mercoledì 30 maggio 2012

Profezie e follie!


Se in una cosa i Maya avevano ragione, era l'utilizzo di un calendario! Almeno si ricordavano quando pagare le tasse.
Eppure è innegabile che la sensazione diffusa sia di un anno che non promette niente di buono. La crisi economica, il torchio delle banche, il debito sovrano, il popolo che è sovrano solo al televoto, la terra che si scaglia contro il parmigiano, i maggiordomi che non sono più quelli di una volta, insomma, sembra proprio che L'Italia sia nell'occhio di un ciclone cosmico di sfiga!
O lo è il mondo intero? Gli amanti del genere catastrofista ci vanno a nozze, come i predicatori, i gruppi anarchici e chiunque aneli alla fine di un sistema.
Ma in questo clima, continuano a nascere ottimi successi editoriali e cinematografici, prolifera anche il guizzo creativo di persone che sanno cogliere un occasione dal disfacimento dei vecchi modelli di "successo", quindi il seme della rinascita sembra essere fertile proprio in mezzo ai calcinacci, e ai detriti di un sistema che guardando solo al calcolo numerico, è diventato miope e nevrotico.
Tutti i grossi gruppi religiosi, come anche quelli settari prevedono da sempre una resa dei conti, ma invece di chiamarlo "spread" lo chiamano Giudizio universale o giù di li...Che l'ottica sia religiosa o politica tutti concordano sul fatto che qualcosa debba finire. Ma in fondo questa non la solita storia?
Non voglio dire che sia sempre successo, perché effettivamente la concentrazione di fatti negativi, è un pochino sopra le righe in quest'anno, ma ogni società che vive alla soglia di un cambiamento si trova a confrontarsi con corruzione, violenza e qualche militare o sacerdote di troppo, o con una rivoluzione.
Ciò che invece c'è si sente è un sinistro scricchiolio della poltrona vaticana, anche se in fondo tra presunti avvelenamenti e ombrosi intrighi anche li non ci vedo niente di nuovo, ma il mio giudizio è appannato dal fatto che alla mia età, mi è più facile presenziare a un funerale che ad un matrimonio, e anche questo fa parte del lento scorrere veloce del tempo.
Il nostro premier propone la sospensione del campionato di calcio per due anni!
Questa la notizia del giorno, questa la scossa più forte che gli italiani hanno registrato. ma ci pensate? Se il mondo arabo ha avuto una rivoluzione verde o arancio noi potremo vederne una di che colore, vista la quantità di squadre che abbiamo?
Ci vorrebbe un salvatore e allora mi immagino questa storia:
Monti, come Mosè fu adottato dalla regina Merkel che lo trovò in una cesta foderata di buoni del tesoro sul Reno. Siccome era palesemente italiano gli nascosero le sue origini e lo crebbero con rigore ed equità.
Fattosi ragazzo, il giovane Mario, stufo di giocare con la playstation alla Guerra dei Mondi, sviluppò un interesse per L'Italia e in seguito al fallimento di un commerciante di caramelle emigrato, che non gli aveva rilasciato lo scontrino, decise di partire alla scoperta delle sue radici, per placare almeno in parte il suo senso di colpa.
Dato il suo "calore" umano, passò inosservato, e grazie ai Bund tedeschi che conservava nelle suole delle scarpe entrò in università. La Bocconi si chiamava così per la quantità di soldi che i Baroni dell'epoca si mangiavano tra una ricerca e un ricercatore. Mario pensò che non era molto equo ma proseguì gli studi. La regina Merkel, nel frattempo, privata del suo unico figlio, fu colta da una fame smisurata e si mangiò la Grecia ingrassando notevolmente, e così dovette rinunciare alle vesti teutoniche in favore di un comodo tailleur giacca e pantalone.
Ma la sua fame non si placava e pensava continuamente al sapore della Spagna e dell'Italia.
Intanto poco dopo il suo matrimonio con Donna Elsa detta "la Sfuggente" a causa della sua mascella volitiva, il giovane Mario ormai uomo ricevette la chiamata!
Il Sommo Draghi gli apparve e gli disse che era ora che tornasse in Germania per sfidare la Regina Merkel, e liberare il popolo italiano. Quando lo vide in visita, la regina quasi non lo riconobbe e quando lui le disse che Draghi fatto persona lo mandava a liberare il popolo italiano ormai ridotto in schiavitù, lei si fece una "grassa" risata, e disse: ma se ti ho lasciato andare apposta!!!!
Lui disse: Guarda che se non liberi gli italiani, ti scatenerò le piaghe Fornero, Cancellieri, e Severino!
la Regina Merkel prese lo Spread e riparandosi gridò: specchio riflesso!
Il giovane Mario allora tornò in Italia, e dividendo in due il Mare dei due Poli, guidò il popolo nel deserto del Differenziale dove per una botta di caldo ebbe una nuova visione. Si recò in cima al Colle e tornò con le Tavole delle Riforme!

