolico e una in senso laicista.
La laicità, considerata positivamente, sarebbe l'atteggiamento con cui lo Stato garantisce la libertà di culto  ai fedeli delle confessioni e d'altra parte si riconosce la neutralità dello Stato democratico come uno strumento indispensabile per una convivenza plurale. Non viene però esclusa né una parziale sovrapposizione tra ambito statale e concezioni di origine confessionale né un intervento dello Stato sui culti per ragioni di ordine pubblico.
In quest'ottica spesso si ritiene che alcuni valori di origine naturale (cioè, considerata la storia italiana, di origine cristiana), come ad esempio il matrimonio monogamico fra persone di sesso diverso, possano essere parte integrante dei fondamenti condivisi dello Stato. In questa ottica lo Stato e le confessioni sono considerati ambiti distinti, ma tra loro comunicanti.


Il matrimonio più sgangherato di tutti è proprio quello tra Stato e Chiesa i quali sembrano essere due ricchi separati in casa, ognuno ingerente nella vita dell'altro con ridicole quanto labili rivendicazioni di autonomia ma incapaci di separarsi davvero dati gli enormi interessi economici che condividono.  Ce la vedi la Signora Chiesa rinunciare agli alimenti del Signor Stato o il signor Vaticano lasciar libera la signora Repubblica di darla a chi vuole? Entrambi i coniugi di questo assurdo matrimonio non sono fedeli l'un l'altro non condividono medesime sorti se non convenienti e non si onorano poiché si nascondono segreti e mezzucci da sempre. Visto così è un matrimonio come tanti, quasi normale oltretutto ma data la presunzione di questi coniugi di essere sopra di noi, e da noi mantenuti e considerati,  la visione che ci propongono del matrimonio dovrebbe far schifo a tutti: etero o omo che sia! Anche loro non hanno ancora deciso chi comanda, non vivono sotto lo stesso tetto e lo sfarzo di una e l'avidità dell'altro non forniscono di certo un buon esempio ai propri figli.  Di più ancora non comprendo come questi coniugi si arroghino il diritto di stabilire che quella promessa non possa essere mantenuta da chi come me li mantiene! Lo Stato ha una moglie vergine e santa che si addobba come una imbarazzante escort e la Chiesa ha un marito che considera il suo "matrimonio" con lei una "seccatura di cui farebbe a meno" ma che dal momento che non avrebbe pace senza come non ce l'ha con, è costretto a tenersela per garantire la prosecuzione della razza. Entrambi hanno figli che tengono separati ma su cui entrambi rivendicano diritti. Figli che usano per colpirsi. Questi ipocriti quanto ambigui soggetti che oggi fingono di darsi battaglia sui diritti dei propri figli e sul "loro bene" in realtà facendolo procrastinano l'unica cosa sensata da farsi: separarsi una volta per tutte. Tanto si sa che i figli, per il bene dei quali tanti troppi genitori dicono di non potersi separare,  quando  finalmente si separano dicono: potevate farlo prima e saremo stati tutti meglio.



« Se potessimo vivere senza Chiesa e senza uno Stato fintamente laico faremmo volentieri a meno di questa seccatura (ea molestia) ma dato che la natura ha voluto che non potessimo vivere in pace con loro né vivere senza di loro, bisogna guardare alla realtà e smetterla di credere che stiano cercando una soluzione. Nel frattempo gradirei che il denaro che mio malgrado devo dargli mi garantisse la possibilità di onorare e rispettare chi mi pare e se mi pare anche potendo dire: si lo voglio.

martedì 4 novembre 2014

E io mi dichiaro marito e marito cap 2: casa dolce casa?


Che fa una coppia quando decide di andare a vivere insieme? Non ragiona, dicono alcuni mentre altri convengono sul fatto che facciano bene. Le coppie gay vanno all'Ikea.
