mercoledì 29 agosto 2012

"Abat-jour Chateaux" un tramonto migliore.


Li ho sentiti nell'appartamento della signora sopra di me. I ladri? no, i suoi parenti. I parenti della signora che per una vita ha potuto contare esclusivamente sulla solidarietà della sua amica e vicina di casa.
Li ho sentiti intrufolarsi a casa sua, mentre era in ospedale per una brutta caduta e se ne decidevano le sorti. Li ho sentiti, prendere ciò che c'era di loro gradimento, come ladri all'imbrunire!
Venivano a razziarle la casa nella quale avevano già deciso che non avrebbe mai fatto ritorno. E lei, la sua amica? E' stata incoraggiata dai parenti serpenti a non andare a trovarla, dicendole che la signora non voleva farsi vedere in quello stato. Ma loro non sapevano che ogni domenica le due donne si aiutavano a farsi il bagno proprio "in quello stato". E ora non possono nemmeno vedersi!!!
Di giorno i parenti pregavano ipocritamente per la congiunta, e incassavano i complimenti per l'amore mostratole da stupide infermiere. Di notte, contavano il suo denaro e gettavano sacchi neri pieni della sua vita!
Non sono certo che tra le due donne ci sia stato un rapporto d'amore, ne donne di quell'età l'avrebbero poi reso manifesto. Ma c'era tra loro una autentica e solidale unione. L'una timida e con un caschetto grigio come ultimo vessillo di femminilità. Audace e con la voce imperiosa di chi ha comandato l'altra.

"Infermiere? Barbie buon compleanno si sente sola"!
"Ok vado a prenderle Ken sorpresa mattutina", ci metto solo un attimo se la "signora"" non l'ha nascosto nel letto.(alludendo al suo vicino di stanza).

Potrebbe essere questo più o meno il dialogo che mi immagino tra un omosessuale anziano ospite della casa di riposo "Chateaux Abat-jour " che aprirei se vincessi una ingente somma di denaro, e il suo infermiere.
Vi sciocca? Pensate che non abbia rispetto nè per gli omosessuali che per i vecchi e magari neanche per la loro solitudine? Vi sbagliate di grosso!

In realtà alla mia età ci penso spesso agli anni che non definirei ne rosa nè tantomeno azzurri ma grigi della vecchiaia, della mia, tanto più che a quarantadue anni tutti i miei amici affrontano il declino più o meno decoroso dei propri genitori. Mi chiedo: se questi che hanno fatto i figli si ritrovano a martirizzarne uno su cinque con il loro tramonto, o a farsi minacciare da una badante superpagata e magari un pò manesca, che posso aspettarmi per me che non ne ho?
Certo, fare figli per questo motivo non è sano, ma non crediate che ad un certo punto ogni genitore non se lo aspetti, con quel che ha fatto "per" voi!

Inoltre, essendo la vecchiaia, una prospettiva per un omosessuale sia maschio che femmina, invitante quanto l'esibizione di un seno della cantante Ciccone per un musulmano, provate ad immaginarla in un nosocomio qualsiasi!
Ti ruberebbero la copertina di cachemire di notte, nessun video porno da guardare in pace, in ricordo dei "vecchi tempi"andati, niente aperitivo o sigarette, e potreste dire addio alla vostra minibottiglia di martini nel comodino o allo spaccio di pillole blu.
Insulse infermiere che non parlano la vostra lingua non vi permetterebbero di depilarvi le irsute soprracciglia( si sa che i peli sono in aumento da anziani) o vi laverebbero con il garbo di Freddy Kruger, per poi ridere tra loro per come vi sedete aggraziati e composti in mezzo a quel disfacimento umano.
Probabilmente non ci sarebbe nessun parente a perorare la vostra causa in caso di problemi. O peggio ancora, ci sarebbe. Improvvisamente, niente di ciò che siete stati con tutte le vostre forze e grazie e bellezze, verrebbe più permesso ne tollerato in quel grande imbuto verso il cimitero che sono le case di riposo, dove saremo tutti solo delle pensioni da incassare, in attesa di essere incassati a nostra volta in un poco sciccoso contenitore zincato! E alla lunga siccome l'essere umano è adattabile per natura finireste per confondervi con "gli altri", solo per essere lasciati in pace.
Il pensiero che solo perchè ho settanta o ottanta anni qualcuno decida che sono un vecchio "qualsiasi" mi orripila! A voi no?
Quindi io che sono un uomo previdente, penso di voler salvare tutti gli uomini e le donne gay, che sfortunatamente arrivino a quell'età, dall'essere "normalizzati" come vecchi decrepiti senza una storia glamour-tragica da raccontare e qualche sconcezza di cui fingersi ancora scandalizzati.

