mercoledì 14 gennaio 2015

Io ho Paura.




Eccomi qui a dire qualcosa. A chiedermi come dirlo, senza incorrere nella corrente di questo o quello, del pro o contro ma più che altro come farlo  senza essere solo parlante. 
Ho riflettuto in questi giorni su come la connessione che tutti abbiamo accettato ci colleghi ci abbia reso parlanti prima di tutto. Come lo stile dei confronti tv abbia giustificato un solo modo di esporsi: quello  caotico. 
Lo spirito "di pancia" che piaceva tanto nei reality ha lasciato i confini di un isola e ci ha reso tutti famosi, tutti chiamati ad un confessionale on line nel quale fare la nostra nomination. Chi vuoi che vinca? Chi vuoi eliminare?
L'elogio del vincitore ha creato la figura del perdente come la luce piena genera l'ombra più densa, giustificando la vittoria con ogni genere di ambiguità e falsità possibile. Tutti contro tutti. Io vinco tu perdi.
Eccomi ed eccoci dunque nel più grande reality che l'umanità chiama storia ad usare le stesse modalità "vincenti" quali: propaganda opportunistica, negoziazione fasulla, dietrologia, scaricabarile, etichette come giusto e sbagliato e affini.
Ad includere i concorrenti nel mondo per un gioco all'esclusione, dove il giusto e lo sbagliato non hanno nessuna umanità.
Libertà di espressione a pieno regime il nuovo vessillo di tutti, compreso me che credo di "dover dire" qualcosa come un oratore ad una platea sempre gremita.
La rete ha illuso anche me di avere un pubblico a cui fare proclami o "considerazioni" che gli siano utili mentre il quotidiano mi insegna l'esatto contrario e cioè che la mia opinione, non solo non è influente, ma nemmeno sufficiente a intrattenere l'interesse di un vicino o di un amico per più di un minuto.
Un minuto è il tempo limite che hai per dire qualcosa prima di venire interrotto sovrastato e talvolta fagocitato fino al silenzio smarrito dal "qualcosa" degli altri.
Per questo la rete è così amata: poiché prima che tu posti o pubblichi puoi parlare o scrivere senza interruzione. Considerando te stesso su un pulpito.
Lo faccio io come l'Imam di turno o il sacerdote o il politico  la casalinga..
Dov'è finito l'ascolto? 
Pare relegato a coloro che cercano dottrina, dogmi e appartenenze cieche. Ascoltare oggi sembra il contrario della libertà di pensiero. Suona come una debolezza inaccettabile e infatti, progressivamente abbiamo smesso di farlo.
I fatti di Parigi sembrano dimostrare questo: non ascolto perché sono libero, non sono libero se sto troppo ad ascoltare qualcuno. Potrebbe convincermi o influenzarmi o addirittura irregimentarmi. 
 Non sono in grado di parlarne in termini politici o religiosi o sociologici o storici, sono troppo ignorante per non cadere in qualche luogo comune e rassicurante come sempre accade di fronte all'orrore dell'odio violento e all'irruzione della morte gratuita nel sicuro quotidiano di una democrazia nella quale chi ti uccide non crede affatto e dalla quale sembri essere più minacciato che protetto. Come non potrei parlarne senza rifugiarmi in qualcosa se vivessi in certe zone del mondo.
Io sono Charlie. Io non ho paura.
Con questo motto Parigi e tutto il mondo Occidentale ha risposto ai fatti accaduti: subito, in massa. Per sentirsi meglio. Per sopportare.
Io ce l'ho paura invece, e mi sento più charlie dei Penauts, che Hebdo: incerto, pensieroso e persino estraneo a questo surrogato di coraggio e unità in salsa slogan.
Una frase: Io sono charlie già perfetta per l'hashtag che verrà, ma non so se sarà sufficiente per affrontare il mondo che verrà.
