venerdì 11 settembre 2015

La banda del 52 CAP 10: la Spuma


Era chiaro a tutti. Ci scrutavamo fingendoci distratti per scorgere nell'altro i segni del cambiamento. I vestiti erano uguali ma non calzavano più come prima e nei movimenti o nelle voci, facevano a turno capolino, toni gravi e goffaggine. Un brufolo viola ci condannava ad ammetterlo: eravamo adolescenti. 
Giuseppe non era cresciuto in altezza come me Alessandro e Alex, a lui, era aumentata la peluria, talmente tanto che, come i suoi capelli, i peli si erano arricciati. Un meraviglioso orsacchiotto sorridente. Il nostro Perseo Ale invece mostrava nel comportamento la sua trasformazione, perché biondino com'era, i peli se ce li aveva non si notavano. Era diventato più imbronciato e pensieroso mentre Alex, stava perdendo le sue tettine di bambino grasso, asciugate dalla premura di essere uomo, come il vento di scirocco asciuga la terra. 
I giochi e le corse avevano cominciato a trasformarsi in lotte manesche e scherzose in cui, nel tentativo di schienare l'avversario, ci si smanacciava un bel po'. 
In quanto a me, i miei cambiamenti ad eccezione di un vistoso Pomo di Adamo, si chiamavano dubbi, ed erano tutti nella mia testa. 
Non è che mi sentissi Eva, per carità, ma mi chiedevo se essere Adamo fosse proprio il mio destino,  d'altra parte, per quel che ne sapevo nel giardino di Eden non c'era molta scelta e anche io mi sentivo incalzato. La sensazione continua di un pomo in gola, ma di  traverso!
Col fatto che negli anni precedenti il mio deficit fisico, la mia gambetta "gigia" come si dice a Genova di una gamba difettosa, non mi aveva precluso di far parte della banda, pensai che forse il disagio che sentivo fosse solo mio, che magari non si vedesse. 
Le lotte con me, erano molto gratificanti per loro, perché non costituivo una minaccia al loro bisogno virile di vincermi. A perdere ci ero abituato: persino a pari e dispari non vincevo mai.
Nel groviglio greco-romano che assumevano questi confronti fisici, potevi trovarti in bocca un ginocchio o un gomito o cercare con le mani un appiglio per ribaltare la situazione, che somigliava un po a dove prendo prendo. Questa deroga al pudore, che come adolescenti potevamo forzare solo con la lotta, al principio mi imbarazzo' moltissimo, ma anche era stranamente piacevole trovarsi lì. 
In verità solo con uno di loro, lo era. Gli altri, quando perdevano costretti sulla schiena e immobilizzati dal peso del "nemico", dipingevano la frustrazione con smorfie rabbiose nel viso, specie Marcolino, che addirittura schiumava, non mi era chiaro perché invece io, sentissi di dovermi arrendere con tutto me stesso, senza fare troppe storie. Delle volte, le nostre labbra   erano  talmente vicino, che arrossivo ma non per lo sforzo. Nella lotta con me Giuseppe continuava a ridere e io a sentire le mele verdi nello stomaco. 
Forse Adamo avrà anche avuto Eva ma di certo una soddisfazione così lei non gliela avrebbe mai potuta dare perché come succedeva alle femmine, si sarebbe messa a piangere come una fontana. 
Non potevamo continuare a pestarci come il sale, per cui un pomeriggio decidemmo di avventurarci ai limiti estremi del nostro mondo di ragazzi. Sapevamo dai grandi che, proprio al principio della nostra via tortuosa, c'era un circolo sportivo e che il bar al suo interno si diceva essere malfamato. I genitori infatti, il gelato c'è lo compravano in latteria dalla zozzona. 
Ormai eravamo uomini, e dovevamo dimostrarlo!
La tranquillità pomeridiana in un condominio come il 52 di gente che faceva le notti, era una condizione talmente  auspicabile che le persone erano vigili solo se infastidite. Ottima copertura per noi. 
Si ma quanto potevamo metterci ad andare e tornare? 
Con le scalette di scorciatoia tutto sommato non ci sarebbe voluto molto, ma occorreva evitare che qualcuno ci riconoscesse e facesse la spia. La Marisa ad esempio, la cartolaia impicciona e laccata come le annunciatrici TV avrà venduto due quaderni al giorno e se ne stava fuori dal suo negozio a farsi i fatti degli altri. Purtroppo l'ultima scaletta era troppo a ridosso del negozio perché non ci vedesse. Bisognava inventarsi qualcosa. 
I miei amici le scalette non le avevano mai fatte tutte mentre io, con mia mamma si. La Maria Luisa non brillava su niente ma dio che stambecco che era!!! Di ritorno dalle commissioni me la faceva fare tutta fin da piccolo. Le avevano detto che le scale mi facevano bene al tendine d'Achille che mi avevano allungato a 8 anni. 
" Non ci vuole più di tre quarti d'ora tra andare e venire ma solo se il cancello del 48 non è chiuso sennò bisogna fare la curva a piedi" sentenziai da esperto!