Lo immagino adagiato sulle colline dell'Appennino tosco-emiliano, il mio "chateaux Abat-jour ", su quei verdi declini che si allungano come onde mai minacciose, perchè la terra di Emilia è da sempre avezza ai piaceri di gola e non, e accoglierebbe con maggiore ironia un luogo dove invecchiare non sia per forza annientarsi.
Certo ci sarebbe da gestire il lutto di uno o dell'altro, e la gestione di una sempre meno audace autonomia, ma per esempio i funerali verrebbero celebrati in stile americano seguiti da una sorta di festicciola come per le finaliste di un concorso di bellezza "eterna". Il personale verrebbe selezionato in base alla sua avvenenza e opportunamente formato al genere di humor necessario. Pensavo a drag queens in pensione (generalmente ben prima che quarantenni) a donne reduci dell'esercito israeliano, o a caraibici ragazzoni alla pari.
Sostituirei anche le deprimenti sedie a rotelle con opportuni quod ridimensionati come quelli presenti nei mall americani, muniti di "mano morta con cui importunare il personale nei corridoi.
No, non è un circo di bontemponi quello che ho in mente, ma perché diavolo non potrebbe esserci un modo più folle di concepire un ultimo tratto di strada?
L'assistenza medica In stile Patch Adams perché dovrebbe rivolgersi esclusivamente ai bambini?
Non conosco fragilità maggiore e maggior bisogno di gioco e coccole quanto quello presente nella vecchiaia. Le persone verrebbero incoraggiate a stare insieme ma anche inviterei "le nuove leve" a interessanti quanto formative conferenze sul coraggio di essere se stessi, anche quando un capo di Prada nell'armadio non fà più alcuna differenza!
Questo vorrei, che i miei ospiti sapessero quanto ancora il contributo della loro esperienza in rosa su questa terra, sia valido e necessario, perchè prima ancora che i malanni ci umiliino, ciò che viene perduto e vanificato è il modo unico in cui ciascuno di noi ha trovato la sua strada, ha lottato per un amore, ha infranto regole e anatemi di una società che in fondo ci disprezza tutti una volta diventati vecchi.
Ci sarebbe una magnifica libreria come quelle dei miei sogni più arditi e romantici con boiserie di legni pregiati e elevatori che consentano a chiunque di raggiungere le pagine che cerca, che vuole rileggere, e perché no, la possibilità di creare di proprie scrivendole, in modo da non lasciarci davvero del tutto, e una cineteca che raccolga tutti i grandi classici, i film di "genere" le grandi epopee e le eterne eroine dei nostri sogni. Perchè se è vero che ad una certa età ci si volge volentieri al passato, noi vogliamo volgerci verso le migliori:Sissi l'imperatrice democratica, Rossella l'impertinente, la Contessa Olenska la "discussa", Anna Karenina l'innamorata a morte, Giovanna l'amazzone vendicatrice, Elizabeth la lungimirante...solo per dirne alcune.
Chissà cosa facevano da vecchie? A parte Elisabeth s'intende che essendo regina fece buon brodo con la corona!
Certo, lo so che è una dimensione da film americano, quella che descrivo ma non riesco a fare a meno di pensare che se vincessi una ingente somma di denaro, questo sarebbe il progetto che vorrei realizzare davvero! Che ci devo fare? Del resto molte delle attrici che hanno interpretato le nostre eroine, non hanno avuto una vecchiaia degna del loro ruolo, nemmeno con tutto il denaro guadagnato. Perché? Perché il denaro non le ha salvate dal tempo ne dalla schiacciante ipocrisia di Hollywood, né da una solitudine resa ancora più amara dal fatto che nessuno le accogliesse più per ciò che erano state tanto a lungo.
Darei ai miei ospiti che tanto spesso non hanno avuto le famiglie dalla propria parte anche assistenza legale dichiarando guerra a quegli sciacalli e avvoltoi di cugini di terzo grado che scopri di avere quando oltre agli anta hai anche qualche soldo.

E Dio, che tutti cercano ad un certo punto, quando lussuria e scaltrezza lasciano il posto all'artrite? Sono certo che nessuno di noi, che abbiamo vissuto "contro natura" per come sostiene chi dice di rappresentarlo bibbie alla mano, abbia confidenza con lui, ma non posso escludere che ne senta il bisogno. Noi che come maddalene abbiamo amato tra sacro e profano, potremo anche essere accolti alla sua tavola per quel che ne so. Comunque in certi casi è meglio un buon avvocato terreno, codice alla mano!
Ma il nostro luogo, non dovrebbe essere un posto dove andare perché non c'è altra scelta, piuttosto vorrei fosse proprio quello. una scelta diversa, possibile anche a chi è stufo di stare da solo. Intorno al gruppo principale mi piacerebbe vedere deliziosi residence, per coloro che autonomi ed efficienti decidessero di trasferirsi e partecipare ad una vita non solo più attiva ma anche più adeguata alle loro esigenze. All'occorrenza l'aiuto necessario non sarebbe troppo distante, e potrebbero ancora sentirsi utili nella vita di qualcun'altro!
Ora non mi resta che spegnere la luce e dormire, o accenderla e stupirmi del sogno che ho fatto ad occhi aperti?
I rumori al piano di sopra, sono terminati da giorni. La donna col grazioso caschetto non viene più menzionata nemmeno nei pettegolezzi della scala A, e la sua amica è diventata una vecchia che fa la dialisi e aspetta cosa non saprei, forse di vederla tornare, forse di raggiungerla.
I giovani, o quelli che si credono tali, fanno le diete, anche a 60 anni per sentirsi sexy come la mia dirimpettaia, che seduce ragazzi stranieri che hanno meno della metà dei suoi anni, e lo fa per non suicidarsi.
I cani abbaiano la notte le luci si spengono ...e io? Accendo l'Abat-jour, la stessa con la quale dormivo da piccolo. Quella che mi confortava dalle più grandi paure con la sua luce fioca ma sufficiente a darmi speranza. La stessa che vorrei dare ad altri, o a me stesso ora che i giorni si fanno meno fulgidi.
Sul tavolo della cucina, un post-it dice: compra un gratta e vinci.


martedì 17 luglio 2012

un aiuto imprevisto.