Le piaghe però ormai riflesse nello Specchio/spread della perfida Merkel finirono per fare il loro lavoro proprio nel popolo italiano, che preso dallo sconforto pregò il grande Draghi il Quale escluse Mosè/Monti dalla Terra Promessa, del Campionato e a loro gliela fece vedere da lontano con l'abbonamento Sky!
Al popolo italiano, però apparve "Nostra Signora" della Tv che per ridurre la loro sofferenza li accolse tutti a " Fa niente, c'è posto per te".
Fine.
Mi chiedo se i Maya non finirono per un problema di Campionato, o se anche a loro come a noi, basterebbe solo che donne e pallone non vengano tassati.















mercoledì 23 maggio 2012

Melissa ti immagino...


Convengo da sempre con l'ottica alberoniana circa la lotta in atto nel mondo fra i migliori e i mediocri.
Pur detestando la caratteristica umana a dividersi in gruppi elitari, non posso non essere cosciente dei tanti talenti che la stessa umanità ha prodotto nei secoli, e qui mi riferisco ai grandi maestri del Rinascimento, ai pittori futuristi, ai grandi costruttori, e filosofi del pensiero libero, e ai maestri dell'effimero, quanto eterno mondo del costume e della Moda, ma i "migliori" che da tempo mi appassionano di più, sono persone che vivono la vita in un contesto non così illuminato.
Persone che cambiano vita restando fedeli alle proprie responsabilità, o che non si ostinano più a sentirsi responsabili e non felici, come anche coloro che scelgono di seguire il proprio sogno personale pur se in contrasto con la "norma" famigliare o della società. Sogno che si realizza spesso in tempi luoghi e modi inconsueti.
Mi pare di sentirli i discorsi che, una Melissa come tante, potrebbe aver fatto ai genitori per poter andare a studiare come stilista in quella scuola, che non è maledetta quanto chi l'ha funestata. A Brindisi voleva forse non accontentarsi di fare la commessa, o forse invece proprio la sua famiglia l'ha incoraggiata a diventare stilista, chi lo sa?
O la mia amica Maria, che inaugura a sessant'anni suonati la sua prima mostra dal titolo " le Filostrocche", e in tutti questi anni, si è sempre sentita intorno, o l'accondiscendenza o la critica delle donne della sua età ormai rassegnate e sterili.
Chissà se Lucilla quando tra una piega e una pastiglia per il Parkinson, mi raccontava il progetto del suo libro, ormai in via di pubblicazione, si sarà sentita dare della stronza egoista da un altra amica malata come lei, per quella telefonata piena solo di commiserazione che ha scelto di non ascoltare.
O che direbbe Daniela, se dovesse raccontare quanto le è costato il suo percorso per essere indipendente non da uno ma da due mariti? Completamente libera e felice di non essere più la signora ricca e succube, ma la felice colf e madre che oggi tutti vorrebbero avere?
Maria, Daniela, Lucilla e mi piace immaginare anche Melissa non hanno niente in comune se non il fatto di essere prima di tutto donne non mediocri, pur vivendo nel mondo dei "normali".
Che sia un marito, l'età, una malattia, o una bomba niente gli ha impedito di essere esattamente dove volevano e avevano il diritto di essere. Impegnate a rendersi migliori, senza credere di esserlo su qualcuno.
Tu Melissa, non hai avuto contro un lungo periodo fatto di crudeli critiche o ciniche battute, contro il quale combattere per diventare ciò che volevi, ti è successo un solo singolo fatto, un tragico momento sbagliato. Se solo fossi inciampata sui mezzi che ti portavano a scuola, o se quel mezzo lo avessi perduto, saresti forse ancora qui con noi, eppure c'è un motivo per cui non potevi non essere dov'eri. Tu in quella scuola imparavi ciò che ti rendeva felice, e come potevi arrivare in ritardo?
Tu piccola Melissa eri già una ragazza "migliore", e non te lo dico perché non ci sei più, come tanto si usa nel nostro strano concetto di onoranza funebre, dove dichiariamo immense virtù a chi non può più sentirci, ma te lo dico perché la mia rabbia, è che dietro la tua morte ci sia l'atto di un "mediocre", di uno sconfitto come ce ne sono troppi, come tu non saresti mai diventata!
Mi sembra di vederti raggiungere il tuo diploma da stilista, e perché no, una bella borsa di studio, magari negli Stati Uniti, dove al tuo funerale le persone che ti conoscono si sarebbero confortate con i ricordi più belli di te, dove invece di celebrare il vuoto si celebra il pieno che si lascia nel cuore di chi lasciamo.
Mi sembra possibile che tu potessi partecipare al mio reality preferito, dove giovani stilisti tagliano e cuciono le loro creazioni, tu che hai i colori della tua terra nel cuore, e magari dopo una generosa carriera che è ancora possibile ai "migliori" come te, vederti fare ritorno nella tua Brindisi, sai tesoro, come siamo qui in Italia, capaci di riconoscere e incensare solo ciò che all'estero altri hanno già visto e riconosciuto, quando noi perdevamo tempo a criticare!
Avresti potuto dare lavoro a tante persone, e lungimirante come credo saresti stata, magari recuperare anche preziose manifatture del nostro paese, rendendoci fieri di te!
Questo vedo, questo spero, questo grido a chi mi può sentire: Volete onorare la morte di una migliore? Non siate mediocri, in niente.
Non lo siate quando è l'ora della lotta, o della resa.
Non lo siate quando consolate, pensate o agite
Non lo siate credendovi speciali
Non lo siate criticando aspramente le innovazioni, e gli innovatori
Non lo siate creando in famiglia il terreno giusto ad ospitare un migliore, anche quando vi sembra solo un tipo strano.
Non lo siate fissando una bara bianca per un giorno, ma cercate di capire quante Melissa, Lucilla, Maria o Daniela avete già conosciuto. Cercatele tra le persone che scontrate al supermercato senza scusarvi, o tra quelle che vi amano in silenzio, e chiedetegli di raccontarvi la loro storia.
Fatelo affinché l'atto di un mediocre o la morte non vi privi della luce che queste persone sprigionano dal cuore, una luce abbaggliante e calda che nessuna esplosione potrà mai emulare, nè distruggere.
Forse chi non ha luce costruisce bombe per il mediocre tentativo di brillare, ma chi brilla davvero non cerca altro che il suo cielo.