Lo so che ci vanno anche gli etero... ma noi abbiamo la consuetudine di andarci anche se non siamo veramente intenzionati a convivere. Credo che la motivazione per cui ho visto spesso ben note "zoccole" del mio ambiente all'Ikea col fidanzatino del "giorno dopo" stia negli allestimenti. Mi spiego, l'Ikea non è solo un magazzino lowcost di arredamento o un salvavita per defenestrati coniugali o un passatempo per casalinghe..è in realtà una scenografia sempre pronta di vita domestica.
Non appena ci entri, con tutte le sue soluzioni in mq da 0 a 30, dove c'è tutto tranne le scarpiere ( non mi sono mai spiegato dove secondo gli svedesi uno debba mettersi le scarpe), vieni immerso immediatamente nella sensazione di aver fatto casa!
 Infatti non a caso frotte di gay si ritrovano a mettere alla prova l'idea di aver qualcuno per casa proprio portandolo in uno degli stand ikea! Puoi subito essere in cucina e voltandoti capire se Ignoto1 si abbina bene al divano Ektorp o ci stona, o se in camera da letto la prima cosa che fa è stropicciare il piumone, o se nel cesso non abbassa la tavoletta.
Puoi anche simpaticamente capire che casa tua, se rientra nelle micropezzature degli stand, è troppo piccola per due, tipo: se normalmente fai colazione sul bancone di cinquanta centimetri scopri che la seconda tazza di latte devi appoggiargliela all'ingresso. 
Gli eterosessuali fruiscono dell'Ikea in modo più primitivo di noi, in quanto, ne escono con mensole, scaffali, divani origami da montare e quintali di polpette surgelate mentre noi una volta fatte le "prove" e mangiato un broccolo al vapore all'angolo ristoro ( una capatina al cesso di default...non si sa mai) siamo capaci di uscire con una piantina e un pacco di tovaglioli arancioni lasciando lo sventurato della notte prima all'Angolo Occasioni.
Per me e mio marito non è andata così, in quanto il "giorno dopo" non siamo usciti insieme e francamente se proprio avessimo voluto ci conveniva andare da una medium visto che lui insonne da sempre si fece una dormita epica ( forse per lo shock di vedermi nudo) e io, assai deluso dal fatto che avesse i peli tutti concentrati solo sul torace e niente sulle gambe, meditavo sul da farsi!
Decidemmo che sarei stato io a trasferirmi per ragioni di convenienza e per il fatto che ne avevo abbastanza di un coinquilino dei Gemelli che cucinava bistecche ai ferri a mezzanotte....
Mettere due case in una non è impresa che Ikea può aiutarti a risolvere, in più lui essenziale io demenziale ci trovammo subito nelle canne; dove lo metto il baule della nonna? E la mensolina rococò? E il quadretto bucolico? La cantina fu una risposta decisamente offensiva ma non ero nella posizione di negoziare per cui accettai.
Quei muri vuoti, quei mobili senza niente, quel letto minimale con solo due cuscini, e la cucina così ordinata parlavano di un uomo che in casa ci passava meno tempo possibile e dalla cantina tutti i miei oggetti gridavano: facci entrare che ci pensiamo noi!
Generalmente nelle famiglie tradizionali è "lei" che sposta i mobili quando è nera o decide il quantitativo di "raccoglipolvere" da distribuire per casa e "lui" suo malgrado accetta a patto di poter lasciare le mutande per terra in bagno...e i peli nella doccia.