La paura è l'ennesimo sentimento che la società "parlante" ha deciso di negare dato che nessuno l'accoglierebbe. Come la verità. E così sembra solo dire: non è abbastanza pauroso.  Non è vero.
Eppure di fronte a un sentiero scosceso e incerto è lei a farci sentire dove il terreno è più solido.
Hanno paura i bambini in Nigeria, come ne hanno in Afghanistan o a Gaza o in Israele.
Hanno più paura in famiglia, i bambini europei come quelli di tutto il mondo, se i loro adulti non hanno paura di niente.
Finché agiremo i sentimenti come si fa sui social network scagliandoci contro tutto (haters li chiamano), per non parlarne, per non ammetterli delicati o negativi che siano, non assisteremo a scontri di civiltà ma a banali quanto purtroppo sanguinose lotte tra bugie diverse. Allora saremo ora Charlie, ora Pietro, ora Charles o chicchessia e bombarderemo o deporteremo o ripeteremo gli stessi errori che non hanno a che fare con la libertà ma con le bugie che avremo continuato a raccontare e a volere che ci vengano raccontate. Crederemo ognuno al suo Dio..agendo le bugie di chi dice di parlare in sua vece, toglieremo diritti a chi li ha o li negheremo come facciamo a chi ne chiede. Qualcuno sarà disposto a morire per la menzogna che preferisce o per quelle a cui si rifiuterà di credere se forzato.
Parlerà il cristiano, non lo ascolterà il mussulmano. Parleremo con bombe e risponderanno fucili e i bambini non saranno di nessun conto. Di nessun conto la paura che nei loro occhi di tutte le razze del mondo è uguale: segno di un limite superato di una fiducia spezzata come la vita che li attende, a questo punto ovunque vivano. A Parigi come a  
 Ma una marcia del genere non c'è mai stata dicono alcuni sintomo di una Europa tornata. "Una Europa che vorrebbe essere distrutta dalle due avanguardie del fascismo contemporaneo: il fondamentalismo islamico e le destre xenofobe" come cita Bernard Henry-Lévy fiducioso.
Nella sordità in cui ci siamo rifugiati solo una esplosione sembra capace di essere ascoltata...ed ecco che la reazione è subito "affratellamento". Ma rabbia e paura non generano fratelli, come la politica cerca di farci credere, ma orfani e vedove e quell'idea  odiosa e allettante di un Nuovo Ordine che passa sempre e in ogni fede,sia essa politica o religiosa, dall'annientamento di tutti coloro che non vi si sottomettano completamente.
Così in un film patriottico si spiega come i poteri forti considerano l'umanità tutta:  "sapevamo che non ci si poteva fidare di una umanità libera ma privarla  di libertà generò resistenza. La guerra (Mondiale) ci insegnò molto e così capimmo che l'umanità doveva rinunciare alla sua libertà spontaneamente. Per settanta anni abbiamo fomentato o creato i conflitti necessari e dove la storia non andava nella giusta direzione l'abbiamo cambiata. Un mondo talmente caotico è stato organizzato ed una volta completata una opportuna epurazione il Nuovo Ordine Mondiale sarà pronto per nascere". 
Io ho paura. 
Ce l'ho ogni volta che qualcuno non mi ascolta o peggio non pensa nemmeno che abbia granché da dire che già non sappia. 
Ce l'ho ogni volta che sento parlare di Soluzioni e ordine. 
Ce l'ho ogni volta che non la provo.
Ce l'ho quando invece di essere abbracciato e consolato, vengo giudicato pesante.
Ce l'ho quando ascoltando sento solo dire: io e mai noi.
Forse non sono all'altezza di essere Charlie.
 Io sono ...umano. 