venerdì 4 maggio 2012

attachiamoci al chiodo.




E' boom di matrimoni?
In tempi di crisi l'effetto Ringo(two is mei che one) funziona eccome, e riconnotando il matrimonio nel suo significato storico più forte, cioé quello di unione delle risorse economiche di due famiglie, si produce anche un effetto long lasting del collante più resistente alle prove del tempo e degli eventi,che lo regge, una solida economia da difendere o da consolidare.
Le donne, che in fondo non hanno mai perso il bi-"sogno" di avere un uomo con cui dividere gli affani e il talamo, oggi si sono accorte che anche la finanza emotiva gioca con i loro sentimenti al ribasso?
Vale a dire che, Cupido non gira più con le frecce e l'arco ma con prime le tre lettere dell alfabeto! A B C, dove la C sta per Catastrofe!
Donne manager con buoni guadagni si vedono declassate come gli stati, dall'agenzia Cupido, poiché essendo in troppo debito affettivo, sono diventate incapaci di chiederne e darne ai loro uomini, e quindi considerate un pessimo investimento da questi, sul piano umano. Queste donne viaggiano, guadagnano, ma anche cartavetrano, dipingono e stuccano da dio. Ergo la sola funzione a cui un uomo viene chiamato all'interno di questa autosufficienza, è quella, sbrigativa, meglio se furtiva e senza convenevoli pre e post. In quella generazione femminile il naufragio del proprio matrimonio, era il biglietto di ingresso da pagare per ottenere poco più di una sala riunioni in cui fare le ore piccole e non sopra il tavolo.
Ma anche i maschi si sono dovuti evolvere da father figure, a toy boys per approdare alla più recente versione asessuata del metrosexual, (destabilizzante per le donne) o del dandy chic.
In questo i maschietti si sono mostrati astuti perché nel "diaframma" temporale in cui le donne decidevano se valeva davvero la pena di inseguire ancora l'autonomia, hanno fatto un ulteriore scatto evolutivo nella figura del FHC che sta per padri ad alto tasso di cura(father high care), un uomo che si prende grande cura dei figli mentre la donna lavora, tagliando i costi della baby sitter. Un evoluzione più interessante direi di quella femminile, poiché sembra conciliare verso un ruolo più maturo nei confronti della paternità(altro argomento spinoso x le donne) piuttosto che l'obsoleto quanto sterile oggetto sessuale, o asessuale. Ma questo ruolo ha un unico difetto, cioè che può essere attuato da uomini benestanti sposati o accompagnati a donne ricche. E la gente comune invece?
Quelle donne che non vogliono essere manager ma devono lavorare, o uomini che un lavoro non lo trovano più e son troppo depressi per fare i mammi? Nel mondo comune, le donne lavorano e si scapicollano per essere anche mogli e i mariti sempre meno inclini ad affrontare un divorzio, si consolano con amanti mordi e fuggi. I figli si interrogano sul senso della loro famiglia.
Perché dunque le giovani sono tornate al più convenzionale "per sempre"? non solo per questioni di pecunio, ma perché hanno capito che essere autonome, non può significare solitudine, e anche che una suocera in pensione è una ottima alleata per lo shopping!
Appeso al chiodo il tailleur da ufficio queste nuove future mogli, entrano in vestiti più femminili evocando grazie alla moda, una immagine di donna più gentile e seducente, si recano per un thé con un grazioso completino a fiori e nel frattempo prendono delicati accordi prematrimoniali che le vedono rientrare in possesso di un antico potere un tempo appartenuto alle proprie nonne, quello della prima "moglie". Accuratamente, evitano di chiedere ai propri futuri mariti, quella comprensione e quello stimolo intellettuale che invece, come sostengo da sempre, va trovato o meglio ri-trovato, nelle amiche, cugine, zie e sorelle con le quali smettere di competere e iniziare a diventare complici.
L'uomo a sua volta acquista la sicurezza che esiste ancora una donna che ha "bi-sogno" di lui. Lo dice la parola un sogno per due, che in realtà anche se fosse un'illusione, contribuisce alla loro serenità quanto la realtà. Come? Semplice, Basta ricominciare dal chiodo!
Non basta però, chiedere con veemenza che un quadro SIA piantato, ma anzi diventare piccole come il chiodo che dovrebbe sostenerlo e mostrarsi seriamente sopraffatte da quel lavoraccio! Gatte morte? Non ho mai visto un gatto furbo fare una brutta fine!
Ingannevoli? Suvvia, non vorrete mica che credano che non lo siate affatto? Ma piuttosto che possano scegliere a quale dolce bugia credere in vista del premio che li attende e cioè la vostra resa apparentemente completa alla necessità di un "uomo in casa".
Casa che a quel punto è un attimo far diventare la "casa di famiglia", quella che diventa noi, che contiene tutta la sua capacità di aggiustarla, e tutta la vostra di adornarla.
Si ricomincia da lì, da un semplice chiodo, lo stesso a cui era prima appesa la virilità degli uomini a cui diciamocelo ci scoccia troppo rinunciare. Lo stesso chiodo a cui avevamo appeso il sogno che qualcuno si occupasse di noi, qualcuno che non dovessimo schiacciare con un altro chiodo e un altro ancora fino a fare nel muro del nostro cuore un buco in cui rimanere troppo soli! Un chiodo nel quale non era il pene, l'unica cosa da appendere definitivamente, ma l'invidia!