Ci sono persone che non si annoiano? Dicono di si, che ci siano persone che non hanno tempo di farlo, ma io non ci credo. Credo invece, che anche non avere tempo di annoiarsi sia un modo fico di dire che non se ne può più, e che questo sì, sia veramente noioso da ripetere e da ascoltare.
A me capita che questa signora lamentosa di cui non si capiscono i bisogni, mi venga a trovare.
Arriva si siede sul mio divano e mi guarda: che vuoi? le dico, ma lei alza le spallucce e storce il viso, senza rispondere.
I suoi occhi sono vuoti e le spalle cadenti, fuori c'è il sole e so che basterebbe alzarsi e lasciarla li sul divano, ma lei allunga la sua manina flaccida e mi trattiene facendo un espressione che sembra voler dire: ma chi te lo fa fare? Allora sento che la volontà mi sfugge e mi risiedo con lei al fianco.
Potrei andare in piscina. Di domenica?
Potrei fare due passi. Con questo caldo, e poi verso cosa?
Potrei scrivere o leggere. Ho già sonno.
Allora domenica, rinuncio a muovermi, accetto la sconfitta, e smetto di voler fuggire da lei, e la invito a guardarsi un film con me. Io non parlo non parlerà neanche lei, lo farà qualcun'altro per noi.
Il film comincia, e come sempre mi cattura subito nel suo ambiente. Il Mississipi, gli anni di Martin Luther King, la cittadina di Jackson nei primi anni 60.
Se eri una donna di colore a quel tempo, non potevi sperare di annoiarti perché nevrotiche signore bianche esigevano questo o quello ogni minuto della tua giornata, finita la quale poteva capitarti di dover fare chilometri a piedi per tornare a casa.
Oggi si lucidano gli argenti, o si bada alla piccola, comunque si cucina, e qualcosa di fresco deve sempre esserci per le amiche della signora che vengono a giocare a bridge, mentre altre donne come te lucidano i loro argenti, badano ai loro figli, preparano qualcosa di fresco.
A casa un uomo, che a sua volta ti picchia per sfogare come può la sua frustrazione, e troppi figli da crescere, o forse a causa dell'odio razziale da piangere.
Uccisi come cani per pochi dollari.
Eppure queste donne che la vita ha forgiato col fuoco, se i bambini che curano come madri, gli chiedono: perché non sei bianca, rispondono, perché ho bevuto troppi caffè! E se nei pullman si incontrano, si salutano chiamandosi signore o signora e alla domanda come sta, dicono l'un l'altro, come vuole Dio.
Una giovane ragazza bianca vive sulla sua pelle una diversità che la rende "sbagliata" nella società di quel tempo, non fa del cercare marito la sua principale occupazione. Anche lei non vuole annoiarsi a morte in un salotto buono o dal parrucchiere, lei vuole scrivere, lavorare. Ma più di tutto vuole sapere perché la sua vecchia tata di colore se ne sia andata senza lasciarle nemmeno due righe. Lei che come dirà alla madre le aveva dato l'unico modello di cui aveva bisogno, visto che sua madre era troppo presa da se stessa.
Questa indomita ragazza, sfida così le consuetudini odiose del suo tempo, e comincia con tenacia a raccogliere le esperienze delle cameriere e a proporre a una editrice di New York il suo progetto editoriale.
Quel che ne segue è l'emozionante intreccio tra queste donne che nessuno ascoltava, e una pagina bianca su cui riverseranno molte delle loro amarezze, ma anche ciò che ci vuole a scrollare ogni sistema: la verità. Una verità che nessuno si augurava scombinasse la tranquilla cittadina di Jackson e cioé che annoiarsi spinge a diventare crudeli, a dominare qualcuno perché paghi il prezzo della nostra insoddisfazione.
Una insoddisfazione, quella delle donne di Jackson, molto simile a quella che vedo oggi. Un torpore che viene da una pancia piena e una mente vuota. Una rabbia verso chi sa cavarsela con molto meno, con chi non brucia mai la pietanza che non sono in grado di cucinare, con chi pagano per un lavoro pensando in fondo di aver per questo un "diritto di proprietà". Così rammento le storie della mia amica che fa quel lavoro oggi, a quasi quarant'anni dopo gli anni sessanta, e che mi racconta.
Di come lavori per donne che partoriscono figli che non amano, degli spiccioli che lasciano le anziane sul tavolo per mettere alla prova la sua onestà, o dei pantaloni lerci che la costringono a stirare, invece di lavarli, le mogli noncuranti di rispettabili professionisti.
Storie di avvocati, medici, e gente ricca le cui mutande sporche lasciate sul pavimento prima che lei arrivi, siano meno penose per lei dello sguardo dei loro figli. Anche lei, non ha tempo di annoiarsi ma ne ha per me, quando insieme beviamo un caffé la sera mentre legge cosa scrivo, lei che scrive molto bene nel segreto della sua casina ben curata.
Anche allora c'era una crisi economica, e profondi sconvolgimenti sociali si preparavano, forse un pò come oggi, ma come oggi, questo sembrava non riguardare molte persone, che forti di un denaro che non compra la qualità delle loro vite, credevano di dover continuare a vivere esattamente come prima, ad avere il diritto di annoiarsi con la pancia piena.
Più furbe le moderne "signore" della Jackson che il mondo sembra di nuovo essere tornato a diventare, celano la propria indifferenza attraverso un certo impegno sociale, un amore per il sud di un mondo che gli resta lontano, intanto che lasciano gli spiccioli sul tavolo, per vedere se li ritrovano.
Il film finisce, si intitolava The Help anonymous- l'aiuto. E un aiuto me lo ha dato eccome.
Mi ha fatto capire che la mia non è noia, è stanchezza. La stanchezza di lottare per inserire nella noia di altri un pò di bellezza, un pò di umanità, uno stimolo ad incontrarsi davvero e mettere insieme le proprie risorse. E' un senso di vuoto che non mi arriva da dentro, dove anzi sono pieno di cose da dare, ma da fuori.
Le cameriere di Jackson, che si abbracciano e che si difendono l'un l'altra mentre friggono ali di pollo, che sperano in un miglior mondo avvenire ma che si fanno il culo quello vero per restare a galla in questo, che sono amiche come nessuno oggi vuole esserlo per qualcun'altro, queste sono le persone che cerco. Questa la persona che cerco di essere, quando ogni giorno lotto con spazzola e phon per lasciare in un ricciolo un pò di poesia, o quando ascolto gli sfoghi delle amiche durante il tragitto che fanno per arrivare dai loro fidanzati, e che da tempo non mi parlano più di loro stesse e di noi, ma solo di cosa hanno paura che non succederà loro.
Il mondo che si è allargato, che è connesso, è diventato un cembalo stonato che rimbomba sulla rete o nei telefoni la propria vuotezza, ma nessuno vuole ammetterlo.
I circoli femminili e maschili di quegli anni sono oggi condensati nei social network, dove altro non vedi che cause da sposare con un "mi piace", o profili che non hanno altro da mostrare che le proprie mutande, le proprie case vuote e perfette, e vacanze dalle quali tornano tutti stanchi e annoiati. Filosofie inutili che inneggiano allo star bene con se stessi che se non "condivise" scatenano tutto il malessere che solo le forzature e la solitudine sanno generare, tutto pur di sfuggire al vero problema: le persone si annoiano a morte, perché non fanno niente per nessuno che non siano loro stessi.
Si c'è bisogno di un Help di un aiuto. C'è bisogno di qualcuno che venga a trovarci con una buona idea, c'è bisogno che quella idea la troviamo noi magari davanti a due ali di pollo fritto e un caffè. A casa mia o tua.
C'è bisogno di bere tanto caffè da diventare neri e coraggiosi, umili e affezionati, seri e amorevoli come delle cameriere di colore negli anni sessanta, senza volere in cambio nient'altro che la speranza di un futuro che riconosca di nuovo l'umanità che abbiamo perduto tra boutique, portatili e conti correnti.
La signora di cui non capisco i bisogni, è sparita al suono del campanello. Il caffè è sul fuoco e la mia amica è arrivata dal lavoro per berlo insieme.