Noi invece, non avendo ruoli ben definiti dobbiamo switchare più velocemente il pensiero perché oggi ho la sindrome della Luisa io ma domani ce la può avere lui e questo crea inevitabilmente continui patteggiamenti che impediscono la radicalizzazione di abitudini e dominii fissi....ma in undici anni io non sono mai più riuscito a fare una lavatrice e quindi che dirvi, forse la teoria resta pur sempre una teoria! Lui, d'altro canto, non si è mai più occupato del cambio degli armadi che è diventato il mio modo per sfogare rancori inespressi. L'armadio sembrerebbe delineare meglio di qualunque altro oggetto di casa i ruoli in quanto a casa nostra fu subito chiaro chi ne detenesse il volume maggiore...e cioé io! Per questo ero l'anima femminile della casa? Giammai. Più che altro ero quello con più stracci e meno inclinazione al "giorno dell'avvocatessa" ( quello in cui butti via quelle robe mai messe con la scusa che un domani forse ti tornino utili). Io infatti ad ogni stagione trovo sempre nelle sue cose quelle da scartare riducendo il suo armadio disponibile ad un quarto del totale e facendo la gioia del custode che pressapoco porta la stessa taglia( motivo per cui in assemblea, benché questo pulisse un cazzo, mi battei per la sua riconferma).
Eppure il concetto di ordine di "bel nett e pulì" è molto suo..e ad oggi mio marito come se fosse un marito si conferma un esperto mondiale in profumazioni per ambiente, detersivi, e centrifughe degne di una tintoria Doc, mentre io ho sviluppato un rapporto molto caldo col ferro a vapore! ( adoro non stirargli le tute per casa..cosa che lo fa incazzare). 
All'Ikea mio marito come se fosse un marito, ci va con la sua amica Daniela, e una tantum ci vado anche io per vedere se il tempio dell'improvvisazione domestica vende ancora illusioni famigliari alla popolazione gay che non può andare da Cassina a giocare a "Volemose bene", ma ogni volta ne esco assai più provato che ai Saldi e più annoiato che da mia madre. e soprattutto sempre con la stessa domanda:
come abbiamo fatto ad affidare la nostra idea di vita insieme ad una azienda che la casetta di pan di zenzero la chiama Pepparkaka ?????

mercoledì 29 ottobre 2014

E io mi dichiaro marito e marito cap 1: La Guerra dei Mondi

 Tanto quanto il dopo del vissero felici e contenti delle favole, tanto ne sapevo io del fare famiglia il giorno seguente al mio trasferimento a casa di quello che sarebbe diventato "un marito". Il mio perlomeno.
Il fatto di non prendere una casa ex novo insieme creava una sorta di mia "intrusione in un ambiente già organizzato di cui non sapevo molto...e nel quale mi muovevo circospetto come un gatto appena inserito in un gattile!
Quella poltrona sarà libera o è la sua? Nel letto quale lato mi tocca? E se non mi piace?
Parola d'ordine: adattamento opportunistico. 
Cercai di non farmi le unghie sul divano, di non lasciare peli i giro e di "farla nella lettiera"...intanto che mi sentivo a mio agio come in una scatola di spilli. L'amore è anche sacrificio mi avevano insegnato...e in più a 34 anni hai mica voglia di diventare un "reso", per cui fingevo una certa disinvoltura nel non trovare una posata o nel confondere i cassetti...
Quando lui usciva ...mi davo alla perlustrazione solitaria come una sorta di spia russa in cerca di una aspirina e piano piano cominciai a darmi una routine.
Mette una certa inquietudine dormire in un letto che non è nuovo...e adagiato li sotto le coperte mi sembrava di sentire le forme degli ospiti che mi avevano preceduto anche per una sola notte...e ai quali annunciavo lo sfratto esecutivo!!!!!!
Poi come in tutte le case con un solo bagno c'era la questione della "tempistica intestinale" che mi causava un tale imbarazzo che rimasi stitico per quindici giorni!
Beh insomma...d'accordo lui ti trova sexy a letto...ma perché la cacca la facevi a casa tua...e ti chiedi: ne avrebbe ancora voglia se gli toccasse andare in bagno dopo di te?
Tutte cose pratiche che sembrano scontate in una coppia ma che come il tubetto del dentifricio spremuto a metà  sono in grado di dimezzare la longevità di ogni passione!