mercoledì 11 aprile 2012

Spada o Elsa?

La pesca facilitata del Trota si conclude con le sue dimissioni. Tutto qua?
Vabbé ma tanto era stufo di fare il consigliere regionale, non c'è mai un cazzo da fare. Che fai, consigli un bravo barbiere a Formigoni? E poi le altre sette ore e un quarto?
Il figlio di Monti invece, lui si che è uno serio, lui il posto di vice presidente in banca se l'è guadagnato, come la figlia della Fornero, e tutti i figli di questo paese di vecchi. Allora perché incazzarsi tanto con il povero Trota? In fondo suo padre e tutti i leghisti, ce l'avevano sempre duro, era anche logico che adesso avessero voglia di una bella scopata. Lui ha solo intuito un bisogno all'interno del partito. Infatti muniti di scope sono tutti scesi orgogliosi a fare i mestieri di pasqua.
Incazzarsi o indignarsi è così chic in questo tempo che nemmeno l'astronoma Margherita Hack ce l'ha fatta a trattenersi, denunciando il medico che le negava ingiustamente la visita per il rinnovo della patente. Ma cosa crede quel dottorino lì, che lei abbia la testa tra le nuvole?
Nemmeno gli agnelli potevano stare nel loro solito "silenzio innocente" e difatti hanno belato un bel pò di mail alla Brambilla, la quale si è comprata il Gennargentu, col ricavato dei gamberetti surgelati dell'azienda di famiglia(pare) per salvarli tutti. Ma se il congelamento è meno feroce non poteva congelarli tutti e venderli come lecca lecca? Tu lo compri lecchi per benino fino a che si scongela, poi liberi l'agnellino e oltre a toglierti la sete, fai pure una buona azione!