martedì 10 luglio 2012

cercasi nonni disperatamente.



Dal balcone della casetta dei miei suoceri, nell'Appennino tosco emiliano, Minosse non sembrava così minaccioso. Ventate di aria fresca soffiavano facendomi pensare che anche lui sbuffasse un pò, e i giochi dei "piccoli" di casa sotto il sole tingevano il quadretto di una allegria quasi sospetta se non inquadrata nell'unica verità fondamentale, e cioè che la felicità è semplice e disponibile per tutti, ma soprattutto ancora possibile!
Con tutti i problemi, incertezze e affanni che ho sulle spalle, come facevo a non cogliere quell'occasione di gioia? Come vederla se non mettendosi da parte a guardare con gli occhi di qualcun'altro? Certo non mi illudo di darvi certezze che non ho, anche perché una partita a palla prigioniera in centro a Milano non verrebbe vista come una fuga momentanea dall'angoscia, nè devo ammettere, mi viene in cuore di farlo, credendo davvero che serva.
Allora capisco che quella felicità, l'ho provata proprio rinunciando a volere che mi riguardasse personalmente, che fosse mia, che fossi io il destinatario di quella luce, ma al massimo un fortuito passante che troppo lento ormai per per scansarne l'abbaglio insostenibile, ne sia rimasto comunque parzialmente illuminato.
Nell'egoismo di volere tutto intorno a noi abbiamo fondato le città, e i loro "costumi" sociali che hanno sempre noi come centro di ogni cosa. Cosa indossiamo, cosa programmiamo di fare, dove lo faremo e quante persone soprattutto lo verranno a sapere.
Consuetudini un pò fasulle, passate dall'eccesso di "vestizione" al più moderno "scazzo fashion" di oggi in un gorgo vorticoso di uniformi da indossare o da stracciare prima di farlo, e discorsi inutili da fare negli stessi ambienti angusti e opprimenti che oggi sono "in" tra un palazzone e un'altro.
Mi piaceva da pazzi quando, da bambino finivo il bagno e facevo girare il dito nello scarico per formare il mulinello, ma mai avrei immaginato di finirci dentro da adulto.
E gli altri chi sono? quale lo scopo dell'adunata fuori da questo o quel locale? Quale il gorgo verso il quale si spingono?
Una utenza misteriosa e potente dalla quale pescare un'avventura, carpire uno sguardo che dia senso alla mascherata con cui ci siamo proposti o al minimo un display dove veder riflessa l'immagine di persona felice che nemmeno il nostro più amato vestitino a fiori, riesce più a convincerci di possedere realmente. Ecco a cosa abbiamo ridotto chi non è IO.
Allora si torna indietro, e negli stessi luoghi si discorre di come sia più bello andare in una isola deserta invece che al resort, o di come chissene frega dei tacchi per forza se ci sono gli ugualmente costosi minisandali bassi, o si regalano perline infantili a donne adulte per farle sentire delle "bimbe", pronte per la loro "primavolta"
Ma bimbi si è una volta sola, e una soltanto è la giornata felice del suo ottimismo al profumo di cioccolato spalmabile, e quindi nemmeno questa finzione del "bambino interiore" è sfuggita dal mulinello della realtà vorticosa che tutto spinge verso il grande scarico dell'esistenza!
Perchè il segreto di una vita serena, sospetto non sia nel mantenersi giovani, o nel cullare fantasie infantili di principesse o giovani avventurieri senza tempo per la tristezza, quanto piuttosto nel trovarsi, a vivere davvero la più grande soddisfazione di un adulto, la certezza cioè, che la "sete" egoistica di emozioni brucianti sia spenta, finita, non più dovuta soprattutto, ma che sia stata assaporata per il tempo giusto in cui ci spettava e non oltre!
Che sia durata poco o tanto non importa, il bagno in quella fonte lo abbiamo di certo fatto e per questo abbiamo il dovere di preparare la vasca per chi c'è dopo di noi. Non a caso credo infatti, che l'ostinata volontà di non staccare le labbra da quella fonte, ci abbia spinto a privare proprio loro, i bambini, di quel diritto.
Mai quanto oggi, adulti odiosamente infantili, si spingono ad ogni forma di schifoso gesto proprio contro i bambini, spingendoli a crescere in fretta, a tenersi occupati, a capire che la vita non è un gioco, ma solo per guadagnare tempo e libertà per i propri "giochi", come la " bambina capricciosa e sexy" o " l'uomo incompreso da consolare", nella più rosea delle ipotesi.
Ci sono i nonni per questo dicono alcuni, ma che ne sarà dei bambini, di quella merenda, di quella briscola "barata" in cui vincono sempre, se nessuno di noi vorrà esser nonno? Ce la vedi una nonna settantenne con la xs , i piercing, le tette ancora aggrappate alle costole, preparare una merenda?
O come faremo depresse e piene di psicofarmaci, immerse nei nostri rimpianti, a consolarli per un ginocchio sbucciato?
Spero che un giorno donne e uomini ritrovino il coraggio di rinunciare a una serata tra donne e uomini, e comincino a guardarsi in faccia, a riconoscersi come i custodi di un diritto che dobbiamo "passare". Quello di credere che c'è un tempo per essere felici, e un tempo per esserlo per qualcun'altro.
Che si trovino da soli o in compagnia, affacciati ad un balcone a godersi la meraviglia di un paesaggio come quello che ho visto io, e scorgendo il sorriso grato di un bambino per la sicurezza che il nostro amore sia vigile e autentico per loro, trovino pace e senso autentici essi stessi!