Forse per questo la maggioranza dei gay che conoscono convivono in case di oltre cento mq con tredici bagni e l'interfono dalla cabina armadio collegato allo studio e la funicolare tra cucina e ingresso...Mi chiedevo: ma se i mq sono proporzionali alle intenzioni di durata, tipo  più ne hai più anni durerà il rapporto, io ero fottuto?
Se la sera era un pò inquietante e ansiogena per me tra turni opportuni di abluzioni pre-post...e il timore che una scoreggia distruggesse il mio "matrimonio", la mattina invece, dato che lui si svegliava presto, (o come scoprii nel tempo non dormiva mai come le bambine dell'orrore) venivo svegliato da una amorevole pacchetta sulla spalla e dal profumo del caffè già caldo e pronto sul tavolo!
Romantico...direte.... si, se non che la finestra del bagno dove sarei entrato di li a poco, ancora tiepido di letto per una doccia,  era spalancata dalle sei del mattino... e che una volta fatto un Ice challenge Bucklet (prima che diventasse una novità filantropica) avrei trovato la camera nelle stesse condizioni!
Che volete farci....a mio marito  piace arieggiare le stanze con te dentro...come fanno le massaie una volta che il marito tradizionale è uscito di casa!!!!!!  Un matrimonio gay d'altra parte non pare essere equiparabile al matrimonio tradizionale e alla luce di questa cosa delle finestre ...mi trovo alquanto d'accordo, voi no?
Essendo entrambi mariti l'uno dell'altro non potevamo neanche discutere la questione ...con la solita menata dei pantaloni e di chi li porta ..e cominciai allora ad attuare una qualche forma di protesta pacifica, dicendo: fa un pò freddino a gennaio non trovi, essendo a marzo, alla quale lui obbiettava con un più dialettale: Lé bel pulì!
Lo stesso per il caffè che in realtà per i successivi undici anni non sarebbe mai stato un espresso, come piace a me, piuttosto, senza un vero perché, sempre un caffè doppio con il latte che avanzava nel pentolino dopo la "Sua" colazione, come dire che era inutile piangere nel latte "avanzato". 
 Troppo facili i tempi in cui dopo una notte di sesso passionale e denso si scendeva nel caffè rionale e si faceva colazione civilmente e poi ognuno a casa sua ricordando dell'altro più lo zucchero che preferisce nel cappuccino, che il nome di battesimo!
Ma noi vogliamo sposarci insomma e basta con questo rifiuto medievale!!!!!! 
In fondo è come se una quindicenne volesse mettersi il vestito della festa di sua nonna e questa le dicesse: no non puoi metterlo perché il mio vestito è diverso dal tuo, invece di dirle solo che non è proprio il caso di sembrare una vecchia....
Noi comunque piano piano cominciammo ad abituarci l'uno all'altro..Infatti, anche per il mio "alquanto marito" non era mica facile!!!! Scopriva per esempio che i muri di casa, fino a quel momento piuttosto vuoti ed essenziali, cominciavano a esserlo sempre meno. "ma quel quadretto orrendo? - mi chiedeva; "carino vero"? dicevo io aggiungendo..."l'ho trovato tra i bidoni stamattina...ma l'ho pulito eh?!
Un giorno riuscii persino a convincerlo invece del film che dovevamo vedere al cinema, che sarebbe stato fantastico salvare quelle sei sedie in stile romagnolo che stavano per essere buttate sul marciapiede ancora tutte integre con le sedute in pelle e le borchiette di ottone! Ebbene si...dentro di me c'era una sgomberacantine, una accaparratrice  di rumenta, una robivecchia seriale...e suo malgrado cenò e pranzò seduto su quelle sedie per un paio d'anni!
Il mio sistema di adattamento si potrebbe definire a macchia d'olio. Comincio con apparente ritrosia e buona creanza...senza dar fastidio fino a quando ciaffo per ciaffo non ti trasformo casa in una sorta di cottage di Cabbot Cove..e tutto lieto ti faccio i biscottini sapendo che hai il diabete!