Ma in tempi di crisi, mica si poteva gozzovigliare al pranzo di Pasqua. Non sta bene, in fondo è la Pasqua di Risurrezione, quindi per risorgere dovremo pur morire no? Ah, già a quello ci pensa lo Stato che al Vaticano risparmia l'Imu, ed ecco che gli agnelli sacrificali siamo noi. Amen.
Quindi si incazziamoci anche noi, ma magari non sul tram, o in automobile, facciamolo come si deve. Appunto come?
Chiediamo alla Brambilla di comprarci i genitori per salvarli dal macello, oppure chiediamo alla signora Hack di prendersi la licenza per il taxi così lasciamo le auto a casa e risparmiamo la benzina.
Per fortuna però c'è lei. Cristina Gabetti. La signora che ci tiene "d'occhio lo spreco. Io la adoro, adoro tutto di lei. L'hennè color mostarda che ricava dalla fermentazione delle donne in menopausa, i suoi adorabili completi ecologici in cashmere bio che deriva dalla tessitura della bava dei pensionati lungodegenti(non si butta via niente), quel viso acqua e chemio, i suoi bianchissimi denti croati(lì i dentisti costano meno).
Ma mi chiedo dove vive la Gabetti? Sotto la montagnetta di San Siro, (nota discarica adibita ad area verde), come un Hobbit biocompatibile? O ha un attico alla Solfatara? Non è che poi mi abita in centro dove non fanno la raccolta differenziata? Li si che mi incazzerei.
"Stan tu sei troppo polemico" mi dice una mia amica, "fai la Pole dance, è fantastica. Ma sai che lavoro di addominali e come ti scarica". La Pole Dance è la solita danza sul palo delle spogliarelliste, solo che invece di metterti i soldi nello slip, ti ci mettono il Lasonil. Ma secondo te, io ho bisogno di mettermi in contatto con la mia parte femminile? E poi, cosa me ne faccio, intrattengo il funzionario di Equitalia?
" La sua cartella è pazza, ma mai quanto me, stia un po a vedere" mi ci vedo a dirgli così arrotolandomi nel palo della luce, come un lombrico sull'amo! Pessima idea per me che con le mani non riesco nemmeno ad aprire un barattolo.
Allora quando sono così incazzato, mi cerco qualcosa che mi rilassa come ad esempio le foto della signora Monti, che non vuole essere chiamata First Lady, perché quella è la signora Napolitano, precisa equa e rigorosa. Che vuoi farci, l'America ha Michelle, noi la Clio. Me la guardo, la signora Elsa col suo mento volitivo, (e il nome del manico di una spada), e la mechès Muschè che rassicura, e penso che sarebbe la mamma che ogni trota vorrebbe, anche di lago!
Io la vorrei di sicuro, almeno di Damocle, non avrei tutta la spada, ma solo il manico sulla testa!








martedì 20 marzo 2012

avrai cura di me?




Non ne posso più di questi uomini, in crisi di identità, virilità, onestà, in crisi totale insomma.
E voi? Lo so, sarà banale, dire che non ci sono più gli uomini di una volta, di quella volta che non erano messi in discussione, ma nemmeno tanto apprezzati diciamocelo! Quindi, come derimere la questione?
Potrei fare come fanno in tanti, dare la colpa all'autodeterminazione delle donne, ah no meglio ancora, è colpa della crisi, o del rapporto con la madre, di qualcos'altro o di qualcun altro insomma. Così le vittime sono tutti, le donne che volano dai cavalcavia senza elastico, e gli uomini che proprio non ce la fanno a non ucciderti per un no di troppo!
Eppure nel frattempo, tutte le mie amiche dormono al fianco di un uomo dei loro sogni, e finché restano nel sogno posso stare tranquillo, ma se si svegliano col piede storto?
Non posso fare a meno di chiedermi: avranno fatto un test di pressione a questi uomini ideali?
Non so, avranno dato il giusto peso a quella sfuriata per un armadio dell Ikea montato male, o a quel divieto di scoprirsi la schiena in pubblico?
O come al solito, la questione si chiude nel solito "poverino è stressato" o " lo dice perché mi ama"?
Eppure non possono essere sempre loro, le donne, ad autodeterminarsi e a giustificarli, a partorirli e abortirli, a gestire la propria evoluzione, durante l'altrui involuzione!
In tempi in cui si plaude la Cassazione per una sentenza senza valore, che dichiara che tutti hanno diritto ad una vita familiare, (capirai che sorpresa) chi determina il grado di responsabilità da assumersi personalmente? Chi ne leggifera?
Vogliamo leggi chiare, diritti, e punizioni esemplari, come bambini incapaci di una visione del mondo più grande di noi, vogliamo che qualcuno butti via la chiave di una prigione nella quale non ci va più nessuno, perché nessuno è colpevole, fino ad una prova contraria sempre più rara da trovare, ma vogliamo anche essere liberi, di lavarci i panni in famiglia, di farceli lavare da una famiglia che non può ammettere di aver allevato una figlia che volerà da un cavalcavia o un figlio che si sentirà giustificato a buttarcela. Ma cosa vogliamo davvero?
Se ogni essere umano ha diritto ad una vita famigliare, come diavolo deve essere questa vita?
Che gli uomini tornino a fare gli uomini, e le donne a fare le donne, propongono alcuni, ma a me sembrerebbe meglio che gli uomini comincino a farsi gli uomini e le donne a farsi le donne.
Si me lo dice il mio compagno che io vedo tutto il mondo gay, e mia madre che se tutti fossero come me la razza umana sarebbe già finita, ma se vi fermaste un momento a pensarci e vi chiedeste:
Chi fra i due uomini sul cavalcavia finirebbe giù di sotto? Non sarebbe più tanto certo il risultato, e forse questo solo sarebbe un vero deterrente! Se due lei finissero il loro rapporto di coppia, una delle due madri potrebbe davvero nuocere ai suoi stessi figli?
Lo so, sono folle ma lo è anche questa benedetta famiglia naturale. Una famiglia nella quale sembrano tutti incapaci di essere felici, tranne coloro ai quali questa possibilità è negata per la paura delle famiglie naturali di finire a non essere più "normali". Se i gay potessero avere una famiglia legalizzata, a cosa assisteremmo? Leggeremo una notizia che fa più o meno cosi?