mercoledì 4 luglio 2012

Bianco


Cara pagina bianca, ormai ci sei rimasta solo tu.

Tu sei per me uno spazio per respirare, in questo mondo che è diventato piccolo e ingombrante al tempo stesso. Tu libera, tu pulita di parole ancora da scrivere, tu pronta ad accogliermi col tuo spazio vuoto, tu che senza ostacolarmi ti lasci tracciare dai segni della mia grafia come io faccio con i tempi che corrono!
Dopo essermi sfiancato con interlocutori umani, troppo pieni di sè, o troppo vuoti di idee da non lasciare spazio al silenzio, vengo a cercarti, non per scaricarmi quanto per sentire il dolce invito al tuo spazio bianco. A volte mi delizio di attendere nel silenzio il momento buono per cominciare, e senza un perché scopro quante cose posso dirti, quante tu come nessuna, ne possa contenere.
Eppure non è solo libertà ciò che provo, come mi accade anche con i miei simili, lo spazio vuoto o l'ascolto mi suscitano delle responsabilità. So bene che ciò che scrivo è inoppugnabilmente mio, so di non poter cioè fuggire dal significato di ciò che dico con filosofici rigiri, né prevedere la reazione che susciterà, ma come sai non mi manca il coraggio di firmarmi.
Ci sono volte che quando il mio spirito si increspa, scrivo feroce le parole che penso, parole di sale che possono bruciare le pelli gentili di coloro che hanno scelto di non parlare mai più di tanto, ne di scrivere nero su bianco la propria indifferenza all'altrui difficoltà.
Cara pagina nessuno di noi può aspirare al bianco candore della tua innocenza, nessuno di noi è capace di neutralità senza destare il sospetto, e per questo mi sento ospite nella tua casa di carta. Un ospite che può attingere a quante più stanze sia in grado di immaginare, a patto che ne riempia le superfici di senso.
Ci sono persone che devono parlare, che devono cantare, che devono usare le mani per plasmare materie, e ci sono io, che alla ricerca del mio unico modo di condividere davvero la mia stessa nudità, amo passare i pensieri dalle dita, saltando quella bocca, che non ho più voglia di aprire.
Con te ho scoperto la gioia di usarla meno, perché essa non ce la fa a pronunciare solo ciò che serve, con te la saggezza di rinunciare ad un eloquio che troppo spesso di questi tempi ha il sapore del conflitto.
Bocche come armi e dita povere di azioni, questo siamo diventati?
Picchiatori verbali incapaci di scrivere una frase buona, comunicatori di paure che ci riempiono la bocca di menzogne.
Ormai prigionieri della nostra immagine, del falsato senso di energia positiva, non condividiamo davvero nient'altro che angoscia e fragilità e un impegno a magnificare noi stessi. Social network e mail hanno ridotto le cassette delle lettere a nient'altro che contenitori da svuotare.
Ma c'era un tempo in cui l'amata scorgeva il candore di una busta dalla finestra della sua stanza, e correva eccitata ad aprirla per leggere le parole d'amore di chi era lontano, o una madre sentiva nell'odore della carta il profumo del bambino ormai lontano che aveva partorito.
Ognuno si sedeva chiudendo la bocca e aprendo il cuore alle parole vergate su quel foglio, cosciente di ogni singola emozione che solo le parole scritte suscitano. Potevano essere buone nuove o moniti amari, ma nessuna semplificazione ne abbreviazione, potevano evitare il silenzio rispettoso con cui entrambe venivano apprese, nè si poteva pensare di non dare risposta alcuna.
In fondo, il futuro, non sembra forse uno spazio ancora da riempire, e la nostra vita una storia ancora da scrivere?
Per questo mia cara pagina avvenire, ti ringrazio per la gioia che mi dai, per la serenità che provo sapendo che quel vuoto non sia già pieno delle miserie della mia specie, o di foschi presagi, ma che possa invece essere da me accettato come un'opportunità per tracciare il mio segno anche nell'oscurità. Un segno che placa la paura, che conforta i cuori di chi lo riconosce, e che può essere a sua volta scritto per chi verrà dopo di noi.
Questo sento di voler fare quando ti sporco con i miei pensieri!




mercoledì 30 maggio 2012

Profezie e follie!