" ma se ci sono i drogati?" disse Alex. 
I drogati non erano persone per noi, erano solo "i drogati". Erano gli anni della eroina che noi sapevamo solo che ti faceva venire le croste mica sapevamo cosa fosse. Chi si drogava si nascondeva per farlo e nelle scalette non era difficile trovare le siringhe con cui si iniettavano la droga, specie l'ultima che era talmente lunga e ripida che di solito non la saliva nessuno, tranne io la mamma e Achille, il mio mezzo tendine. 
Scendemmo giù fino ai Tre Pini, e coperti dal catafalco dell'autobus passammo non visti verso il 48 e il suo cancello. Non ci è dato sapere chi chiudesse il cancello che per altro non delimitava alcuna zona privata ma di tanto in tanto lo trovavi chiuso. Mia madre non scavalcava ma noi si. Uno ad uno gli atleti della banda scavalcarono tranne me che secco com'ero e anche più furbo, mi feci strada tra il malandato cardine e il muro e con questo aumentai il mio prestigio!
Ora potevamo vedere la Marisa con la sua parruccona bionda di vedetta. Che si fa? Ci avrà già visto? Secondo noi, lei la cartoleria, l'aveva aperta perché non era riuscita a fare l'insegnante, che ogni volta che compravi i protocolli per i compiti in classe ti faceva pure la ramanzina sulla scuola per cinquanta lire di foglio. 
Aspettare una cliente che la impegnasse era fuori discorso, era talmente cara che lavorava solo per le liste dei libri all'inizio dell'anno quindi ci venne in mente che la sua Fiat cinquecento se la scontravi suonava come la sirena di una fabbrica. Si vantava la Marisa che a lei "i drogati" mica glie l'avrebbero rubata la macchina, perché lei aveva l'antifurto. Brava Marisa!!!
Giuseppe che era più toro spinse il cofano e la sirena non si fece attendere. Uaoooooo
La Marisa scatto' come un gatto, chiusa la porta della cartoleria, corse sul piazzale che sovrastava il negozio urlando al ladro, mentre noi guadagnammo la scaletta proprio a fianco a lei. C'erano dei ragazzi disse qualcuno, mentre la banda scendeva veloce.
Il circolino stava al fondo alla discesa del meccanico e da fuori non ci vedevi dentro dal fumo di sigaretta. Ci aggiustammo alla bene meglio fingendo la sicurezza dei bulli di quartiere, se non che io inciampai sulla soglia e un gridolino fesso mi rovino' la sceneggiata. Alcune facce della mala le avevo viste da noi, con le moto e le magliette da metallari. Appoggiati al bancone sembravano pericolosissimi e affascinanti. 
Dalla sala adiacente i vecchi bestemmiavano sui tavoli delle carte urlando incomprensibili punteggi e chiamandone " un altro". Odor di vino sigarette e peccato! C'erano pure le ragazze poco di buono, come le diceva la mamma, che le capivi perché erano bionde ossigenate e con le croci al collo.
"Cosa vi do?" Disse il barista. 
Ci prese un colpo, e chi ci aveva pensato a quella domanda? In quattro non avevamo più di qualche moneta...e nessuna idea di che cosa bevessero i veri uomini. 
I vecchi catarrosi smisero di tossire, le poco di buono cominciarono a fissarci come si fissa una merda,  i metallari erano lì lì per sfotterci quando Alex si fece avanti con la faccia di quello che risolve la battaglia, dicendo: prendiamo questo!!!
Il fragore di una risata ci indispettì fino a voltarci, ormai prossimi alla rissa verso il nostro amico. Teneva in mano un gelato. No, ma non dico un gelato qualsiasi, che comunque a quel punto sarebbe stata una zattera nella tempesta, lui, teneva in mano un enorme piede di gelato rosa!!!
Si chiamava Piedone ed era il gelato più da sfigati mai visto, che neanche la coppa del Nonno lo batteva. Il barista, divertito dalla nostra umiliazione, ci guardo stavolta con l'aria di un fratellone conciliante e verso' una  bibita colorata di giallo fosforescente, nei bicchieri in cui i metallari bevevano altro, poi disse: una Bionda per i gringos, offro io! 
La Bionda era una "spuma", così si chiamavano le bibite al bicchiere bevute al bar, al gusto cedrata. Buonissima.
Uscimmo tra l'affranto e il divertito ma anche dissetati e pure aggratis. Ma dov'erano i delinquenti di cui tutti parlavano? In ogni caso Alex si prese quattro calci in culo: era il primo che ho visto che dovevo fare, disse in sua difesa. "Forse dovevamo fumare e non ci avrebbero sgamato soggiunse il mio lottatore orsetto 
" Giust'appunto, feci io,  voi avete mai fumato? Io no. Una sera proviamo su nell'orto. Si va bene, ma ci conviene correre perché dobbiamo arrivare su in cinque minuti. Minchia ma non ce la facciamo, disse Ale. 
Correte raga, arriva il 50 saliamo senza biglietto, ingiunsi io, siamo uomini ormai che ce ne frega!


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