"famiglia gay, lanciata giù da un cavalcavia"!
La famiglia naturale dopo una breve convivenza di quartiere, soffriva probabilmente di depressione, a causa dell'eccesso di autodeterminazione della famiglia gay, la quale dava feste ogni sera. Al termine di una di queste la famiglia normale, che non accettava di essere dimenticata, ha picchiato ferocemente la famiglia gay, dopo di che l'ha portata su un cavalcavia gettandola di sotto. Un volo di quindici metri. Presa dallo sconforto per aver eliminato l'unica famiglia che sembrava felice, intorno a lei, la famiglia naturale si è gettata anch'essa. Un passante che percorreva il sentiero sottostante ha udito i lamenti di tutte queste persone e ha chiamato i soccorsi. I paramedici chiedono loro quali familiari possono chiamare. "siamo tutti qui" rispondono le famiglie a pezzi, avevamo solo loro!

Non mi sembra una soluzione neanche questa, e forse una soluzione non c'è se non quella di scegliere che prenderci cura dell'altro, è l'unico antidoto possibile all'abbandono, e alla violenza, perché nel momento in cui le cure date o ricevute finiscono il loro vero e naturale scopo, non siamo abbandonati nè abbandoniamo. Siamo solo guariti e pronti a vivere ancora con la consapevolezza di aver imparato come si fa ad aver cura di qualcuno, e pronti a diventare noi quel qualcuno che curerà magari un qualcun'altro. E siccome ciò è possibile per tutti nessuno resterebbe davvero senza cura o senza qualcuno di cui aver cura.
Certo questo prevede che si rinunci ad un tornaconto nel prendersi cura, o nel farsi accudire, ma in fondo se così non fosse perché si chiamerebbe "amore incondizionato"?
Nessuna cassazione dovrebbe più occuparsene, nè qualcuno farebbe più caso se a darsi questo sentimento fossero un uomo e una donna o due uomini e due donne. Nessuna famiglia sarebbe poi tanto diversa perchè tutte si sforzerebbero solo di amarsi senza condizioni, senza doversi sentire normali, o speciali, senza doversi difendere o rinchiudere e scoppiare.
Un cavalcavia in fondo è solo un ponte gettato solidamente tra due sponde apparentemente irraggiungibili, un modo per raggiungersi, un percorso che dovrebbe essere solo attraversato.