giovedì 8 gennaio 2015

E io mi dichiaro marito e marito cap 11: Finché.

L'ultima frase delle promesse matrimoniali recita: finché morte non vi separi.
Non avevo mai riflettuto su come la morte potesse essere invitata ad un matrimonio.
Eppure pare vada a quello di tutti. Non solo, ma è l'unico momento in cui pare perda il suo solito potere terrificante. Prova a menzionarla ad un pranzo...o a parlarne ad una cena e ti rendi conto che subito si genera quel classico parlar d'altro, se non ti prendi pure un rimprovero per averla menzionata!
Ma se ti sposi o puoi sposarti, allora va bene, si fa solenne anziché tetra, suona come incoragggiante invece che paralizzante.
Effettivamente lo stato giuridico del Matrimonio tiene conto anche della morte di uno dei due coniugi, consentendo all'altro alcuni supporti economici per fronteggiarne la perdita.
Il monito ecclesiastico invece, la cita come unico "svincolo" possibile al legame contratto. Che ti liberi di un peso o che ti consenta una reversibilità la morte ha preteso la sua presenza alla nostra festa.
Non mi pare quindi giusto che chi come noi non può celebrare il proprio matrimonio debba morire come gli altri...
Ecco un'altra ragione per cui il matrimonio dovrebbe essere come la morte: per tutti.
Col mio lavoro credo seriamente di aver contribuito al sostentamento di numerose vedove compresa mia madre, la quale è erroneamente convinta, come tanti, che la sua pensione di reversibilità arrivi dall'aldilà per buona pace di mio padre defunto, suo marito. Dato che l'INPS sta nell'aldiquà e campa coi miei contributi non mi spiego come si possa crederlo.
Io e mio marito come se fosse un marito ci siamo posti il problema. Devo aver detto talmente tante cose circa il mio eventuale funerale che c'è la concreta possibilità che diventi un misto tra un Got Talent e un gay Pride...perché non c'è proprio modo di essere discreto per me. Lui invece ha solo chiesto che chiunque si vesta di bianco al suo ( crudele dal momento che è un colore che ingrassa di brutto ed è spesso trasparente).  
C'è il regime della donazione privata per quelli come noi abbandonati nel limbo statale dei morti single mai vissuti insieme se non c'è scritto da nessuna parte, ma guardandoci negli occhi di fronte al Notaio, abbiamo convenuto che era meglio cantarsi Baratto tra noi ( se ti do un rene tu che mi dai..)e non pagargli l'onerosa parcella. 
E' veramente snervante essere  tra quelli che non vogliono lasciarsi facilmente ma senza tutele certe e neanche tra quelli che possono permettersi l'intervento di Law and Order in caso di morienza non simultanea!
Mentre i poveri eterosessuali devono invece affrontare penosissimi divorzi decennali e costosissimi assegni di mantenimento per "separarsi" noi vogliamo unirci ma non con l'Attak....non capisco dunque perché uno scambio non sia auspicabile anche per loro.
Dato che non gli resta che la Morte come separazione molti di loro poverini sono costretti a procurarla al coniuge per darci un taglio.
Pensa la Signora con la Falce quando si viene a prendere lo spirito della defunta e gli fa: e dire che c'ero al tuo matrimonio...quand'è stato, tre anni fa? Potevate fare con comodo per me eh?  E la morta a sua volta: lo amavo da morire e quando mi ha sparato, acidificato, sgozzata,  e chi più ne ha chi più ne metta ho pensato che forse non ti fosse piaciuto l'antipasto e quindi fossi incazzata con me.
Potremo comprarci ad un certo punto una bella stufetta ...e arrangiarci da noi, ma siccome non siamo mai d'accordo non faremo che fissarci per scoprire se l'altro il monossido di carbonio lo sta respirando o fa finta!
Se da giovane, di sposarmi non me ne fregava niente, oggi comprendo la necessità che quel tempo vissuto insieme sia "definito". Ma come cazzo si può stirare quintali di robe per due per anni e sentir dire una volta morto: non aveva nessuno era solo al mondo? E tutto il vapore che ho usato secondo voi a cosa serviva, a farmi i fumenti per l'enfisema?????
Come potrebbe mio marito come se fosse un marito giustificare, una volta morto io, la presenza di un intero guardaroba taglia 44? Con un amico immaginario?
La morte fisica di per se, ci separa meno della inerzia di uno Stato basato sulla menzogna che siamo tutti uguali di fronte alla Legge. Meno delle palle che i parenti contrari alle nostre vite potrebbero essere autorizzati ad inventare sul nostro conto o peggio sul conto di chi ci sopravvive! 
Il vero punto della ultima promessa che tutti possono recitare tranne me, non sta nella morte ma nel "finché"!
Finché fingerete che avere amici omosessuali sia fico,  se non lo siete, ma di lottare per loro parliamone...si facciano il culo da soli. ( già fatto vi garantisco non basta)
Finché il mio matrimonio è stupendo perché andiamo tutti a New York e possiamo permettercelo quindi chissene.
Finchè ..c'è Louboutin c'è speranza.
Finché il diritto ad una famiglia ad un matrimonio riconosciuto non corrisponderà al diritto di uomini e donne di tutti i tipi. Come voi. 
Finché non smetterete di sentirvi alternativi convivendo perché potete e sottolineo potete sposarvi.
Finchè siamo giovani. 
Finché resterà una "questione personale". 
Finché Dio sarà una scusa buona ma solo per questo, non potrò pensare di morire sapendo di essere vissuto come volevo fino in fondo e con il conforto di lasciare un uomo o essere lasciato,  al quale potrete dire: certo che tuo marito era proprio un polemico, o un santo o quel che vi pare ma parlando di me e di noi per ciò che siamo stati insieme l'uno per l'altro. Non amici particolari, non compagni come gli scoiattoli del Cioccorì, non soci come negli affari, non due vecchi rimbambiti e coinquilini, non due gay soltanto.  Niente parole sottovoce, nessun imbarazzo nel corridoio dell'obitorio o merdosissime cerimonie che non potrei evitare se rimanessi come siamo.
A lui ho affidato la mia vita e da lui soltanto mi aspetto di essere accompagnato al mio riposo. Lo voglio in prima fila, lo voglio riconosciuto e riconoscibile da chiunque come colui che mi ha vissuto di più. Dall'uomo col quale dichiarami marito da solo non può essere considerato accettabile perché non sappiamo di essere buoni o saggi o vivi se nessuno ce lo dice.
Fine.

P.s Se per caso dovessi potermi sposare, cara signora Morte, sappi che puoi prendertela comoda nel venire a separarci....in fondo anche te hai una età!