Se avessi avuto una moglie al massimo avrei potuto incasinare il garage e di nascosto, invece avendo un marito trovai più libertà e nel tempo cambiai anche tipo di "manie"..ma queste sono altre storie che scoprirete in seguito.
Che fossero le sue necessità di "corrente" o le mie di "riempirmi" i primi tempi del nostro matrimonio come se fosse un matrimonio, furono un periodo in cui il mondo di ognuno di noi fece irruzione in quello dell'altro. Una sorta di guerra dei Mondi che in fondo non tutti vogliono davvero fare con qualcuno e mi sento anche di dire che può essere fatta solo entro una certa età: quella in cui sei ancora disposto a stare un pò più scomodo per farci stare anche lui/lei perchè la comodità...è come l'autonomia..somiglia alla solitudine se non la condividi!
Intendiamoci, chi è autonomo e non vuole convivere fa bene, ma almeno una volta deve averci provato e aver tratto le conclusioni per lui/lei più opportune. Quello che intendo, è che il vivere assieme non può lasciare intatti i due mondi che assimila, risultato che invece si ottiene con il sistema "ognuno a casa sua", peraltro il mio preferito dopo i quarantadue anni. 
Qui si parla però di matrimonio o di ciò che, non essendo ancora possibile come tale, gli assomigli da vicino più di quanto vorremmo noi e più di quanto piaccia ammettere ai detrattori "tradizionali".
C'erano ancora molti altri aspetti della vita "matrimoniale che ci avrebbero messo alla prova: denaro, salute, rapporti con i parenti, progettualità e genitorialità eventuale o compensativa..il tutto ben sapendo quanto avremo dovuto essere fantasiosi nell'affrontarli tutti, senza altra tutela che la nostra buona volontà e un pizzico di culo.
A proprosito, si può dire culo all'interno di un matrimonio gay senza essere banali?

lunedì 20 ottobre 2014

E io mi dichiaro marito e marito! Introduzione.

Ci ho provato, su raccomandazione del mio compagno, a tacere e per un po ci sono riuscito. Mi sono messo un coperchio in bocca e ho sobbolito come la ribollita toscana...ma poi basta!
A giorni alterni mi sono trovato a congratularmi per i matrimoni contratti all'estero da amici e a incazzarmi per la recrudescenza di movimenti che ne contrastavano la trascrizione in patria...che già vale come il numerino alla posta...fino a quando sto casino tra gioia e nervi mi ha fatto diventare bipolare come un adattatore elettrico!!! 
Non mi ci metto neanche a dirimere la questione politica o a discettare su questioni di diritti umani in genere....perché credo che siano tutte cose che sono già strumentalizzate a sufficienza da tutte le parti, quindi, dato che "non ho niente contro gli etero anzi ho tanti amici come loro" (adoro ripetere lo slogan che di solito usano con me credendo di farmi un regalone), e ritengo pure che molte persone gay abbiano del matrimonio una smania che io avrei per una balenciaga..che posso fare?
Posso di certo dirvi che  appartenendo alla "Vecchia Guardia", come molti di noi, io non potevo aspettare il Legislatore per realizzare il mio concetto di famiglia e poter dar torto a mia madre che diceva: sarai solo e infelice tutta la vita, ne potevo manifestare o sposarmi a New York impegnato come ero a lavorare per pagare l'affitto in una città nella quale non ero nato, e dalle cui lusinghe dovevo anche proteggermi con un rigore che non mi consentiva di certo di darmi alla pazza gioia gay o ai viaggi matrimoniali. Ma almeno ai miei tempi non ci si aspettava grandi riconoscimenti pubblici e nel sottobosco civile che invece si generava tra le persone, complice anche il benessere degli anni ottanta e novanta, si poteva vivere in città come Milano assai tranquillamente la propria natura, e se il vescovo o il politico tiravano su le barriere noi ci si tirava su le mutande senza farci troppo caso. 