martedì 6 marzo 2012

La Pretesa di essere Matteo

Una pagina bianca, un nome, un lutto troppo grande da contenere in uno spazio bianco, e al tempo stesso, troppo piccole le parole possibili, per non fare altrimenti. Ai tempi della crisi, si muore lavorando. Mentre i nostri politici si affannano, a difendere posizioni che ci vedono assegnati a questa o quella parte, mentre il nostro prossimo si divide tra "i giustizialisti dello scontrino" e gli "evasori per vivere", tra "couponisti compulsivi" e " maghi del fai da te", si muore lavorando. Ma lavorando come? In condizioni precarie? Senza le giuste norme di tutela e sicurezza? Non solo. Si muore facendolo quel lavoro, cercando di farlo per la gioia di qualcuno, come nel caso del povero Matteo. Lui schiacciato da un peso innocente, dal crollo di una struttura che doveva stare in piedi, da una volta celeste di luci che dovevano renderlo fiero di sè. Muoiono silenti, queste persone. Non in una rivolta idealista contro qualche grande opera, non durante una meritata crociera, non per mano di un "malvagio" rapinatore. Nessun regolamento di conti, nessuna follia omicida nè raptus, nessun illustre avvocato da nutrire, nessun talk show da farcire di grasse opinioni, nessuna cattedrale per questi funerali di gente comune. Come matteo, muoiono in silenzio, con le mani nel proprio lavoro, coloro che dedicano la loro vita professionale agli altri, alle persone, schiacciati da liberalizzazioni necessarie come quel palco, ma che come quello, potrebbero anche schiacciarle. Un sacrificio necessario, pare, resta in piedi il più forte. Avevo creduto, che la peggior cosa fosse perderlo un lavoro, nè averlo a tempo, ne pagato male, solo non avercelo più, invece, scopro che si può morire nel farlo il proprio lavoro. Una banalità direte, forse lo è, ma il male peggiore sa assumere la forma di cose semplici. Semplici come scegliere il miglior offerente, semplici come un risparmio che dobbiamo all'Europa, semplici come montare un palco, o scegliere il giusto colore da fare a quella persona. Semplici come accogliere i clienti. Come mettercela tutta per fare la differenza. Semplice come vederli andare via contenti. Eppure oggi, le poltrone del mio salone sono vuote, lo è l'agenda nella quale era difficile inserire persone, che oggi semplicemente non vedo più. Quella struttura che ho costruito per un "concerto di bellezza", non era una gloria personale, era un luogo per accogliere, che oggi mi riempie di dolore. Si interrogano gli artisti, su come non perdere i propri tecnici, per loro sono più di questo, una famiglia itinerante. Annullano le date dei concerti, soffocano la gioia che si apprestavano a distribuire a tutti, in una pagina bianca. Ma cosa possono fare? Non c'è una spiegazione che serva, una misura che salvi. Muore chi vuole raggiungere gli altri? Che sia con un concerto o con una acconciatura, con loro chi un lavoro ce l'ha, chi lo fa senza pensare a nient'altro che alla voglia di vedere ancora una "comunione" col suo prossimo, uno scambio di meriti e giusta ricompensa da dividersi. Muoio, anch'io un poco con loro, perché gli anni spesi a raggiungere il privilegio di "servire" gli altri, non hanno valore proprio agli occhi di quegli "altri". Sono stato "sostituito" da un competitore che non potevo affrontare, al quale è stato concesso più di quanto io posso ottenere, proprio dallo stesso Stato che mi chiede di gioire della maggior quantità di offerta, da un parrucchiere cinese, da uno sterile sconto stampato su un coupon, oggi manna dal cielo per chi ha "occhio per lo spreco". Ma l'unico spreco che mi sembra di vedere, è quello di mé stesso, dell'onore con cui ho vestito le persone che servivo, e dalle quali senza complimenti sono lasciato lì, ad aspettare che la struttura che ho costruito per loro, mi cada addosso. E i miei torti, e gli errori, le scelte sbagliate? Non dovrei dare la colpa solo a me stesso? Senz'altro, forse anche Matteo si chiede se non abbia sbagliato qualcosa, ma non per questo non sarebbe stato magnifico se si fosse potuto salvare? Se qualcuno lo avesse salvato? "Sono certa che la tua professionalità, ti salverà"! mi dice una amica, ma io mi sento come Matteo, so di avercela messa quella, eppure il crollo arriva comunque, ma a differenza di lui, il mio funerale me lo godrò tutto, non dall'alto, ma al fianco di coloro che mi diranno "mi dispiace, avrei voluto fare qualcosa", a chi mi ha chiesto " cosa posso fare per aiutarti"? Quelle che sono certo, sarebbero più lieti di seguire il mio corteo funebre, che vedermi li, vivo ma finito ugualmente. Non c'è peggior compagnia di quella dei perdenti, in questo mondo pieno di "scelte". Io e matteo l'avevamo fatta una scelta. Lietamente ne abbiamo condiviso oneri e onori con quella che è diventata la nostra "famiglia". Per lui, i colleghi, ballerini, Laura. Per me le clienti. Chiedo umilmente scusa a Matteo e ai suoi familiari, per volermi sentire come lui. Un ultimo atto di presunzione, forse, ma spero saprà perdonarmi se oggi l'unico a cui credo, l'unico che voglio onorare sia lui. L'unico vicino al quale mi sembra ancora di condividere un qualcosa, l'amore per ciò che si fa, per quelle molte persone per cui moriamo facendolo, o aspettando che tornino. La pagina bianca della mia agenda, oggi mi sembra persino un onore. Un folle onore.

giovedì 1 marzo 2012

elogio del bastone.