Se in una cosa i Maya avevano ragione, era l'utilizzo di un calendario! Almeno si ricordavano quando pagare le tasse.
Eppure è innegabile che la sensazione diffusa sia di un anno che non promette niente di buono. La crisi economica, il torchio delle banche, il debito sovrano, il popolo che è sovrano solo al televoto, la terra che si scaglia contro il parmigiano, i maggiordomi che non sono più quelli di una volta, insomma, sembra proprio che L'Italia sia nell'occhio di un ciclone cosmico di sfiga!
O lo è il mondo intero? Gli amanti del genere catastrofista ci vanno a nozze, come i predicatori, i gruppi anarchici e chiunque aneli alla fine di un sistema.
Ma in questo clima, continuano a nascere ottimi successi editoriali e cinematografici, prolifera anche il guizzo creativo di persone che sanno cogliere un occasione dal disfacimento dei vecchi modelli di "successo", quindi il seme della rinascita sembra essere fertile proprio in mezzo ai calcinacci, e ai detriti di un sistema che guardando solo al calcolo numerico, è diventato miope e nevrotico.
Tutti i grossi gruppi religiosi, come anche quelli settari prevedono da sempre una resa dei conti, ma invece di chiamarlo "spread" lo chiamano Giudizio universale o giù di li...Che l'ottica sia religiosa o politica tutti concordano sul fatto che qualcosa debba finire. Ma in fondo questa non la solita storia?
Non voglio dire che sia sempre successo, perché effettivamente la concentrazione di fatti negativi, è un pochino sopra le righe in quest'anno, ma ogni società che vive alla soglia di un cambiamento si trova a confrontarsi con corruzione, violenza e qualche militare o sacerdote di troppo, o con una rivoluzione.
Ciò che invece c'è si sente è un sinistro scricchiolio della poltrona vaticana, anche se in fondo tra presunti avvelenamenti e ombrosi intrighi anche li non ci vedo niente di nuovo, ma il mio giudizio è appannato dal fatto che alla mia età, mi è più facile presenziare a un funerale che ad un matrimonio, e anche questo fa parte del lento scorrere veloce del tempo.
Il nostro premier propone la sospensione del campionato di calcio per due anni!
Questa la notizia del giorno, questa la scossa più forte che gli italiani hanno registrato. ma ci pensate? Se il mondo arabo ha avuto una rivoluzione verde o arancio noi potremo vederne una di che colore, vista la quantità di squadre che abbiamo?
Ci vorrebbe un salvatore e allora mi immagino questa storia:
Monti, come Mosè fu adottato dalla regina Merkel che lo trovò in una cesta foderata di buoni del tesoro sul Reno. Siccome era palesemente italiano gli nascosero le sue origini e lo crebbero con rigore ed equità.
Fattosi ragazzo, il giovane Mario, stufo di giocare con la playstation alla Guerra dei Mondi, sviluppò un interesse per L'Italia e in seguito al fallimento di un commerciante di caramelle emigrato, che non gli aveva rilasciato lo scontrino, decise di partire alla scoperta delle sue radici, per placare almeno in parte il suo senso di colpa.
Dato il suo "calore" umano, passò inosservato, e grazie ai Bund tedeschi che conservava nelle suole delle scarpe entrò in università. La Bocconi si chiamava così per la quantità di soldi che i Baroni dell'epoca si mangiavano tra una ricerca e un ricercatore. Mario pensò che non era molto equo ma proseguì gli studi. La regina Merkel, nel frattempo, privata del suo unico figlio, fu colta da una fame smisurata e si mangiò la Grecia ingrassando notevolmente, e così dovette rinunciare alle vesti teutoniche in favore di un comodo tailleur giacca e pantalone.
Ma la sua fame non si placava e pensava continuamente al sapore della Spagna e dell'Italia.
Intanto poco dopo il suo matrimonio con Donna Elsa detta "la Sfuggente" a causa della sua mascella volitiva, il giovane Mario ormai uomo ricevette la chiamata!
Il Sommo Draghi gli apparve e gli disse che era ora che tornasse in Germania per sfidare la Regina Merkel, e liberare il popolo italiano. Quando lo vide in visita, la regina quasi non lo riconobbe e quando lui le disse che Draghi fatto persona lo mandava a liberare il popolo italiano ormai ridotto in schiavitù, lei si fece una "grassa" risata, e disse: ma se ti ho lasciato andare apposta!!!!
Lui disse: Guarda che se non liberi gli italiani, ti scatenerò le piaghe Fornero, Cancellieri, e Severino!
la Regina Merkel prese lo Spread e riparandosi gridò: specchio riflesso!
Il giovane Mario allora tornò in Italia, e dividendo in due il Mare dei due Poli, guidò il popolo nel deserto del Differenziale dove per una botta di caldo ebbe una nuova visione. Si recò in cima al Colle e tornò con le Tavole delle Riforme!

Le piaghe però ormai riflesse nello Specchio/spread della perfida Merkel finirono per fare il loro lavoro proprio nel popolo italiano, che preso dallo sconforto pregò il grande Draghi il Quale escluse Mosè/Monti dalla Terra Promessa, del Campionato e a loro gliela fece vedere da lontano con l'abbonamento Sky!
Al popolo italiano, però apparve "Nostra Signora" della Tv che per ridurre la loro sofferenza li accolse tutti a " Fa niente, c'è posto per te".
Fine.
Mi chiedo se i Maya non finirono per un problema di Campionato, o se anche a loro come a noi, basterebbe solo che donne e pallone non vengano tassati.















mercoledì 23 maggio 2012

Melissa ti immagino...