Oggi invece, il fenomeno delle "Sentinelle in piedi" mi ha incuriosito non poco. In un tempo di grandi spinte progressiste non si poteva non assistere alla controparte "fondamentalista" e in questo le religioni hanno tutte un senso comico di notevole rilevanza. Ma dico, non volendo essere additate come medievali le religioni non potevano evitare di darsi nomi tanto collocabili?????
Gia' c'è la Torre di Guardia dei Testimoni... i Boia neri dell'Isis che  per non sbagliare tagliano la testa a tutti che se non sei frocio comunque sei occidentale e potresti diventarlo, i  Predicatori Evangelici Americani tipo quaqqueri che strillano ai quattroventi il Peccato di Sodomia...agli africani che poracci non sanno più se morire di Aids o Di Ebola ....no dico ci mancavano anche le Sentinelle?????? E gli arcieri, nessuno? E l'olio Bollente ???? Ecchecazzo!!!!!!!!
Che poi dico, anche noi...ma non potevamo svegliarci negli anni Ottanta???? Proprio ora che anche gli etero si vendono il vestito da sposa su E- bay per arrivare a fine mese dovevamo farci venire le fregole di Tulle??? Invece di cantarla nudi al Queen di Parigi o nel Village a NY non era meglio cantare oggi "Do you really want to hurt me" davanti a palazzo Chigi?
Comunque qui siamo e qui ci tocca stare, alla fine anche mia mamma da bambino mi dava la merenda che volevo quando non avevo fame...si vede che a tempismo l'umanità non ci sa proprio fare!
Sono convinto che un invito sia meglio di una polemica quindi invito tutti voi a sedervi comodi...specie se siete Sentinelle, a scendere dalla Torre di Guardia e a essere testimoni di qualcosa di vero, se siete etero maschi a rilassare il perineo, per le femmine invece le pareti vaginali, e se siete gay a farvi una idea davvero comune di cosa significhi vivere come una famiglia senza cabina armadio e piastre a induzione e senza fotografarsi il coso in continuazione. Signori e signori dame e cavalieri, eminenze e feroci saladini, principesse con la barba e predicatori sfranti io vi do il benvenuto a casa mia: dove io con lui mi dichiaro marito e marito e dove, come potrete vedere, le uniche minacce che ci sono alla tradizione sono le lavatrici, alla salute i condimenti,  e dove la serena noia che regna viene illuiminata talvolta da un f24 dell'agenzia delle Entrate, o al massimo da un clismopaco inaspettato intanto che l'acqua della pasta bolle e le balle si scuociono a furia di essere "normali"!
Dove io e mio marito non ci siamo sposati ma litighiamo lo stesso, dove ci si ama con la convinzione che l'altro non era proprio giusto per noi, ma con la coscienza che neanche noi eravamo sta meraviglia, dove ci si addormenta la sera pensando: c'è in giro di meglio, e ci si sveglia la mattina con occhiaie e fiatella pensando meno male che non ha 20 anni ed è ancora lui! Buona visione ogni mercoledi su questa Rete!




venerdì 3 ottobre 2014

Gattare

C'è in tutti i quartieri ed è generalmente una figura che non passa inosservata. Ha qualcosa di rassicurante e inquietante al tempo stesso. E' quasi sempre donna, ma non è come le altre. Può essere  sola ma può anche avere una insospettabile famiglia. E' cortese con tutti ma lo fa perché teme ritorsioni. Usa eccessivamente i cosmetici per attuare un mimetismo furbissimo che le garantisce un discreto anonimato. Si sveglia prestissimo ma non è detto che apra la finestra. Getta la pattumiera ma nessuno l'ha mai incontrata e soprattutto è una esperta di richiami e trasformismi vocali. Chi è?