Nel fantasticare circa la mia vecchiaia, ho immaginato diversi scenari, nei quali non contemplo una salute di ferro, anche se potrei augurarmelo, ma più realisticamente spererei di poter continuare ad usare la testa. Con l'affievolirsi degli impulsi, che rendono la vita degna di essere vissuta da giovani, bisogna pur trovarsi una qualche forma di appagamento che non preveda un vigore a cui non si ha più accesso. Ricordo mia nonna che a ottantacinque anni aveva sicuramente smesso di: - fare sesso,(non abbiamo dati certi). - cucire. - cucinare abilmente. - tagliarsi da sola le unghie dei piedi. - fare il cambio degli armadi. - camminare stabilmente in posizione eretta. Circa quest'ultima rinuncia, spenderei due parole sull'ironica inutilità della teoria evolutiva. Se l'evoluzione ci ha fatto raggiungere la posizione eretta per assicurarci velocità ed efficienza nel procurarci il cibo, cosa aveva in serbo per noi da vecchi? Che ricominciassimo a mangiare la frutta marcia caduta dagli alberi? Sembra quindi evidente che nella teoria evolutiva la vecchiaia non fosse contemplata, in quanto con ogni probabilità nessuno l'avrebbe raggiunta nella maniera in cui oggi la conosciamo. Inoltre sebbene come per l'attività sessuale di mia nonna, non ci siano prove certe, la vita media di un essere umano terminava nello stomaco di qualche grande carnivoro. Sembrerebbe in fondo, proprio questo lo scatto evolutivo, il progresso raggiunto, e cioè l'allungamento del brodo organico da cui pare proveniamo. Oggi possiamo invecchiare. Possiamo contemplare lo staccamento della cute dallo scheletro, possiamo avere il privilegio di immedesimarci in un maglione afflitto da anni di "cicli" di lavaggio, che lo rendono informe, possiamo gioire dell'estinzione del carnotauro, quanto della scomparsa degli estrogeni, del collagene e dell'acido ialuronico dalle nostre giunture. Ma c'è un premio di consolazione? certo! L'appetito è l'ultimo stimolo che perdiamo. Nel periodo meno produttivo della nostra esistenza in realtà consumiamo maggiormente. Ecco perché le famiglie oggi in crisi economica non possono permettersi un anziano in casa. Dico l'appetito perché in realtà anche il più alienato degli anziani riconosce una polpetta o almeno può credere di mangiarla al posto del semolino che qualche badante gli propina facendo la cresta sulla spesa, e di certo la trova più piacevole della vista di parenti che potrebbe anche non riconoscere più. Un altro progresso del raggiungimento dell'età avanzata sta nel fatto che ogni genere di discriminazione sessuale è impraticabile. Infatti la persona anziana perde gran parte dei connotati che la assegnano al suo "genere", quindi potrebbe vestirsi da uomo o da donna passando del tutto inosservata, il che rende maledettamente spiacevole il fatto che la disforìa di genere si sviluppi solo in gioventù. Potrei per esempio andare in un pubblico ufficio per un certificato e venire trattato con sufficienza perché sono un "vecchio rompicoglioni", e presentarmi il giorno dopo come una più "amabile signora" alla stessa impiegata, suscitandone l'efficienza, o viceversa! Una vera risorsa non credete? Ma resta comunque un fatto, chi sarebbe il "bastone" di questa mia vecchiaia? Non ho figli e il mio compagno o sarà già morto, o sembrerà essere più simile ad un coinqulino, un compagno di briscola nella più lieta delle ipotesi, ma di certo non in grado di sorreggermi. E' da molto che noto la curiosa abitudine che hanno gli anziani malfermi sugli arti inferiori, di camminare nei cantieri stradali, o in prossimità dei più pericolosi fossi lasciati dall'incuria comunale. ogni volta mi chiedo se non è così che inconsapevolmente vogliono farla finita, ma poi mi ricordo che mia nonna mi raccontava come durante le alluvioni, persone tutt'altro che anziane si accalcavano sui ponti ad "ammirare" l'ondata di piena in arrivo, e allora capisco che il fascino della distruzione, non cessa di esercitare il suo potere! Se la vecchiaia si potesse considerare una progressiva distruzione, si potrebbe rimanerne affascinati? Quindi alla luce di ciò, il mio "bastone della vecchiaia" atri non potrebbe essere che lui. Il mio compagno? No, il bastone stesso. Non ho mai capito perché tutti i vecchi si lamentano del fatto che nessuno li sostenga, e rifiutino però l'utilizzo di un oggetto tanto semplice e perfettamente in "linea" con l'adempimento del detto popolare. Chi meglio di lui può impedirmi di caraccollare per strada o di trasformare in talloni i miei malleoli tanto per farne a meno? Inoltre è anche un oggetto elegante, vagamente fallico per chi gradisce ancora, ecosostenibile, e antistress! Se gli esami della glicemia fanno schifo, invece di smettere di mangiare le merendine di notte, potrei dargli fuoco nel camino. Se la schiena mi si insacca posso segarne via un pezzo senza comprarne un altro e se voglio rompere le balle, al centro commerciale, non gli metto il gommino! Quanti utilizzi ha il bastone, pensate che con un po di fantasia potreste far scolpire il manico con il volto dell'odiata cognata o del politico di turno, e passare amabili pomeriggi ad insultarlo, incastonare negli occhi di una civetta i diamanti che l'artrite
non vi permette più di indossare, e per i nostalgici ve ne sono ancora in giro alcuni con la baionetta, o se possedete già una gamba di legno, potrete finalmente far cessare la sua solitudine! Insomma, il progresso o l'evoluzione dimostra che l'anzianità offre anche innumerevoli opportunità di scelta ma su un fatto non si discute: l'estinzione dei dinosauri, non può essere avvenuta per niente! Non facciamo in modo che la nostra ascesa al primo posto della catena alimentare finisca con una storta. Che la scomparsa del T-rex ci abbia reso ottusi, oltreché inutilmente longevi?