Convengo da sempre con l'ottica alberoniana circa la lotta in atto nel mondo fra i migliori e i mediocri.
Pur detestando la caratteristica umana a dividersi in gruppi elitari, non posso non essere cosciente dei tanti talenti che la stessa umanità ha prodotto nei secoli, e qui mi riferisco ai grandi maestri del Rinascimento, ai pittori futuristi, ai grandi costruttori, e filosofi del pensiero libero, e ai maestri dell'effimero, quanto eterno mondo del costume e della Moda, ma i "migliori" che da tempo mi appassionano di più, sono persone che vivono la vita in un contesto non così illuminato.
Persone che cambiano vita restando fedeli alle proprie responsabilità, o che non si ostinano più a sentirsi responsabili e non felici, come anche coloro che scelgono di seguire il proprio sogno personale pur se in contrasto con la "norma" famigliare o della società. Sogno che si realizza spesso in tempi luoghi e modi inconsueti.
Mi pare di sentirli i discorsi che, una Melissa come tante, potrebbe aver fatto ai genitori per poter andare a studiare come stilista in quella scuola, che non è maledetta quanto chi l'ha funestata. A Brindisi voleva forse non accontentarsi di fare la commessa, o forse invece proprio la sua famiglia l'ha incoraggiata a diventare stilista, chi lo sa?
O la mia amica Maria, che inaugura a sessant'anni suonati la sua prima mostra dal titolo " le Filostrocche", e in tutti questi anni, si è sempre sentita intorno, o l'accondiscendenza o la critica delle donne della sua età ormai rassegnate e sterili.
Chissà se Lucilla quando tra una piega e una pastiglia per il Parkinson, mi raccontava il progetto del suo libro, ormai in via di pubblicazione, si sarà sentita dare della stronza egoista da un altra amica malata come lei, per quella telefonata piena solo di commiserazione che ha scelto di non ascoltare.
O che direbbe Daniela, se dovesse raccontare quanto le è costato il suo percorso per essere indipendente non da uno ma da due mariti? Completamente libera e felice di non essere più la signora ricca e succube, ma la felice colf e madre che oggi tutti vorrebbero avere?
Maria, Daniela, Lucilla e mi piace immaginare anche Melissa non hanno niente in comune se non il fatto di essere prima di tutto donne non mediocri, pur vivendo nel mondo dei "normali".
Che sia un marito, l'età, una malattia, o una bomba niente gli ha impedito di essere esattamente dove volevano e avevano il diritto di essere. Impegnate a rendersi migliori, senza credere di esserlo su qualcuno.
Tu Melissa, non hai avuto contro un lungo periodo fatto di crudeli critiche o ciniche battute, contro il quale combattere per diventare ciò che volevi, ti è successo un solo singolo fatto, un tragico momento sbagliato. Se solo fossi inciampata sui mezzi che ti portavano a scuola, o se quel mezzo lo avessi perduto, saresti forse ancora qui con noi, eppure c'è un motivo per cui non potevi non essere dov'eri. Tu in quella scuola imparavi ciò che ti rendeva felice, e come potevi arrivare in ritardo?
Tu piccola Melissa eri già una ragazza "migliore", e non te lo dico perché non ci sei più, come tanto si usa nel nostro strano concetto di onoranza funebre, dove dichiariamo immense virtù a chi non può più sentirci, ma te lo dico perché la mia rabbia, è che dietro la tua morte ci sia l'atto di un "mediocre", di uno sconfitto come ce ne sono troppi, come tu non saresti mai diventata!
Mi sembra di vederti raggiungere il tuo diploma da stilista, e perché no, una bella borsa di studio, magari negli Stati Uniti, dove al tuo funerale le persone che ti conoscono si sarebbero confortate con i ricordi più belli di te, dove invece di celebrare il vuoto si celebra il pieno che si lascia nel cuore di chi lasciamo.
Mi sembra possibile che tu potessi partecipare al mio reality preferito, dove giovani stilisti tagliano e cuciono le loro creazioni, tu che hai i colori della tua terra nel cuore, e magari dopo una generosa carriera che è ancora possibile ai "migliori" come te, vederti fare ritorno nella tua Brindisi, sai tesoro, come siamo qui in Italia, capaci di riconoscere e incensare solo ciò che all'estero altri hanno già visto e riconosciuto, quando noi perdevamo tempo a criticare!
Avresti potuto dare lavoro a tante persone, e lungimirante come credo saresti stata, magari recuperare anche preziose manifatture del nostro paese, rendendoci fieri di te!
Questo vedo, questo spero, questo grido a chi mi può sentire: Volete onorare la morte di una migliore? Non siate mediocri, in niente.
Non lo siate quando è l'ora della lotta, o della resa.
Non lo siate quando consolate, pensate o agite
Non lo siate credendovi speciali
Non lo siate criticando aspramente le innovazioni, e gli innovatori
Non lo siate creando in famiglia il terreno giusto ad ospitare un migliore, anche quando vi sembra solo un tipo strano.
Non lo siate fissando una bara bianca per un giorno, ma cercate di capire quante Melissa, Lucilla, Maria o Daniela avete già conosciuto. Cercatele tra le persone che scontrate al supermercato senza scusarvi, o tra quelle che vi amano in silenzio, e chiedetegli di raccontarvi la loro storia.
Fatelo affinché l'atto di un mediocre o la morte non vi privi della luce che queste persone sprigionano dal cuore, una luce abbaggliante e calda che nessuna esplosione potrà mai emulare, nè distruggere.
Forse chi non ha luce costruisce bombe per il mediocre tentativo di brillare, ma chi brilla davvero non cerca altro che il suo cielo.


venerdì 4 maggio 2012

attachiamoci al chiodo.