La vicina? Fuochino.....
La portinaia impicciona? Fuochino...
Tua mamma?.....Mi dispiace. No è la Gattara!
Come tutte le figure mitometropolitane essa si trova in città ma sogna una "casa nella prateria ", guarda la signora in Giallo, ma non capisce perché in una casa così grande a Cabbot Cove non c'è neanche un gatto,  indossa vestine da casa a stampa floreale senza maniche d'estate e  cappotti di lana infeltrita d'inverno, ma diresti che ha un suo stile.
Sono sempre rimasto affascinato dalle Gattare al punto che ritengo dovrebbero essere protette come i Panda in quanto anche loro sono in via di estinzione. Intanto, a causa del fatto che i loro protetti felini sono spariti da interi quartieri in concomitanza dell'espandersi di alcune comunità etniche, e poi perché la loro è una vocazione costosa di questi tempi.
Come le streghe nel medioevo le gattare sono state oggetto di superstizioni, odio igienista e generalmente considerate ex donnacce, ma spesso si tratta di donne molto sensibili e raramente belle dotate di una istintiva intelligenza che li spinge a considerare la gratitudine animale decisamente più genuina di quella umana.
Ne ho conosciute due in particolare nella mia vita, e che vi devo dire? Quel mix di circense e magico mi ha conquistato subito.
La prima era una signora del mio quartiere, che da brava vedetta lombarda mi aveva visto tirare fuori il salame dal panino che mamma mi faceva per merenda per darlo al più marcio dei randagi che allora non solo non erano una rarità ma erano considerati come ratti. Dal suo balcone dove c'era chi giurava che si radesse la mattina mi aveva detto: gioia, che bravo che sei... e aveva cominciato a raccontarmi la storia del povero sfortunato...come diresti di un parente  prossimo caduto in disgrazia. Non ricordo di aver sentito le sue parole ma fissavo le sue labbra dipinte di rosso alla ricerca di una sbavatura che negli anni che seguirono non ebbi mai modo di vedere ad ogni ora del giorno. Con la sua voce baritonale ed il petto generoso rinchiuso in una  armatura che glielo appuntiva questa donna che tutti criticavano mi appariva meravigliosa quando chiamava i suoi randagi per nome e me ne spiegava le vicende intanto che il marito, un omone irsuto e gigantesco che aveva una voce gentile e difficile da sentire, mi salutava in canottiera.
Il mio amore per i gatti era allora l'amore di un bambino per gli animali ma divenne nel tempo e grazie a Lei una autentico interesse per il modo in cui queste creature ci guardano. Ovviamente mi dedicai a quelli di loro che venivano scacciati perché malati anche dai loro simili...quindi toccai più gatti con la rogna che cristiani e mentre i miei amichetti si prendevano la tigna e una saccata di botte dai genitori io ne sembravo immune. Col tempo mi convinsi che le sensazioni positive che il contatto con loro mi dava a livello tanto profondo imponesse al mio sistema immunitario di difendere la mia sfera affettiva di riferimento..La signora dalle labbra carminie divenne un appuntamento quotidiano. Con la scusa di giocare in piazzetta dopo i compiti, scendevo le scale che portavano al suo balcone, ritiravo le scatolette e andavo nella pineta dietro i nostri condominii a nutrire i miei piccoli amici.
Mentre le chiacchiere maligne su di lei continuavano imperterrite io ne conoscevo l'umanità e la forza. A casa aveva solo una grossa gatta pigra e pasciuta e una figlia.
La seconda la conobbi da più che adulto, perché abitava di fronte a me anche se non ha mai e dico mai alzato le tapparelle di casa sua. Se ne stava seduta vicino alle caselle della posta e quando andavo a buttare la pattumiera mi salutava con un cenno elegante del capo ma senza dir niente. Questo fino al giorno in cui mi udì chiamare la Pussi, una randagia nera che stava li nel giardino condominiale, perché le dovevo mettere un collirio che avevo comprato per curarle una brutta congiuntivite. ...Questo cambiò il nostro rapporto di vicinato. Scoprii così che la signora dai capelli lunghi e strinati che non toglieva mai due cose: un cappello e una specie di stivaletto imbottito (lo stesso anche ad Agosto) era stata una insegnante di lettere..piuttosto benestante che probabilmente un uomo aveva abbandonato lasciandola senza mezzi. Che pur avendo una casa probabilmente non aveva ne corrente ne acqua e si lavava in un diurno a pagamento intanto che si recava a curare gli unici che pur non essendo mai maleodorante le dimostravano affetto: i suoi gatti randagi.
Era solita usare un fondotinta molto bianco e un rossetto rosso che le si trasferiva sempre nei denti: gli incisivi, che per dispetto erano gli unici che le erano rimasti in bocca. In un italiano squisito snocciolava le storie che la vedevano combattere per avere un alloggio dal comune in una zona migliore ...più signorile. passava i pomeriggi nella panchina interna del supermercato di zona dove spesso ci incontravamo e come era fiera del mio immancabile :buongiorno signora detto bello forte e condito di una cortese  stretta di mano di fronte agli anziani che non facevano che fissare i suoi doposci!!!! Fu li che un giorno si sentì male, un giorno che il suo trucco non impedì alla morte di riconoscerla, un giorno in cui i suoi doposci rimasero soli come i suoi gatti. Un giorno in cui maledizione non feci la spesa. Che relazione c'è tra la natura felina e queste persone? Sapevate che i gatti sono capaci di relazioni sociali anche durature ma possono anche farne a meno? Che pur essendo capaci di comunicare con noi "scelgono" con chi farlo? Che possono essere domestici pur mantenedo la loro indole selvatica? Che tra gli animali domestici, data la loro apparente contraddizione  sono stati oggetto delle più feroci maldicenze ? Queste caratteristiche di forte identità, indipendenza, capacità sociale come anche di totale autonomia emotiva,  se fossero riferite ad una persona non sarebbero forse i tratti di una persona libera?
I branchi che siano umani o animali tendono in genere ad emarginare i più liberi, in quanto non gregari e difficili da sottomettere ed ecco perché l'essere gattare potrebbe e dico potrebbe, inserirsi in una ottica diversa da quella della compensazione o della fissazione. Potrebbe trattarsi di una semplice connessione tra esseri viventi che si comprendono? L'obiezione che le gattare hanno una spinta compulsiva non mi interessa perché potrei dire lo stesso di tanti palestrati o di tante rifatte che però non si sognano nemmeno di subire un giudizio per le loro passioni altrettanto "sregolate".
Nemmeno credo che il fatto di occuparsi di animali santifichi una sudicia rompicoglioni, piuttosto credo che ci sia un modo in cui il gatto ci conquista e ci costringe a conoscerlo senza la certezza di poterlo dominare e che per questo, alcuni esseri umani altrettanto non conformi ne rimangano attratti o respinti a seconda della propria inclinazione verso regole e appartenenza di branco. Qualcosa insomma di più istintivo che razionale, tant'è che di solito chi odia le gattare o ha schifo degli animali o ama solo se stesso e ciò che lo riflette .... Più in generale però, se anche gli umani fossero animali, allora è probabile che una parte di loro sia gregaria o leader  come i cani e un'altra sia solitaria e indomita come i gatti. Chi può dirlo? Io di certo non potendo essere gatto come vorrei di certo sono destinato "gattara", perché oltre ad essere decisamente non conforme imprevedibile socialmente valido solo a periodi e poco inciline al branco e alle sue regole, io non ho nessuna intenzione di vivere la mia vecchiaia senza dar nessun fastidio!!!!!! E poi non so che dirvi....che colpa ne ho se ad un ciao preferisco un miao?