E' boom di matrimoni?
In tempi di crisi l'effetto Ringo(two is mei che one) funziona eccome, e riconnotando il matrimonio nel suo significato storico più forte, cioé quello di unione delle risorse economiche di due famiglie, si produce anche un effetto long lasting del collante più resistente alle prove del tempo e degli eventi,che lo regge, una solida economia da difendere o da consolidare.
Le donne, che in fondo non hanno mai perso il bi-"sogno" di avere un uomo con cui dividere gli affani e il talamo, oggi si sono accorte che anche la finanza emotiva gioca con i loro sentimenti al ribasso?
Vale a dire che, Cupido non gira più con le frecce e l'arco ma con prime le tre lettere dell alfabeto! A B C, dove la C sta per Catastrofe!
Donne manager con buoni guadagni si vedono declassate come gli stati, dall'agenzia Cupido, poiché essendo in troppo debito affettivo, sono diventate incapaci di chiederne e darne ai loro uomini, e quindi considerate un pessimo investimento da questi, sul piano umano. Queste donne viaggiano, guadagnano, ma anche cartavetrano, dipingono e stuccano da dio. Ergo la sola funzione a cui un uomo viene chiamato all'interno di questa autosufficienza, è quella, sbrigativa, meglio se furtiva e senza convenevoli pre e post. In quella generazione femminile il naufragio del proprio matrimonio, era il biglietto di ingresso da pagare per ottenere poco più di una sala riunioni in cui fare le ore piccole e non sopra il tavolo.
Ma anche i maschi si sono dovuti evolvere da father figure, a toy boys per approdare alla più recente versione asessuata del metrosexual, (destabilizzante per le donne) o del dandy chic.
In questo i maschietti si sono mostrati astuti perché nel "diaframma" temporale in cui le donne decidevano se valeva davvero la pena di inseguire ancora l'autonomia, hanno fatto un ulteriore scatto evolutivo nella figura del FHC che sta per padri ad alto tasso di cura(father high care), un uomo che si prende grande cura dei figli mentre la donna lavora, tagliando i costi della baby sitter. Un evoluzione più interessante direi di quella femminile, poiché sembra conciliare verso un ruolo più maturo nei confronti della paternità(altro argomento spinoso x le donne) piuttosto che l'obsoleto quanto sterile oggetto sessuale, o asessuale. Ma questo ruolo ha un unico difetto, cioè che può essere attuato da uomini benestanti sposati o accompagnati a donne ricche. E la gente comune invece?
Quelle donne che non vogliono essere manager ma devono lavorare, o uomini che un lavoro non lo trovano più e son troppo depressi per fare i mammi? Nel mondo comune, le donne lavorano e si scapicollano per essere anche mogli e i mariti sempre meno inclini ad affrontare un divorzio, si consolano con amanti mordi e fuggi. I figli si interrogano sul senso della loro famiglia.
Perché dunque le giovani sono tornate al più convenzionale "per sempre"? non solo per questioni di pecunio, ma perché hanno capito che essere autonome, non può significare solitudine, e anche che una suocera in pensione è una ottima alleata per lo shopping!
Appeso al chiodo il tailleur da ufficio queste nuove future mogli, entrano in vestiti più femminili evocando grazie alla moda, una immagine di donna più gentile e seducente, si recano per un thé con un grazioso completino a fiori e nel frattempo prendono delicati accordi prematrimoniali che le vedono rientrare in possesso di un antico potere un tempo appartenuto alle proprie nonne, quello della prima "moglie". Accuratamente, evitano di chiedere ai propri futuri mariti, quella comprensione e quello stimolo intellettuale che invece, come sostengo da sempre, va trovato o meglio ri-trovato, nelle amiche, cugine, zie e sorelle con le quali smettere di competere e iniziare a diventare complici.
L'uomo a sua volta acquista la sicurezza che esiste ancora una donna che ha "bi-sogno" di lui. Lo dice la parola un sogno per due, che in realtà anche se fosse un'illusione, contribuisce alla loro serenità quanto la realtà. Come? Semplice, Basta ricominciare dal chiodo!
Non basta però, chiedere con veemenza che un quadro SIA piantato, ma anzi diventare piccole come il chiodo che dovrebbe sostenerlo e mostrarsi seriamente sopraffatte da quel lavoraccio! Gatte morte? Non ho mai visto un gatto furbo fare una brutta fine!
Ingannevoli? Suvvia, non vorrete mica che credano che non lo siate affatto? Ma piuttosto che possano scegliere a quale dolce bugia credere in vista del premio che li attende e cioè la vostra resa apparentemente completa alla necessità di un "uomo in casa".
Casa che a quel punto è un attimo far diventare la "casa di famiglia", quella che diventa noi, che contiene tutta la sua capacità di aggiustarla, e tutta la vostra di adornarla.
Si ricomincia da lì, da un semplice chiodo, lo stesso a cui era prima appesa la virilità degli uomini a cui diciamocelo ci scoccia troppo rinunciare. Lo stesso chiodo a cui avevamo appeso il sogno che qualcuno si occupasse di noi, qualcuno che non dovessimo schiacciare con un altro chiodo e un altro ancora fino a fare nel muro del nostro cuore un buco in cui rimanere troppo soli! Un chiodo nel quale non era il pene, l'unica cosa da appendere definitivamente, ma l'invidia!